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Ucsi chiamata ad un rinnovato impegno di servizio

L’Unione Cattolica Stampa Italiana ha celebrato nei giorni scorsi a Roma  il 20° congresso nazionale eleggendo  alla presidenza Vincenzo Varagona impegnandosi a "fare rete" ancora di più

Ucsi chiamata ad un rinnovato impegno di servizio

Il XX Congresso dell’Unione Cattolica Stampa Italiana tenutosi a Roma dal 24 al 26 settembre scorso, ha eletto il suo nuovo presidente, Vincenzo Varagona, 60 anni, vice caporedattore del TGR Marche e consigliere nazionale uscente di UCSI. Presidente per 10 anni di UCSI Marche, è collaboratore di Avvenire e Famiglia Cristiana. Al fianco di Varagona sono stati eletti anche i vice presidenti Luciano Regolo e Maria Luisa Sgobba.
Del "nuovo esecutivo" Ucsi fanno parte anche Salvatore Di Salvo (segretario), Alberto Lazzarini (amministratore), Giuseppe Blasi, Luisa Pozzar (presidente uscente di Ucsi Fvg), Antonello Riccelli, Paola Springhetti e Marta Valagussa.
Ad aprire il congresso rinviato a causa della pandemia, una tavola rotonda che è stata l’occasione per riprendere dal vivo il cammino comunitario associativo. A confrontarsi erano presenti il cardinale Mauro Gambetti, Vicario del Papa per la Basilica di San Petro in Vaticano, la direttrice dell’offerta informativa Rai Giuseppina Paterniti e il giornalista di Avvenire Nello Scavo.
Un dialogo che ha messo al centro l’interrogativo: "Quale sarà la nuova Ucsi?".
Una domanda colta anche dai delegati regionali, chiamati da tutta Italia a ragionarci insieme per impreziosire con le loro proposte i lavori del congresso nei giorni successivi.
La seconda giornata si è aperta con la riflessione spirituale di Padre Francesco Occhetta consulente ecclesiastico nazionale di Ucsi. Al centro di questo spazio la Parola del Vangelo di Luca al capitolo 10. Tre sono state le "missioni" richiamate da Padre Occhetta: la pace, la guarigione e la vicinanza. La pace come condizione per svolgere la professione e come dono di relazione; la guarigione "dei malati" per saper usare e scegliere le parole giuste annunciando un possibile coinvolgimento del mondo; la vicinanza al Regno di Dio intesa come azione per combattere - da disarmati - le "violenze" presenti nel mondo dell’informazione e della comunicazione.
Tanti i punti affrontati poi nella relazione dell’uscente presidente Vania de Luca. Tra i più rilevanti: la riforma della governance di Ucsi e la questione della rappresentanza (presenza di più donne e più giovani), il futuro della rivista Desk con il suo marchio e il saper "restaurare" cercando l’unità (saper vedere, riflettere e costruire).
Una Ucsi che sappia continuare ad "essere servizio" è stata invocata da Maurizio Di Schino, segretario uscente.
Il "servire" e non "il servirsi" - in sostanza - è stato al centro del Congresso che con le nuove nomine ha rilanciato tanti temi in vista - appunto - di un nuovo inizio per l’informazione. A partire sì, da quella cattolica che deve saper spronare però quella curata da tanti altri colleghi dei diversi ambiti giornalistici. Un invito a guardare "oltre il nostro recinto" per costruire insieme.
Molti sono stati gli spunti e diversi i giovani delegati presenti. Sono nate amicizie e collaborazioni. Suggerimenti e proposte sono arrivati anche con un intervento nei lavori di discussione da parte di chi vi scrive su questo settimanale e che era presente alla "trasferta romana" come delegato regionale di Ucsi Fvg. "Vale sempre la pena partecipare" è la frase che mi ha accompagnato nel viaggio verso e dalla Capitale.
Un sentimento che ho portato con me anche come rappresentante di altri giovani colleghi di Ucsi Fvg che vanno supportati permettendogli di far camminare le loro gambe ed ascoltate le loro voci nella dimensione professionale.
La nuova Ucsi ci fa sentire attivi, in crescita con proposte e novità emergenti.
Una governance diversa, condivisa con le "nuove leve" e con un adeguato spazio destinato alla presenza femminile, favorirà il cammino futuro dell’associazione. Senza dimenticarsi di dare voce e spazio a tutte le minoranze linguistiche del Paese (pensiamo  per esempio alla minoranza slovena o a quella tedesca); con un’attenzione alla dimensione transnazionale che il giornalismo deve saper raccontare; senza dimenticarsi del precariato; curando i rapporti intergenerazionali; preoccupandosi delle "voci diocesane che si spengono"; imparando ad essere "giornalismo di prossimità" come ci chiede Papa Francesco che è un grande faro per l’Ucsi intera. "Facciamo rete", il nuovo inizio parte da questo. Non ce ne pentiremo.

© Voce Isontina 2021 - Riproduzione riservata
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