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Sulla scia della “nuova” cometa

Nei nostri cieli, in questi giorni in particolare e poi sarà per tutto il mese di luglio, stiamo assistendo al passaggio della Cometa Neowise 20, la cometa “nuova” perchè intercettata da un telescopio spaziale solo nel marzo scorso.

Parole chiave: elzeviro (4), cometa (2)
Sulla scia della “nuova” cometa

Nel suo movimento appare ben visibile ad occhio nudo con il nucleo luminoso e lo splendore nella scia della sua coda, seguendo le nostre serate estive di cielo sereno.
Certo è piccola, rispetto alla Cometa di Halley transitata per oltre un mese nelle notti fredde di gennaio/febbraio 1986, ma attrae ugualmente la nostra attenzione.
Evento speciale, che percepiamo come un fenomeno naturale di spettacolarità inedita ed inattesa, come l'arcobaleno doppio ad arco intero che ha attraversato l'orizzonte dei nostri paesi nel tardo pomeriggio di qualche giorno fa.
Ci sorprende e ci piace cogliere e documentare con una serie infinita di scatti fotografici postati sui social, per condividerne il momento e magari per far sapere che “Io c'ero, hai visto?”
A me viene spontaneo associare la cometa a quella parte del “racconto di Natale” nel Vangelo: la stella sorta ad Oriente precede e guida il cammino dei magi verso “il luogo dove si trovava il bambino” (Mt 2,9). La nascita dell'Emmanuele, il Dio con noi.
A noi non solo vicino, ma accanto come nella distesa silenziosa del confinamento e della paura, come nel periodo che ora inizia di faticosa ripresa, di un ricominciamento che ha tutta l'ampiezza e la fatica di una ri-nascita.
E sappiamo che ogni nascita è a suo modo difficile o meglio laboriosa ed in un certo senso con un margine di incertezza. Siamo nel 2020, nel partorire le condizioni tecniche di sicurezza sono garantite ed effettive.
Eppure il parto è preceduto e accompagnato, oltre che dal dolore fisico, da uno stato di oscuro timore, inespresso per lo più, ma presente nella partoriente ed in chi la assiste che qualcosa possa anche non andare del tutto bene o per la madre o per il bambino. Mi racconta una giovane ostetrica, impegnata in sala parto, che tra le neomamme sta andando alla grande la scelta di chiamare la propria figlia Vittoria...
forse a dire “Ce l'ho fatta...
ce l'abbiamo fatta e tu, piccola, nel nome custodisci questa voglia e fatica di futuro!”

© Voce Isontina 2019 - Riproduzione riservata
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