Società
stampa

Se io fossi Caino: quando l’arte diviene strada per la riparazione

La seconda edizione del Festival in programma dal 20 al 23 giugno presso il carcere di Gorizia con l’inaugurazione giovedì alle ore 16.30 nella sala Della Torre della Fondazione Ca.Ri.Go. con un convegno su "Mediazione e conflitti"

Parole chiave: Se io fossi Caino (1)
Se io fossi Caino: quando l’arte diviene strada per la riparazione

Giovedì 20: in Fondazione Ca.Ri.Go.
Giovedì 20 giugno, alle ore 16.30, nella Sala Della Torre della Fondazione CaRiGo di Gorizia, in via Carducci 2 apertura della manifestazione con il primo dei quattro appuntamenti previsti, un Convegno sul tema della giustizia riparativa "Mediazione e Conflitto / giustizia e riparazione": quali sono i nuovi scenari delineati dalle moderne pratiche di giustizia riparativa; quali i possibili strumenti di dialogo tra vittima e aggressore, detenuto e Comunità, crimine e giustizia; dalla filosofia alla legge ai percorsi di Comunità, un orizzonte molto ampio.
Al saluto dell’Arcivescovo di Gorizia Mons. Carlo Roberto Maria Redaelli, presidente della Caritas Italiana, seguiranno gli interventi di Caterina Iagnemma, dottore di ricerca in Diritto penale università Cattolica Sacro Cuore di Milano, Alberto Quagliotto, Direttore delle Carceri di Gorizia, Pordenone e Treviso, Filippo Vanoncini, mediatore e formatore del Centro di Giustizia Riparatica della Critas di Bergamo, Elisabetta Burla, Garante per i diritti dei detenuti del Carcere di Trieste, Enrico Sbriglia, provveditore per l’Amministrazione Penitenziaria del Triveneto. Moderatore dell’incontro sarà don Paolo Zuttion, cappellano del carcere di Gorizia.
Il Festival, articolato in quattro giornate, dal 20 al 23 giugno, incentrato sul tema "L’arte per la riparazione" è un progetto di Fierascena, Compagnia Teatrale, realizzato con il sostegno della Caritas diocesana di Gorizia, dei  Comuni di Gorizia, di Gradisca, di Trieste, della Fondazione Carigo, e di Kinemax Gorizia, in collaborazione con la Casa circondariale di Gorizia, la Casa circondariale di Trieste, il Provveditorato Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria per il Triveneto, Centro di Giustizia Riparativa, la Caritas Diocesana Bergamasca.

Venerdì 21: in carcere a Gorizia
Venerdì 21, alle ore 16, nel cortile interno del carcere di Gorizia, il secondo appuntamento del Festival prevede una performance teatrale, "Soma - la parte corporea dell’uomo", con gli attori- detenuti del Carcere di Trieste. La performance è il frutto del laboratorio teatrale (progetto "Sfide") curato da Elisa Menon, di Fierascena, nel corso di alcuni mesi all’interno della Casa circondariale di Trieste. L’ingresso è libero fino ad esaurimento dei posti, per coloro si sono prenotati e hanno inviato una copia del proprio documento d’identità. Due anni fa, nella prima edizione di "Se io fossi Caino", erano stati i detenuti-attori del carcere di Gorizia a presentarsi ad un pubblico numeroso, attento ed emozionato con un susseguirsi di quadri teatrali sulle orme di Ulisse...

Sabato 22: Sala Bergamas a Gradisca
Terza tappa, sempre a ingresso libero, sabato 22 giugno, alle ore 20.30 nella Sala Bergamas di Gradisca d’Isonzo con il teatro di burattini di Gigio Brunello "Beati i perseguitati a causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli". Eloquente il sottotitolo "Dialogo tra Gesù Nazareno e Pinocchio incarcerati". Lo spettacolo è infatti una struggente riflessione sul tema della libertà e della prigionia, che nasce dal dialogo dietro le sbarre tra i due protagonisti, entrambi figli di falegname.

Domenica 23: al Kinemax a Gorizia
Domenica 23 giugno, infine, alle ore 18.00, al Kinemax di Gorizia una performance teatrale inaugurerà la mostra fotografica "Lo spazio della pena", che si configura come azione di sensibilizzazione sulla necessità che un detenuto attraversa di adattarsi alla vita in carcere e di riadattarsi di conseguenza alla vita fuori da esso.
Questa iniziativa di Fierascena si inserisce nel quadro del progetto Nazionale Carcere "DISMA" implementato dalla Caritas diocesana e finanziato da Caritas Italiana. Il progetto, mediante una rete di partners qualificati e attraverso lo sviluppo di interventi innovativi nell’ambito delle pratiche di giustizia riparativa, si propone l’obiettivo di supportare detenuti, beneficiari di misure alternative al carcere, nel loro percorso di reinserimento sociale e d’integrazione socio-economica, lavorativa e abitativa. La giustizia riparativa è un modello promozionale che mette al centro non solo l’autore del reato, ma anche la vittima e la comunità coinvolta, proponendo altresì attività di sostegno rivolte alle vittime. Questo modello di giustizia attiva un percorso di responsabilizzazione delle persone rispetto al reato commesso in un’ottica di comunità: il fine è la ricerca di una soluzione condivisa fra le parti in un sistema partecipativo e inclusivo, ricerca di una soluzione che promuova la riparazione, la riconciliazione, il senso di sicurezza collettivo e il recupero della dignità del detenuto.
Il festival "Se io fossi Caino", giunto quest’anno alla seconda edizione (la prima è del 2017) è una manifestazione importante, dal profondo valore civico e sociale, di alta qualità artistica, unica in Regione.
Elisa Menon da anni si occupa di Teatro sociale e di servizio e da cinque anni sviluppa un progetto all’interno della Casa Circondariale di via Barzellini. Già nel 2016 Fierascena aveva aperto al pubblico uno spiraglio sulla realtà carceraria nel corso del festival di teatro sociale "Per un teatro vulnerabile / L’umano volto"; la seconda delle quattro serate era stata infatti dedicata al tema "Teatro e carcere", con la presentazione del video documentario "Dentro", testimonianza di un laboratorio teatrale svolto in carcere da Elisa con i detenuti, e con un momento di riflessione, di dialogo a più voci sull’argomento, troppo spesso trattato solo tra "addetti ai lavori" e comunque dalla maggior parte di noi relegato lontano dai propri pensieri... Di anno in anno il progetto si è sviluppato ed ora si propone ancora più compiutamente con un invito alla riflessione aperto a tutti, un invito a non chiudere gli occhi, ad andare oltre i muri che ci separano...
"Oggi - commentava la regista due anni fa - il muro che ci divide è il punto in cui ci tocchiamo, e attraverso quel tocco ci prendiamo cura di quello che ci rende umani".

© Voce Isontina 2019 - Riproduzione riservata
Se io fossi Caino: quando l’arte diviene strada per la riparazione
  • Attualmente 0 su 5 Stelle.
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
Votazione: 0/5 (0 somma dei voti)

Grazie per il tuo voto!

Hai già votato per questa pagina, puoi votarla solo una volta!

Il tuo voto è cambiato, grazie mille!

Log in o crea un account per votare questa pagina.