Società
stampa

Scuola: un patto educativo

Luogo di pazienza e educazione: interpellati sono soprattutto gli adulti

Parole chiave: scuola (93), studenti (6), bullismo (3)
Scuola: un patto educativo

Per chi ha appartenuto al mondo della scuola - quasi quarant’anni di buon servizio - le notizie che vengono dalle cronache suonano come una mazzata. Non che, nel passato, siano mancati episodi più o meno eclatanti, anzi. Ogni insegnante ha qualcosa da raccontare a questo proposito. Novelle e romanzi sono testimoni. I giornali ormai accomunano gli episodi di diverso bullismo della scuola con quanto si va ripetendo anche sui campi di gioco, dove sono protagonisti soprattutto i genitori di adolescenti che sono diventati attori di indecenti manifestazioni di violenza verbale e non, con grave preoccupazione degli allenatori.
Sociologi e pedagoghi, educatori soprattutto, sono propensi a non chiudere gli occhi ma ad allargare lo sguardo; la sensazione è che occorra interrogarsi più ampiamente al complesso tema della trasmissione dei valori, della comunicazione tra i mondi degli adulti e dei giovani, in particolare dei ragazzi, per cogliere il nodo da sciogliere. Si impone un nuovo patto educativo.
La scuola, secondo le statistiche, è ancora nel cuore della gente: il 53 per cento la apprezza; questo apprezzamento avviene in un contesto nel quale le percentuali di fiducia verso le istituzioni (Chiesa compresa) ed i protagonisti della società (stato, enti, partiti…) non stanno bene. Di più, 8 persone su 10 guardano al prossimo con sospetto: non è un bel vivere. Di più, l’accostamento alla scuola dei mass media, in generale e in particolare dei nuovi strumenti di comunicazione sociale - oggi come ieri - appare insieme sproporzionato e impossibile: intanto, perché della scuola ci si interessa quando cade un calcinaccio o avviene un fatto di cronaca nera; poi, perché la tentazione di fare di tutto (9 milioni di popolazione scolastica o quasi nove mila istituti) un fascio. Approssimazione e ricerca dello scoop prevalgono e finiscono con il dare un’immagine impossibile della scuola che resta luogo primario di formazione, di vita, di ricerca, di studio e di valorizzazione delle persone.
Eppure a scuola, come in altri ambienti, non mancano veri e propri maestri. Le ultime polemiche sulla "buona scuola" hanno fatto il resto, aggiungendo parole a parole, promesse a promesse. L’adeguamento dell’inquadramento di insegnanti e anche qualche modesto e significativo riconoscimento economico, non potranno certo fare il miracolo.
La scuola, prima di tutto, ha bisogno di fiducia e di un ritorno alla pazienza dell’educazione. Processo che occorre riavviare sempre, in particolare nei momenti di crisi. Fiducia e pazienza educativa, si accompagnano anche a due altre esigenze. Insomma, un vero patto educativo.
In primo luogo, si rende necessario il ripristino delle strutture di partecipazione (vedi decreti delegati del 1974) troppo facilmente abbandonati per molti motivi e non tutti reali. Senza creare luoghi dove le componenti educative possano tornare a parlarsi e riflettere insieme, condividere e  ragionare… tutto diventa più difficile, complicato e forse impossibile. La struttura delle scuole, con aule tutte uguali e corridoi lunghi, non invita certo all’incontro. Trovare luoghi dove i genitori possano venire (anche convocati) per dialogare e discutere è importante più delle lavagne tecnologiche o la sfilza di computer delle aule speciali.
Oggi basta molto di meno, ma è primario ridare spazio e luogo all’incontro ed alla pazienza dell’educazione. Per questo, vanno promossi persone di dialogo e di incontro; gli stessi dirigenti devono avere tempo e spazio per questo. Meglio un preside di una scuola a misura d’uomo che conosce tutti che un dirigente anonimo, peggio se comandato su più scuole; meglio un fiduciario, eletto dai colleghi, per un gruppo di classi, che un professionista al quale magari si impongono oneri burocratici insostenibili. Classi più piccole e tanti luoghi di incontro.
Il ritorno alla pazienza dell’educazione, è responsabilità degli adulti. Tutti componenti del fatto straordinario e sempre incendiario della scoperta e della novità che è la scuola e la vita sono convocati in prima persona. La innovazione serve solo quando si accompagna a questi dati indilazionabili. Le statistiche parlano di riduzione del numero di alunni; sarebbe il caso che la scuola torni ad essere considerata primariamente luogo di educazione e di formazione. Per il futuro. Ci sono persone che quando, sono tristi e preoccupate, fanno un giro a scuola. Un po’ è nostalgia maledetta vi si accompagna anche il desiderio di incontrare volti di educatori, severi e convinti, di bambini e ragazzi aperti al futuro, pieni di voglia di vivere e di entusiasmo. Anche di intravedere la bellezza della costruzione del domani. Viva la scuola, sempre.

© Voce Isontina 2018 - Riproduzione riservata
Scuola: un patto educativo
  • Attualmente 0 su 5 Stelle.
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
Votazione: 0/5 (0 somma dei voti)

Grazie per il tuo voto!

Hai già votato per questa pagina, puoi votarla solo una volta!

Il tuo voto è cambiato, grazie mille!

Log in o crea un account per votare questa pagina.