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"Sconfinare" per raccontare l’Europa e il mondo

Intervista ad Anna Miykova direttrice del periodico "Sconfinare" realizzato dai membri di Assid - Associazione degli Studenti di Scienze Internazionali e Diplomatiche dell’Università di Trieste a Gorizia

"Sconfinare" per raccontare l’Europa  e il mondo

Gorizia è, per sua vocazione, culturalmente molto attiva e questo è dimostrato anche dalle numerose iniziative editoriali presenti in città. Tra queste, una vanta una storia davvero particolare. Si tratta di "Sconfinare", periodico di approfondimento dell’Associazione degli Studenti di Scienze Internazionali e Diplomatiche di Gorizia. Il giornale vanta una storia già più che decennale: sorto per iniziativa di tre ex studenti del Corso di Laurea nel 2006, ha recentemente pubblicato in suo numero 50, potendo contare anche su una redazione composta da ben 60 collaboratori.
Anna Miykova (nella foto piccola a centro pagina 13), attuale direttore del periodico, ha raccontato per noi la storia di questa bella iniziativa editoriale, svelando anche le prossime tematiche di approfondimento e il suo personale augurio per il futuro di "Sconfinare".

Dottoressa Miykova, "Sconfinare" è una realtà editoriale che vanta una storia ormai più che decennale. Può raccontarci qualcosa sulle origini di questo progetto - dall’iniziativa di chi è partito e con quali obiettivi - e soprattutto, come ha saputo procedere di pari passo con il trascorrere degli anni e i vari cambiamenti del periodo?
"Sconfinare" è stato fondato da tre ex studenti del corso di laurea in Scienze internazionali e diplomatiche - Davide Lessi, Andrea Luchetta ed Emmanuel Dalle Mulle - quando Gorizia e Nova Gorica erano ancora separate da una frontiera fisica, che a gennaio del 2007 è stata smantellata.
L’idea alla base era quindi quella di andare al di là dei confini, esplorando le realtà più prossime e quelle lontane, raccontando storie. "Sconfinare" vuol dire anche unire territori vicini e con una storia condivisa. Per questo, sin da subito è stata introdotta la versione bilingue - italiana e slovena - di molti articoli e interviste di spicco, anche per evidenziare il legame con la vicina Slovenia.
Con il passare degli anni, abbiamo dato vita ad eventi come Sconfinarte (una serata a tema che unisce la musica alla lettura) e incrementato le collaborazioni di "Sconfinare" con realtà locali come il Punto Giovani di Gorizia e la più recente partecipazione alla trasmissione di RadioPuntoZero, o ancora la rassegna di documentari di Internazionale "Mondovisioni" organizzata da ASSID (Associazione degli Studenti di Scienze Internazionali e Diplomatiche). Una tappa fissa per la redazione, per esempio, è diventato il Festival del giornalismo di Perugia, che rappresenta un’occasione per intervistare giornalisti di spicco e per approfondire temi di attualità.
L’evoluzione del nostro giornale ha poi seguito i cambiamenti tecnologici puntando a sviluppare una comunicazione più immediata e veloce attraverso i social network (Twitter, Facebook e Instagram). Abbiamo modificato la grafica del sito, aggiungendo nuovi contenuti quali reportage di ex studenti o studenti in Erasmus e video interviste, e del periodico cartaceo, rendendolo più moderno e fruibile.
Ciò che invece non è cambiato è l’entusiasmo e la folta partecipazione, ma soprattutto la neutralità di "Sconfinare" che non ha mai avuto colori politici né schieramenti. All’interno della redazione ciascuno esprimere le proprie idee e può proporre un tema da trattare, senza censure né impedimenti, purché ovviamente si rispetti la deontologia giornalistica.

Leggendo i nominativi riportati in uno degli ultimi numeri pubblicati, si nota una redazione bella numerosa. Com’è composta? Sono tutti studenti/ex studenti della vostra facoltà o avete anche alcuni "ospiti"?
Effettivamente, la redazione di "Sconfinare" è sempre stata particolarmente numerosa.
Al momento contiamo oltre 60 membri della redazione, inclusi i tre caporedattori, che sono principalmente studenti del nostro corso di laurea ma ci sono anche studenti dell’Università di Udine e collaboratori esterni.
Sono molti gli studenti che si cimentano nella scrittura e "Sconfinare" è un periodico che permette agli aspiranti giornalisti di crescere e affinare le proprie competenze, e di approfondire temi di proprio interesse. Una sorta di percorso formativo ma anche punto di partenza per le loro future carriere.
Tra gli ex studenti oggi si contano giornalisti sia pubblicisti che professionisti, che lavorano per testate giornalistiche locali e nazionali.

Com’è la partecipazione dei docenti in questo progetto?
Devo dire che il rapporto con i docenti e l’Università di Trieste, in generale, è sempre stato molto collaborativo e proficuo.
In un certo senso, la fortuna di "Sconfinare" è stata quella di crescere in un ambiente "piccolo", quale quello del polo goriziano, che ha permesso di creare un rapporto vis-à-vis con i professori. Hanno sempre sostenuto "Sconfinare" partecipando come relatori ai nostri seminari, ai workshop e alle conferenze di cui un esempio significativo sono i panel che da qualche anno abbiamo avuto la fortuna di organizzare all’interno del Festival goriziano di èStoria, un evento internazionale di eccellenza per gli appassionati della storia.

Sicuramente spinti anche dal vostro percorso di studi, le tematiche affrontate hanno veramente un respiro internazionale. Quali sono gli argomenti che, diciamo, vi stanno più "a cuore", sui quali desiderate maggiormente porre un approfondimento?
I temi che trattiamo sono disparati. Va da sé, che la politica internazionale sia il leitmotiv di Sconfinare per un naturale afflato internazionalista derivato dal percorso di studi.
Recentemente, la redazione ha approfondito l’analisi sulle elezioni come strumento della democrazia, dalle primarie statunitensi, in Algeria o Spagna, alle prossime elezioni in Taiwan, e ha dedicato uno speciale all’America latina e al Libano.
Tra i temi particolarmente sentiti ci sono sicuramente i diritti umani o la loro violazione, l’ecologia e il cambiamento climatico, la libertà di espressione o l’uguaglianza di genere che sono stati ampiamente approfonditi non solo sul nostro sito ma soprattutto nell’edizione cartacea. Ma c’è molto di più grazie alle rubriche dedicate a cinema e teatro, storia, ai consigli di lettura e alle interviste, tra cui quelle a nostri ex studenti (alle quali siamo particolarmente legati) che vivono all’estero e che testimoniano la loro esperienza post-universitaria in prestigiose organizzazioni internazionali come l’ONU, ONG, istituzioni pubbliche o imprese multinazionali.  

Cos’ha significato/significa per lei ma anche per i suoi collaboratori aver avuto la possibilità di studiare proprio a Gorizia? Volendo essere schietti, pro e contro di questa città dal punto di vista di chi l’ha vissuta o la vive da studente?
Gorizia è una piccola città che all’inizio ti accoglie tiepidamente ma poi ti lega a sé in maniera profonda e nostalgica, tanto che tutti noi ex studenti del SID ci torniamo periodicamente.
Il vantaggio è che consente  di vivere la vita universitaria in maniera completa e autentica, di girarla agevolmente in bicicletta, e di vivere fuori casa a un costo relativamente basso rispetto alle grandi città universitarie. Poter andare a piedi in un altro Stato e parlare un’altra lingua così come stare contemporaneamente in due Stati (in Piazza transalpina) è un vantaggio non da poco, come lo sono la natura che circonda Gorizia e la storia che impregna ogni pietra della città su cui camminiamo.
Credo quindi che abbia una grande potenzialità, proprio in quanto "terra di confine", e che questa andrebbe sfruttata investendo maggiormente su attività rivolte ai giovani e agli studenti che sono una risorsa per il capoluogo isontino, sui progetti transfrontalieri e sull’università come polo di eccellenza.
A volte bisognerebbe rompere quella tranquillità tipica di Gorizia per dare maggiore spazio ai ragazzi di svilupparsi, occasioni per crescere e far crescere la città e, perché no, di divertirsi!

Siamo ormai ad un passo dall’anno nuovo. "Buoni propositi" e desideri per il 2020 di "Sconfinare"?
Quest’anno abbiamo pubblicato il cinquantesimo numero cartaceo di "Sconfinare", una dimostrazione tangibile del lavoro di tutti gli "Sconfinanti" dal 2006 ad oggi.
Ovviamente, i successi assumono valore solo se condivisi, e nel caso di "Sconfinare" questo significa essere apprezzati e letti, altrimenti il lavoro sarebbe autoreferenziale. Quindi, mi auguro che nel 2020 e negli anni a venire i lettori di "Sconfinare" continuino ad apprezzare il lavoro della redazione e che, in particolare, il legame con la città di Gorizia si saldi ulteriormente.
Per il secondo anno consecutivo, la presentazione alla cittadinanza del numero cartaceo (presso la sala Dora Bassi di Gorizia) ha ottenuto il patrocinio del Comune, che attraverso l’Assessorato all’Università ha seguito da vicino le nostre attività, e ha radunato un folto pubblico.
L’augurio è dunque quello che "Sconfinare" possa diventare periodico di riferimento su temi di politica internazionale e approfondimenti.

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