Società
stampa

Scolastico cioè fragile

La scuola, l'argomento del giorno. Non solo riportato sulle prime pagine dei quotidiani ed in evidenza nelle aperture dei Tg e nelle varie rubriche radiotelevisive e sui social e pure affrontato con una certa preoccupazione nel parlar veloce al mercato o al bar.

Scolastico cioè fragile

Infatti, chi non ha un figlio, una nipote, un ragazzo vicino di casa che sta per tornare a scuola dopo sei mesi di assenza? In sottofondo, su tutto il discutere ed il chiaccherare, “cova” la pandemia, in una compresenza consistente, sebbene ondivaga e perciò “pericolosa”. Sì, a settembre inizia l'anno scolastico, il  14 è la data ufficiale, ma questo è l'anno scolastico che in assoluto esordisce come l'inedito.
Non è solo una questione di regole nuove da insegnare ed imparare come abitudini (dal distanziamento fisico tra le persone alle misure preventive di protezione individuale ed ambientale ), non è soltanto l'affaccendarsi a segnalare i percorsi da seguire per entrare in aula mentre si attendono i nuovi banchi monoposto che arriveranno forse tra un mese, ma è uno scossone che sconvolge un'organizzazione scolastica già debole e traballante che da decenni paga un diffuso disinteresse per l'istruzione e l'educazione. E' vero che dalla politica sono arrivati tanti raddrizzamenti: le “grandi riforme” sono passate sulla testa di chi a scuola vive – gli alunni – e di chi di scuola vive – dagli insegnanti ai dirigenti, compresi tutti gli addetti impegnati a vario titolo, considerati nella loro veste propria di facilitatori degli apprendimenti (istruzione) e dei comportamenti (“educazione civica” come relazione tra soggetti diversi). Ma non si riesce a trovar traccia di quando e di come sia stata verificata l'applicazione delle riforme e la loro efficacia nel migliorare la qualità e la produttività dell'innovazione. O piuttosto, i dati disponibili sono sul numero degli alunni, dei docenti, delle classi : tutto concorda al ribasso. Ad eccezione del rapporto alunni/classi, che conferma l'evidenza: ”le classi pollaio” vanno alla grande...
Mi è capitato di leggere questa frase (non ne ricordo la paternità) che trovo azzeccata se riferita alla scuola: “Un puzzle non si ricompone in qualche modo”. Sappiamo che ora i soldi per le risorse sono stati trovati, ma nemmeno la Commissione incaricata ad aprile dalla ministra dell'istruzione ha disegnato la cornice del Puzzle Scuola se non nelle grandi linee.
I pezzi da inserire ad oggi sono ancora da trovare : sufficienti aule, docenti da subito nei posti cattedra, orari di lezione in presenza, gestione degli alunni disabili e/o con problemi di apprendimento ed i loro insegnanti di sostegno. Problemi tanto vecchi da essersi arrugginiti, che impattano poi sul fatto che non ci sarà alternativa al gestire, giorno per giorno e caso per caso, il problema sanitario (Gabriele Canè, Quotidiano.net 15/9/20) e quindi,perfino, sospendere per alcuni la stessa frequenza.
Non possiamo, anzi non dobbiamo aver paura delle parole e quindi siamo a confermare che così non va, anzi non può andare. Il nostro sistema scolastico è strutturalmente fragile cioè a rischio di rottura. Infatti si sta confermando come una pasta di vetro che si può frantumare in mille pezzi e un'eventuale sua successiva riparazione, semmai possibile, non eviterebbe i vuoti, le crepe.
D'altronde se ci affidiamo al dettato costituzionale per definire come “nostro” il sistema scolastico pubblico, ne cogliamo il valore e non possiamo non avvertire che esso richiede attenzione, pre-occupazione, cura.
Da parte di ognuno di noi, reciprocamente responsabili, a partire dalle scelte relative agli stili di vita (Giovanni Grandi).

© Voce Isontina 2019 - Riproduzione riservata
Scolastico cioè fragile
  • Attualmente 0 su 5 Stelle.
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
Votazione: 0/5 (0 somma dei voti)

Grazie per il tuo voto!

Hai già votato per questa pagina, puoi votarla solo una volta!

Il tuo voto è cambiato, grazie mille!

Log in o crea un account per votare questa pagina.