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Quanto viviamo l'essere stranieri fra di noi?

L'invidia crea inimicizia, diffidenza e alza barriere; l'accoglienza e la condivisione creano amicizia ed evitano l'insorgere di conflitti e divisioni

Parole chiave: straniero (8), Gocce di Carità (35)
Quanto viviamo l'essere stranieri fra di noi?

"Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Accordatosi con loro per un denaro al giorno, li mandò nella sua vigna.
Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano sulla piazza disoccupati e disse loro: Andate anche voi nella mia vigna; quello che è giusto ve lo darò. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre e fece altrettanto.
Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano là e disse loro: Perché ve ne state qui tutto il giorno oziosi? Gli risposero: Perché nessuno ci ha presi a giornata. Ed egli disse loro: Andate anche voi nella mia vigna.
Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: Chiama gli operai e dà loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro.
Quando arrivarono i primi, pensavano che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero un denaro per ciascuno.
Nel ritirarlo però, mormoravano contro il padrone dicendo: Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo.
Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse convenuto con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene; ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te.
Non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono? Così gli ultimi saranno primi, e i primi ultimi".
Abbiamo scelto questa parabola del Vangelo di Matteo perché ci sembra significativa per parlare dell’argomento di questa settimana che è lo straniero.
Nel racconto di Matteo tutti i lavoratori vengono accolti dal padrone della vigna allo stesso modo e senza distinzioni, ma a ben pensare ognuno di essi era straniero rispetto all’altro.
Il Vangelo non dice che si conoscevano fra loro. Perché se così fosse stato e avessero fatto parte dello stesso clan o famiglia probabilmente non avrebbero avuto nulla da eccepire sulla diversità del pagamento perché comunque i soldi sarebbero stati messi in comune.
Il fatto stesso che al momento di ricevere il loro salario abbiano cominciato a mormorare nei confronti di chi arrivato per ultimo, dimostra che non si conoscevano.
Chi è arrivato per ultimo non è possibile possa prendere lo stesso stipendio di chi ha lavorato tutto il giorno!
La giornata potrebbe rappresentare anche la vita, dopo una vita di lavoro è possibile che chi arriva dopo abbia le stesse cose che con fatica abbiamo potuto accumulare nel corso degli anni? Ma tu sei invidioso perché io sono buono? Il padrone non sentiva in pericolo la sua ricchezza nel distribuirla a tutti in egual misura, forse perché la contentezza che nasceva dalla distribuzione equa della ricchezza faceva felice più persone e quindi non avrebbe creato nemici? La bontà arricchisce o impoverisce?
L’invidia crea inimicizia, diffidenza e alza barriere a differenza l’accoglienza e la condivisione creano amicizia ed evitano l’insorgere di conflitti e divisioni.
Quanto viviamo l’essere stranieri fra di noi, quante volte rischiamo di sentirci stranieri all’interno delle nostre famiglie, dei nostri paesi delle nostre comunità. Questa nostra società fatta da comunicazioni virtuali e di messaggi mediatici ha reso sempre meno possibile il contatto fra persone e quindi la conoscenza reciproca, facendo nascere diffidenza, paure e mancanza di rispetto specialmente nel confronto delle donne.
Se così è per noi e per le nostre comunità, figli e famiglie, figuriamoci quello che può succedere nei confronti delle persone straniere che bussano alle porte delle nostre città.
L’umanità che è in noi va riscoperta e vissuta proprio alla luce dell’umanità e dell’amore di Gesù che viene nel mondo, per riscoprire ciò che di profondo c’è in ognuno di noi.
La capacità di amare e di accogliere, se lo vogliamo, perché in noi portiamo quel soffio divino che Dio ci ha dato e che Gesù ci chiama ad imitare.

© Voce Isontina 2021 - Riproduzione riservata
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