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Quale strada per i ricongiungimenti familiari?

"La procedura di ricongiungimento familiare oggi è una strada in salita. Normalmente le persone straniere ci mettono anni a raggiungere i requisiti necessari per l’avvio del ricongiungimento..." Su una tematica estremamente attuale e totalmente in divenire, un’intervista all’avvocato Tamara Amadio, che a Gorizia si occupa anche dello sportello del Comitato Italiano per i Rifugiati

Parole chiave: ricongiungimenti familiari (1)
Quale strada per i ricongiungimenti familiari?

Prosegue e cresce il dibattito - tanto a livello regionale, quanto a livello nazionale - sulle modalità di accesso al ricongiungimento familiare per i cittadini extracomunitari. Proprio negli scorsi giorni il Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia ha approvato la proposta di legge nazionale che interviene sul Testo unico sull’immigrazione fissando nuovi e più alti parametri di reddito per i ricongiungimenti dei lavoratori che soggiornano regolarmente in Italia, prolungando anche i tempi di soggiorno nel nostro Paese, che dovrebbero passare a due e non più a uno, con necessità di un impiego a tempo indeterminato.
Per cercare di meglio comprendere questa tematica, su quali siano le modalità di accesso attuali e quali le novità e i cambiamenti che potrebbero essere introdotti qualora venisse approvata la proposta di legge nazionale, abbiamo dato la parola all’avvocato Tamara Amadio, che a Gorizia si occupa anche dello sportello del CIR - Consiglio Italiano per i Rifugiati, attivato negli scorsi mesi presso l’Istituto Contavalle.

Avvocato, cosa si intende quando si fa riferimento ad un "ricongiungimento familiare" e chi può farne richiesta?
Il ricongiungimento familiare è l’istituto giuridico che permette ai cittadini stranieri regolarmente soggiornanti di richiedere e ottenere l’autorizzazione all’ingresso e al soggiorno di uno o più familiari che si trovino nel Paese di origine o comunque in un altro Paese.
L’unità familiare è un diritto fondamentale riconosciuto dall’ordinamento italiano ed internazionale ed il ricongiungimento familiare è lo strumento essenziale che consente la vita familiare, in quanto contribuisce a creare una stabilità sociale che favorisce l’integrazione delle persone.
Non esiste una sola procedura di ricongiungimento familiare ma differenti procedure, a seconda per esempio della situazione del richiedente o del Paese dove si trovino i parenti con i quali vuole ricongiungersi.
Per esempio, il Tribunale per i minorenni può autorizzare l’ingresso o la permanenza del familiare di un minorenne straniero che si trovi sul territorio nazionale per gravi motivi connessi con il suo sviluppo psicofisico e tenuto conto dell’età e delle sue condizioni di salute.
In generale, quando si parla di ricongiungimento familiare si fa riferimento agli articoli 28 e seguenti del Decreto legislativo 286/1998.
Possono quindi fare richiesta di ricongiungimento gli stranieri titolari di carta di soggiorno o di permesso di soggiorno della durata non inferiore ad un anno per motivi di lavoro, asilo, studio, religiosi o familiari, ma bisogna poi vedere se possiedono i requisiti previsti dalla legge - e la cerchia di chi può farne richiesta a quel punto si restringe di molto -.
I familiari che possono essere ricongiungi sono il coniuge, i figli minorenni e quelli maggiorenni ma solo ed esclusivamente se incapaci di provvedere autonomamente a sé stessi per gravi e oggettive ragioni di salute che ne comportino un’invalidità completa, i genitori a carico che non abbiano altri figli oppure ultrasessantacinquenni, qualora gli altri figli siano impossibilitati a provvedere al loro sostentamento per gravi e documentati motivi di salute.

Quali sono, al momento, i requisiti richiesti dalla legge per poter inoltrare la richiesta di ricongiungimento? Quale anche la documentazione necessaria?
I requisiti cambiano a seconda della condizione giuridica del richiedente il ricongiungimento.
In linea generale, per richiedere il ricongiungimento il cittadino straniero, oltre a documentare il legame familiare, deve disporre di un alloggio conforme ai requisiti igienico - sanitari, nonché di idoneità alloggiativa, accertati dai competenti uffici comunali, di un reddito minimo annuo derivante da fonti lecite non inferiore all’assegno sociale aumentato della metà per ogni familiare da ricongiungere. I rifugiati sono esonerati dai requisiti di reddito e alloggio.
La domanda di nulla osta al ricongiungimento familiare va presentata in via informatica, con SPID in autonomia o con l’ausilio di un patronato, allo Sportello unico immigrazione (il cosiddetto SUI) della Prefettura territorialmente competente in base al luogo di dimora del cittadino straniero.
A corredo della domanda, devono essere presentate le copie del permesso di soggiorno e il passaporto del richiedente, unitamente ai passaporti dei familiari che si intendono ricongiungere, i documenti comprovanti i legami familiari (ad esempio il certificato di matrimonio o i certificati di nascita, fino alla prova del DNA), oltre a tutti i documenti che comprovino i requisiti di alloggio, contratto di vendita o di affitto e la certificazione dell’idoneità alloggiativa, di reddito, dichiarazione dei redditi e ultime buste paga.

Una volta inoltrata la documentazione, quale iter segue la pratica e, in media, quali sono le tempistiche?
Una volta presentata la domanda di nulla osta al ricongiungimento familiare, il SUI della Prefettura acquisisce il parere della Questura sull’insussistenza di motivi ostativi all’ingresso e, verificata l’esistenza dei requisiti, rilascia il nulla osta o il provvedimento di diniego.
A quel punto il SUI consegna il nulla osta al richiedente, che lo invia ai familiari per la richiesta del visto all’ambasciata italiana nel Paese di origine.
Il SUI invia il nulla osta anche all’ambasciata italiana competente, con sistema informatico.
A quel punto i familiari devono recarsi presso l’ambasciata italiana del Paese di residenza per la richiesta di visto.
Inizia quindi una nuova istruttoria, che può concludersi con il rilascio del visto o con un ulteriore rigetto.
Il nulla osta al ricongiungimento familiare ha una validità di sei mesi e, se il visto non viene rilasciato entro quel termine, di regola la procedura riparte da zero.
I costi, spesso importanti, per tutti i documenti necessari dall’avvio della richiesta di ricongiungimento familiare, in Italia e nel Paese di origine, fino al rilascio del visto e del viaggio che i familiari dovranno compiere, sono tutti a carico dello straniero che richiede il ricongiungimento familiare.
Non di rado la procedura di ricongiungimento fallisce e deve essere ripetuta.
Non posso indicare un tempo con precisione, mediamente non meno di un anno direi dalla richiesta di nulla osta all’arrivo dei familiari in Italia.

Attualmente qual è la situazione in regione riguardo le richieste di ricongiungimento familiare?
Non mi risulta ci siano dei dati certi rispetto al numero dei ricongiungimenti familiari in regione.
Si dovrebbe fare una comparizione tra i dati delle richieste di nulla osta e gli arrivi effettivi dei familiari ma non credo che questi dati siano effettivamente raccolti.
In quest’ultimo periodo si è avviato un dibattito politico sulla possibilità di allungare il periodo di permanenza nel nostro Paese prima di poter fare richiesta di ricongiungimento.
Alla luce di ciò, quali possono essere i pro e i contro?
Un ricongiungimento "prematuro" rischia di mettere la famiglia in una situazione in cui non ci sono sufficienti mezzi per il suo sostentamento? O con la normativa già vigente questo rischio non si corre?
Come si è visto, la procedura di ricongiungimento familiare oggi è una strada in salita.
Normalmente le persone straniere ci mettono anni a raggiungere i requisiti necessari per l’avvio del ricongiungimento.
Preme rilevare come l’attuale parametro reddituale rappresenti un criterio oggettivo perché l’assegno sociale è un dato certo per tutti i cittadini sia italiani che stranieri in Italia, mentre il requisito sull’idoneità alloggiativa è parametro esclusivamente per gli stranieri.
Difficile quindi pensare ad un ricongiungimento prematuro quando lo stare in famiglia rafforza senz’altro la determinazione della persona straniera alla sua integrazione socio - lavorativa e a quella dei propri familiari.
Penso anzi che un ricongiungimento tardivo possa avere conseguenze dannose per la relazione familiare e per il benessere dei componenti a livello individuale ma anche a livello sociale.
Preme infine evidenziare come l’Italia sia un Paese sempre più multietnico, nel quale alla scarsa natalità dei cittadini fa riscontro un sensibile aumento degli stranieri, anche nati nel territorio nazionale, e che la componente straniera della popolazione offre quindi un notevole contributo allo sviluppo del nostro Paese, se ben integrata, comprimendo il deficit demografico con tutto ciò che ne consegue.
Si evidenzia inoltre, come diversamente da altri Stati europei, in primis la Germania, in Italia l’immigrazione provenga da moltissimi Paesi, rendendo la nostra realtà molto complessa e una delle motivazioni più forti del radicamento degli stranieri in Europa è rappresentata proprio dal desiderio e dal diritto fondamentale di unirsi con i propri congiunti, oltre che dalla ricerca di un lavoro, garantendo l’ingresso regolare di futuri cittadini.

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