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Porsi innanzitutto in ascolto dell’esigenze degli studenti

Intervista a don Fulvio Ostroman, insegnante di Religione cattolica presso l’istituto "Brignoli - Einaudi - Marconi" di Staranzano

Parole chiave: don Fulvio Ostroman (3), insegnante (7), studente (10)
Porsi innanzitutto in ascolto dell’esigenze degli studenti

Nel nostro percorso fra i sacerdoti diocesani che, all’interno del mondo della scuola, lavorano come insegnanti di Religione cattolica (iniziato tre numeri fa con mons. Michele Centomo), abbiamo incontrato don Fulvio Ostroman.
Impegnato nel percorso di istruzione secondaria di secondo grado, presso l’Istituto "Brignoli - Einaudi - Marconi", ha approfondito con noi non soltanto le tematiche legate alla partecipazione alle lezioni e sul futuro dell’insegnamento di questa specifica disciplina, ma anche sul "peso" operato dalla pandemia sul percorso dei ragazzi, alcuni dei quali hanno sentito l’esigenza di iscoprire la dimensione della riflessione e della spiritualità.

Don Fulvio, in quale istituto sta operando come insegnante di Religione, quali e quante classi segue in quest’anno scolastico?
Lavoro presso ISIS BEM di Staranzano, nella sezione "Einaudi" e "Marconi". Insegno in 18 classi, di cui 12 presso la sezione "Einaudi" - dalla classe 1^ alla 5^ - e 6 presso la sezione "Marconi" - secondo biennio e classe quinta -.

Qual è la frequentazione delle lezioni? C’è ancora interesse verso l’insegnamento della Religione cattolica all’interno del percorso scolastico? Dove rileva le maggiori criticità o scetticismo?
Nella sezione a indirizzo economico dell’"Einaudi" la percentuale degli studenti che si avvalgono dell’insegnamento della Religione cattolica va dal 40% all’80%, mentre nella sezione a indirizzo industriale del "Marconi" si attesta dal 30% al 60%.
In generale coloro che scelgono l’insegnamento IRC dimostrano una buona partecipazione al dialogo educativo e un soddisfacente interesse per alcune tematiche proposte in classe, ad esempio la pace, l’ecologia e l’amore.
Tuttavia si notano negli studenti difficoltà nell’affrontare, comprendere e condividere alcuni valori proposti dal messaggio cristiano e dalla conseguente mediazione ecclesiale - ad esempio argomenti relativi alla bioetica o alla sessualità -.
Tali difficoltà possono derivare da una cultura familiare spesso lontana dal vissuto educativo dei figli e dalla "povertà culturale" dei genitori, più preoccupati degli aspetti materiali della vita.
Inoltre è evidente sempre più che le generazioni cambiano più velocemente rispetto al passato e pertanto l’insegnante, magari un po’ anziano, incontra difficoltà ad essere aggiornato sulle ultime realtà giovanili (vedi l’uso dei social).

Come approcciarsi quindi ai giovani studenti di oggi, quali argomenti proporre loro e soprattutto in che modo? Che percorso ha scelto di affrontare con i suoi studenti, c’è qualche argomento particolare che sviluppate insieme, magari chiesto proprio da loro?
Credo sia importante individuare le dinamiche vissute dai ragazzi, ponendosi prima di tutto in ascolto delle loro esigenze e tenendo presente che esistono tante domande sommerse.
Far emergere tali interrogativi è possibile se si presentano gli argomenti e i problemi a partire dal livello esperienziale (dal vissuto degli studenti) utilizzando articoli di giornale o video o racconti di vita.
Inoltre durante le lezioni gli studenti esprimono il bisogno di esternare gli interrogativi e i problemi che incontrano nel loro cammino di crescita.
Dare la possibilità, all’interno del gruppo classe, di uno spazio "libero", cioè svincolato dai voti e dai giudizi, per parlare ed ascoltare, è dunque fondamentale.
L’ora di religione è sempre stata presentata come l’ora "del laboratorio umano", nel senso che non c’è problema che riguardi l’uomo che non sia oggetto di analisi e di ricerca durante l’ora di religione.
Quindi va prestata massima attenzione ad ogni aspetto attuale e ad ogni osservazione, anche superficiale, per instaurare un dialogo.
Infine è di fondamentale importanza la cura delle relazioni con i singoli studenti, cosa non facile ma necessaria.
Per quanto riguarda i contenuti proposti, nel primo biennio si dà spazio allo studio del linguaggio e delle religioni monoteistiche, quindi ai riti e al significato della festa.
Nel secondo biennio si affronta una lettura antropologica della religione e della fede e nella classe quinta il tema della pace e della politica (confrontandolo con la dottrina sociale della Chiesa) e, se possibile, il pensiero di alcuni "maestri del sospetto" del ’900.

Il tempo della pandemia secondo lei, da quanto ha modo anche di "toccare con mano", ha cambiato qualcosa nel modo dei giovani di approcciarsi alla Religione? C’è stato magari bisogno di un confronto maggiore, anche proprio con l’insegnante?
L’esperienza del Covid 19 ha fatto riemergere il bisogno della socializzazione all’interno delle classi, come dimostrato dall’entusiasmo degli stude
ti al rientro dopo la Dad.
Certamente si è notato un calo generale nell’apprendimento e nel rendimento dei ragazzi. Va sottolineato, però, che per alcuni studenti l’esperienza del Covid ha permesso di riscoprire la dimensione della riflessione e della spiritualità, in particolare di interrogarsi sul senso del male e della sofferenza.
Gli esercizi assegnati a casa con la Dad hanno fatto emergere riflessioni "serie" da parte di alcuni studenti che in una situazione scolastica di "normalità" avrebbero fatto più fatica a manifestarsi.
Per quanto riguarda i rapporti con gli altri docenti, l’esperienza della pandemia ha condizionato fortemente la dimensione della relazione interpersonale in quanto sono venuti meno i momenti di incontro in presenza e di condivisione.

In ultima analisi, verso cosa va la Religione come "disciplina" all’interno del percorso scolastico? Verso cosa orientarla per mantenere i valori e gli insegnamenti ma allo stesso tempo essere capace di "dialogare" con gli studenti?
Tenuto conto del contesto socio-culturale nazionale, ma soprattutto locale, l’IRC nel futuro sembra orientarsi verso la scelta di uno studio comparato delle religioni presenti nella nostra realtà.
Del resto le occasioni, già sperimentate, di confronto in classe tra studenti appartenenti a confessioni e religioni diverse, specialmente ortodossi e musulmani, fanno intravedere questa direzione arricchente per tutti.
Tuttavia non si può prescindere dalla proposta del cristianesimo-cattolicesimo come apprendimento fondamentale per lo studio di altre discipline e per una proposta di maggior consapevolezza della propria identità.

© Voce Isontina 2021 - Riproduzione riservata
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