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Pesca: tra incertezze e forza di volontà

Intervista ad Antonio Santopolo, presidente dell’Organizzazione Produttori Cooperativa Pescatori di Grado sull’attuale situazione in cui versa il settore
anche a causa delle limitazioni imposte dalla pandemia

Pesca: tra incertezze e forza di volontà

Il nostro bel territorio ha la grande fortuna di affacciarsi sul mare, fonte preziosa di pescato, molluschi e crostacei che garantisce, non solo alla nostra zona ma anche ad un vasto mercato esterno, una forma di sostentamento tanto alimentare quanto economico. Tuttavia la chiusura dovuta alle misure anticovid sta pesantemente condizionando anche il settore della pesca, che può sì continuare la sua attività ma si trova a doversi scontrare con la mancanza di uno dei suoi principali acquirenti: il settore della ristorazione.
Abbiamo sentito Antonio Santopolo, presidente dell’Organizzazione Produttori Cooperativa Pescatori di Grado e con lui abbiamo cercato di capire quale sia la situazione dei lavoratori del nostro mare e cosa li attenda nel periodo più vicino, quello delle festività natalizie.

Presidente, il primo lockdown e questa nuova seconda chiusura, seppur parziale, sono avvenuti in due momenti molto diversi dell’anno. Quali le principali differenze per il vostro lavoro?
In aprile, pur essendoci trovati di fronte ad un lockdown totale, la stagione presentava specie che avrebbero potuto essere sottoposte a lavorazione e congelamento, come le seppie. Ora invece, purtroppo, anche se parziale questa seconda chiusura per noi è più dura della precedente, perché in questo momento ci sono delle specie stagionali che non possono essere né lavorate, né surgelate ma vanno venute e consumate fresche, come i branzini e le sogliole.
È un problema, in quanto ci manca il più diretto consumatore, che è rappresentato dai locali e dai ristoranti. Con questa situazione ci troviamo a lavorare a metà regime, perché le ultime realtà rimaste operative sono le piccole pescherie e qualche grossista che lavora anche fuori regione. Ad esempio lavoriamo con il mercato di Venezia, uno dei principali punti vendita, poiché lì i locali sono ancora aperti mezza giornata. Ma chiaramente questo non assorbe tutto…
È vero che in regione è consentita la vendita per asporto, però in questo caso si tratta di materie prime pregiate, non idonee a questo tipo di consumazione; in più sono spesso considerati prodotti da consumare direttamente al ristorante, preparati da "mani esperte" con le cotture più idonee, pensiamo ad esempio proprio ai branzini.
Non da ultimo, essendo pesce pregiato, è un pesce che ha anche un certo costo. Ora abbiamo un po’ sopperito abbassando i prezzi, per invogliare un po’ la gente ad andare in pescheria e acquistare un prodotto fresco, di qualità, consci anche del fatto che il lockdown ha fatto "ingegnare" le persone nel realizzare piatti nelle proprie cucine. Ad ogni modo si tratta di una percentuale bassa di vendita e proprio in questi giorni ne stiamo risentendo maggiormente.

A livello lavorativo, qual è la situazione nella vostra Organizzazione? Avete dovuto forse affrontare dei licenziamenti?
Nella nostra Organizzazione, nel tempo, è stato deciso di fare una diversificazione e oggi contiamo sia una pescheria che un ristorante. Quest’ultimo è quello che ha maggiormente risentito della situazione: abbiamo portato a scadenza tutti i contratti stagionali, ci siamo riusciti, però abbiamo una persona in cassaintegrazione. Ad ogni modo licenziamenti non ce ne sono stati. Abbiamo "stretto i denti": è stato scelto di aprire un po’ prima, per non lasciare a casa i nostri lavoratori tanti mesi, poi siamo riusciti a portare avanti la stagione fino ad ottobre. Si sperava di poter tenere aperto il fine settimana ma con gli ultimi decreti questo non era più realizzabile.
Con la Cooperativa la situazione è un po’ più stabile: lavoriamo e continuiamo a lavorare.
La situazione stagionale quest’anno non è stata il massimo: già a maggio abbiamo iniziato a far lavorare i dipendenti, quasi non guadagnando, ma era importante per noi farli rientrare perché molti di loro lavorano con noi da più di 10 anni. Abbiamo sentito il forte bisogno di non guardare solo la parte dell’azienda, abbiamo voluto mettere davanti i dipendenti.

Si avvicina il periodo delle feste, periodo nel quale tra pranzi, cenoni e veglioni, in genere il pesce è uno degli alimenti principali. Quest’anno però sarà sicuramente diverso… Quali prospettive per le prossime settimane?
Dicembre da sempre è il mese migliore, tanto per quanto riguarda la pesca, tanto per i prezzi, tanto per la vendita. È un mese molto importante. Le prossime settimane, se si riuscissero ad aprire un po’ di più nuovamente i ristoranti, i vari locali, magari anche solo mezza giornata, questo ci darebbe un po’ di respiro. Sicuramente non faremo un dicembre come quelli degli anni passati, oggettivamente sarà impossibile, pertanto siamo già un po’ preparati.
Se nei prossimi giorni non cambierà nulla, un mancato dicembre sarà un mancato guadagno importante, che sarà poi da mettere in conto per quanto riguarda l’andamento di tutto l’anno.

Cosa vi preoccupa maggiormente e di quali azioni avreste bisogno per sostenervi?
Quello che preoccupa - e non nego anche infastidisce un po’ -, è che non ci sono stati dati aiuti come categoria. Vorremmo essere paragonati a tutte le altre aziende, ditte, attività e partite IVA.
Io sono dirigente di un gruppo di persone ma ognuno di loro ha una storia a sé: ogni barca, ogni impresa di pesca è un’impresa a sé. Parlo a nome di 130 soci, circa 60 partite IVA che non vengono nemmeno classificate come tali in questo contesto.
Nello scorso lockdown abbiamo fatto i salti mortali e qualcuno è riuscito ad avere un contributo, seppur minimo. Un esempio: sono considerati dipendenti coloro che sono imbarcati e per fortuna loro sono riusciti ad avere qualcosa. Ai "padroni" della barca, gli armatori, non è stato riconosciuto nulla, però anche essi lavorano a bordo; possiamo dire che sono i proprietari ma sono anche i "dipendenti di sé stessi".
Ora ci daranno un credito di imposta su future tasse… c’è un po’ di sfiducia in generale, anche perché non sono mai state fatte pretese: ci siamo sempre rimboccati le maniche, soli, abbiamo creato un qualcosa "oltre" la pesca perché abbiamo avuto una visione diversa, di un futuro su cui non era più possibile basare tutto solo sulla pesca. Siamo cresciuti tanto ma con le nostre gambe.

Da ultimo, "noi consumatori", come possiamo aiutarvi?
Il fatto che non ci si possa spostare tra Comuni in questo momento pesa molto. Però posso dire che noi vendiamo nella nostra pescheria a Grado ma non solo: il nostro pesce si trova a Cervignano, a Udine, e in tanti punti vendita, piccole realtà, pescherie che danno una mano a noi, e noi diamo una mano a loro. Al consumatore posso dire che ora può trovare pesce fresco, pregiato, nostrano, ad un prezzo basso. Il consiglio è quello di "chiedere": in pescheria chiedere il pesce di Grado, di Marano Lagunare, il pesce della zona.

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