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"Per stare bene bisogna fare del bene" - Gocce di Carità

La testimonianza di una tirocinante

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"Per stare bene bisogna fare del bene" - Gocce di Carità

Sono Giada Serra, una laureanda del corso di Relazioni Pubbliche dell’Università di Udine con sede a Gorizia e nei mesi di aprile e di maggio ho avuto il piacere e la possibilità di fare un tirocinio presso la Caritas diocesana di Gorizia.
È stato un tirocinio molto formativo, mi ha permesso di applicare gran parte delle materie studiate in questi tre anni e di mettermi in gioco.
Mi sono occupata della pubblicazione di alcuni post sulla pagina Facebook e della pubblicazione di articoli sul sito della Caritas. Inoltre mi è stata data l’opportunità di scrivere qualche articolo su questa rubrica del giornale.
Questo periodo di lavoro, non è stato formativo solo dal punto di vista lavorativo ma anche personale, ho capito cos’è Caritas e di cosa si occupa, ho capito il vero e proprio significato di solidarietà, presente anche all’interno degli uffici tra il personale.
Mi sono sentita messa in gioco, perché sapevo che il tipo di comunicazione fatta da questa organizzazione non era la solita usata da altre grandi aziende.
Ho aiutato anche i ragazzi della pagina Instagram, pensiamoci_go, un progetto realizzato da Caritas ma gestito interamente dai giovani. Questa per me è stata una grandissima opportunità, ho potuto trasmettere parte delle mie conoscenze a questi ragazzi che cercano di dare notizie positive ai loro coetanei. Nonostante la poca differenza di età, mi sono resa conto come quanto io sia già distante da loro, attraverso i pochi incontri online ed un incontro con altri ragazzi nelle scuole ho percepito la sofferenza di questi ragazzi per la situazione attuale.
Ho ascoltato diverse storie di persone che si sono rivolte alla Caritas, ho visto l’impegno degli addetti nell’aiutarli e questo mi ha fatto capire che non c’è ancora abbastanza amore in questo mondo. Che c’è sempre bisogno di una mano e che un minimo gesto che alle volte per noi può sembrare insignificante per qualcun altro ha un grande significato. Al momento non mi è possibile unirmi a Caritas come volontaria, in quanto dovrò spostarmi per lavoro ma se dovessi tornare a Gorizia mi piacerebbe riunirmi a loro.
Ci tengo a ringraziare in particolare la mia tutor aziendale ma anche il direttore e il resto dei colleghi, per le conoscenze e i consigli che mi hanno trasmesso in questo breve periodo.
Mi hanno fatto sentire come se lavorassi per loro da sempre, non facendomi mai sentire inadeguata e questo per me ha significato molto. Non mi aspettavo tutto questo e me ne vado più che soddisfatta, con un bagaglio di insegnamenti che mi porterò dietro per tutta la vita.
Una cosa l’ho capita: alle volte per stare bene bisogna fare del bene.

Il 7 giugno Giada si è laureata. A lei vanno le nostre più sentite congratulazioni ed augurio di buon cammino e crescita professionale ma soprattutto personale.

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Giovani e Caritas

Incontro costante con studenti, volontari e universitari in esperienze di formazione

 

Comunicare l’importanza di vivere la Carità intesa come amore speso per l’altro è uno degli obiettivi della Caritas diocesana di Gorizia nei confronti dei giovani, che ha incontrato in diverse occasioni nella nostra diocesi.
Perché parlare loro di solidarietà, amore e Caritas?
Crediamo che il cuore di tutto sia l’Amore tradotto in solidarietà, in attenzione; la bussola per tutto ciò che viviamo. Una bussola che ultimamente abbiamo molto spesso accantonato e che i più giovani fanno difficoltà ad usare, perché sono tanti gli strumenti di "navigazione" che vengono loro offerti e per cui si trovano a volte disorientati.
Perché allora non cercare di aiutarli a navigare nella quotidianità di ogni giorno? Prima dentro sé stessi, scoprendosi nella propria realtà, e poi in questo grande mare che è il mondo, riscoprendo le tante cose belle che esistono e superando quelle meno belle, che sono sempre presenti e che ultimamente viviamo come ad esempio la solitudine.
Sì, la Caritas si preoccupa anche di questo ed ha a cuore la comunità ed i suoi giovani, spingendoli ad avere cura di sé stessi e poi a loro volta della realtà in cui vivono.
Sono state tre le occasioni principali che abbiamo vissuto in questi anni in cui abbiamo incontrato i giovani: negli istituti secondari di secondo grado di Gorizia, con i tirocinanti e i volontari in Caritas, nei progetti specifici come quello di Instagram, dove un gruppo di studenti si è organizzato per poter trasmettere messaggi positivi ai loro coetanei, ma non solo, attraverso questo canale social.
Abbiamo conosciuto giovani in ricerca, forti di alcune convinzioni, ma in costante bisogno di qualcosa di vero per loro. Spaesati alle volte, soprattutto al tempo del Covid, annoiati e soli in altre. In tutti i casi abbiamo visto delle persone che volevano comunicare sé stesse, desiderosi di affermarsi in un mondo di adulti che a volte aveva già scelto per loro e che ora lasciava l’onere di affrontare i grandi problemi del nostro tempo come quello ecologico, non certo di poco conto.
Sono state occasioni che abbiamo cercato di non sprecare, soprattutto perché sono stati gli stessi docenti delle scuole superiori a invitarci per trattare questi temi "scomodi"; l’approccio quindi non aveva l’ambizione di insegnare necessariamente qualcosa, ma piuttosto quello di ex ducere, condurre fuori qualcosa che già hanno dentro se stessi. Insieme ai ragazzi in genere abbiamo provato a riflettere su ciò che in questi tempi vale davvero la pena vivere, in ogni situazione. Ogni cosa se fatta con convinzione ed amore, assume un senso diverso e viene vissuta appieno, come ad esempio il tema della cittadinanza attiva ed il rispetto del bene comune. Il percorso che abbiamo fatto insieme alle classi delle scuole superiori ha cercato di far acquisire una certa consapevolezza di quanto sia necessario il rispetto e la cura dell’ambiente e dei luoghi in cui viviamo non soltanto per salvaguardarlo, ma anche per tutelare noi stessi. Il mondo troverà un equilibrio da solo nonostante la nostra azione dissennata, ma noi? Senza quell’atteggiamento di cura di noi stessi e dell’altro, in altre parole di altruismo e amore, rischiamo di rovinare in modo irrecuperabile il mondo in cui viviamo.
Oltre agli studenti, ci confrontiamo con i volontari ed i tirocinanti, che fanno esperienza in Caritas, sull’importanza di ciò che siamo e possiamo offrire e su cosa ognuno di noi può donare all’altro. Calza a pennello la metafora del fiore imprigionato: ognuno di noi è un fiore, con i suoi personali colori e profumi, ma che senso avrebbe un fiore tenuto sotto una campana di vetro? Sì, lo protegge perché non si sciupi, lo si può ammirare, ma non si può godere del suo profumo, non si possono toccare i suoi petali e la sua bellezza è destinata a sfiorire senza che nessuno se ne accorga. Una vita donata ha il suo profumo, ha il suo buon odore e diventa un valore per chi la dona.
L’incontro con le giovani generazioni non è mai semplice, è sempre una bella sfida, ma anche un’opportunità straordinaria perché veniamo interpellati su aspetti che diamo per scontati o errori o scelte inconsapevoli che gli adulti hanno fatto e che ricadono anche sulle loro vite. I giovani comunque hanno un grande potenziale inespresso, entriamo a contatto con un universo a volte sconosciuto. Ragazzi e ragazze con una grande energia e tanto amore da offrire. A noi adulti il compito di dare loro opportunità per esprimersi dando spazio e accoglienza, cercando di essere bravi maestri nel saper incanalare in modo positivo tutto il bene "esplosivo" che hanno nel cuore.

dott.ssa Valentina Busatta referente Area Promozione Caritas diocesana di Gorizia

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