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"Penso a Santa Sofia e sono molto addolorato"

L’intervento di Papa Francesco dopo l’Angelus di domenica scorsa sulla decisione del presidente della repubblica turca Erdogan di trasformare in moschea il complesso architettonico di Santa Sofia

Parole chiave: Santa Sofia (1), Erdogan (1), Turchia (2), Papa Francesco (44)
"Penso a Santa Sofia e sono molto addolorato"

Dopo l’Angelus di domenica scorsa anche Papa Francesco è intervenuto "a sorpresa" sulla decisione del presidente turco Erdogan di trasformare il complesso architettonico di Santa Sofia in moschea.
Poche parole, gravi, pronunciate a braccio da Papa Francesco con un viso insolitamente corrucciato dopo la preghiera e accolte da un applauso da parte dei fedeli raccolti in Piazza San Pietro.
Prendendo spunto dalla celebrazione della Domenica del Mare, "E il mare mi porta un po’ lontano col pensiero: a Istanbul. Penso a Santa Sofia, e sono molto addolorato".
Con queste parole anche Papa Francesco si è aggiunto al coro di altre voci di protesta che si sono fatte sentire in questi giorni per la decisione resa pubblica del governo turco di "riconvertire" in moschea il complesso monumentale di Hagia Sofia.
Uso la parola riconvertire fra virgolette, perché di passaggi religiosi ce ne sono stati altri in questo luogo di culto.
Nata come cattedrale bizantina dedicata alla Sapienza Divina - inaugurata nel 537 sotto l’imperatore cristiano Giustiniano - è divenuta moschea, quando gli Ottomani del sultano Mehmet II ("il conquistatore") nel 1453 presero Costantinopoli, sopprimendo l’Impero Bizantino, e rinominarono la città Istanbul. Poi convertita in museo nel 1934 con un decreto del padre e fondatore della Turchia moderna, Mustafa Kemal Ataturk.
Ora, un decreto del presidente Recep Tayyip Erdogan, arrivato subito dopo la decisione del Consiglio di Stato di annullare la decisione di Ataturk accogliendo la richiesta di un piccolo gruppo islamista locale, stabilisce il trasferimento della gestione del sito bizantino dal Ministero della Cultura alla Presidenza degli Affari Religiosi, convertendo di fatto in moschea Santa Sofia.
Con un discorso alla nazione, il presidente turco ha annunciato che il 24 luglio si terrà la prima preghiera a Santa Sofia.
A ben vedere questa volontà di "islamizzazione" si è progressivamente manifestata a partire dal 2006 - in occasione della visita in Turchia dell’allora Pontefice Benedetto XVI - quando il governo turco permette di destinare una stanza all’interno dell’edificio alla preghiera islamica. Poi dal 2010 gli estremisti islamici pretendono l’esclusiva e dal 2013 il muezzin invita alla preghiera dai minareti. Il 31 marzo 2018 Erdogan, nonostante i severissimi divieti in vigore, recita il primo versetto del Corano dedicandolo "a coloro che hanno contribuito a costruirla e in particolare a chi l’ha conquistata". Nel marzo 2019 annuncia la volontà di trasformare l’edificio in un luogo di culto islamico: "È stato un errore molto grande trasformarla in un museo".
È la fine del sogno di modernità perseguito da Ataturk e il ritorno ad un presunto passato integralista.
La voce autorevole di Papa Francesco si aggiunge a quelle che nei giorni scorsi si sono sollevate da vari altri leader cristiani, in particolare dal mondo ortodosso, che sta vivendo con particolare dolore questa decisione "simbolica" del governo turco. Il Patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I, nei giorni scorsi, aveva denunciato i rischi di una decisione in tal senso: "Spingerà milioni di cristiani in tutto il mondo contro l’Islam". In virtù della sua sacralità, Santa Sofia, è un centro di vita "nel quale si abbracciano Oriente e Occidente", e la sua riconversione in luogo di culto islamico "sarà causa di rottura tra questi due mondi".
Nel XXI secolo è "assurdo e dannoso che Hagia Sophia, da luogo che adesso permette ai due popoli di incontrarci e ammirare la sua grandezza, possa di nuovo diventare motivo di contrapposizione e scontro".
Anche la Chiesa ortodossa russa, attraverso il Patriarca Kirill aveva lanciato un accorato appello; abbiamo accolto con "grande pena e dolore" la decisione. "Speravamo che le autorità turche avrebbero riconsiderato questa decisione ma con grande rammarico e con grande dolore apprendiamo che è stata presa. È un duro colpo per l’ortodossia mondiale, perché per i cristiani ortodossi di tutto il mondo la chiesa di Santa Sofia assume lo stesso valore che per i cattolici è la cattedrale di San Pietro a Roma
Usa parole dure il metropolita Hilarion, presidente del Dipartimento per le relazioni esterne del Patriarcato di Mosca, e continua definendo questa decisione: "un duro colpo per l’ortodossia mondiale".
Si direbbe che uno dei grandi problemi dei trend più popolari del revivalismo islamico contemporaneo sia proprio quello di voler ristabilire in modo acritico modalità e forme antiche nel contesto contemporaneo. Senza guardare allo spirito di queste forme antiche ma alla loro apparenza esteriore, si cerca di ristabilirle nel nostro tempo, creando così incomprensioni e distanza tra le persone.
A suo tempo ad esempio, l’impero Ottomano è stato capace di garantire una tolleranza impensabile per molti secoli nel resto d’Europa.
Il sistema dei "Millet" garantiva ad ogni comunità religiosa uno spazio di autogoverno nelle gestione degli affari comunitari, nel rispetto della propria legge e consuetudine, in un sistema in cui il pluralismo giuridico non spaventava.
Il caso odierno di Santa Sofia penso possa essere letto in questa prospettiva: è un’espressione della centralità della cultura della maggioranza declinata secondo schemi di altri tempi, antiquati, populisti, secondo una "volontà di potenza".
Un fatto tutto politico e poco o nulla religioso, che speriamo non ostacoli quel percorso di dialogo e di confronto che negli ultimi decenni si è fatto più deciso e i cui frutti devono essere a disposizione di tutti.

© Voce Isontina 2019 - Riproduzione riservata
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