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Pensieri di settembre

Un'analisi su alcuni degli ultimi fatti d'attualità

Parole chiave: pensiero (1), riflessione (12)
Pensieri di settembre

Queste ultime settimane d’estate saranno ricordate per alcuni fatti tragici (il crollo del ponte a Genova e la vicenda della nave Diciotti) su tutti; non sono mancate altre storiacce che, in altre epoche diverse, avrebbero messo a dura prova la credibilità della moralità e della politica, ma anche la rilevanza del linguaggio dentro e fuori la Chiesa e la società.
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Prima di tutto si deve parlare dell’immagine della nostra convivenza civile messa a dura prova di fronte al mondo intero. E, non ultimo, dell’uso quotidiano delle notizie false: due esempi per tutti. Non pochi giornali hanno tentato di mettere in dubbio che in Libia sia praticata la tortura nelle formule più disumane e orrende;  altre fonti non hanno il minimo dubbio a sostenere che gli Eritrei della suddetta nave (ancorata nel porto di Catania per giorni e giorni con più di  cento e cinquanta migranti, salvati in mare da uomini e donne della Marina militare italiana) non fossero gente in fuga, la cui dignità è stata violata in tante forme… ma palestrati viaggiatori che scelgono di andare da un paese all’altro per loro sfizio.

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Di più.
Il linguaggio che si è scelto e che non trova riscontro tra esseri umani è un linguaggio con il quale  enfaticamente si sostiene che "è finita la pacchia" . Ed è il linguaggio, squallido, di chi porta responsabilità politiche gravi: l’utilizzo di battute a volte indegne e arroganti, oltre che infelici e disumane, è sempre vuoto e soprattutto inadeguato, lontano dalla realtà e dannoso per la comprensione dei problemi. Non parliamo per la loro soluzione.
È la dignità che spetta ad ogni essere umano ad essere offesa orrendamente. Di più: è offesa la persona umana della centralità della quale si riempiono la bocca in tanti: è offesa la stessa Costituzione italiana. E questo è francamente insopportabile. Coloro che nel lontano 1943 elaborarono il Codice di Camaldoli, convinti di non poter tornare indietro rispetto all’idea di persona, maturata nei dibattiti cristologici e fondata sulla convinzione della singolarità, intangibilità e libertà di ogni essere umano e dei diritti-doveri della comunità.
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E con il linguaggio -al quale ci stiamo giorno dopo giorno adeguando-  se ne è andato qualcosa di più: la convinzione che una cosa è giusta perché lo crede (o ritiene di crederlo) una maggioranza; la strada è aperta nella prospettiva di mettere ai voti dopo le competenze scientifiche o legislative, anche appunto quell’idea di essere umano che, con fatica e sacrificio, ci è stata tramandata e resa tale per costruire il domani. Tale prospettiva apre lo spazio ad una quota immensa di creduloneria e di cialtronismo che rispuntano nella quotidianità e finiscono con l’imporsi o comunque con l’accettarle supinamente. Siamo ancora in tempo a cogliere questo meccanismo improvvido?
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Anche la Chiesa -dentro alla Chiesa che non può essere quella burocratica ed autoreferenziale -  sono emerse tendenze che meritano attenzione.
Lo squallore per forme di vendetta postuma per il mancato arrivo di promozioni impossibili, si accompagna però alla testimonianza coraggiosa di Papa Francesco che, con fiducia non sempre meritata, indica ai giornalisti di adoperare il metodo della verifica a partire dalla lettura critica di un comunicato: i fatti, quando sono reali,  parlano da sé; ogni altra lettura diventa fuorviante come anche il nascondersi dietro un previo assenso autoritativo.
Bel esempio davvero per tutti.
Un esempio che deve essere raccolto in attesa che anche dentro alla Chiesa, vincano finalmente la franchezza e la forza dei fatti sulle chiacchere e sulla interpretazione delle formalità.

© Voce Isontina 2019 - Riproduzione riservata
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