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Pensando al primo giorno di scuola in tempi di Covid19

Dopo i tanti mesi di chiusura di tutti gli edifici scolastici ora "finalmente" riaprono le aule.

Parole chiave: rientro (4), scuola (133), Covid 19 (57)
Pensando al primo giorno di scuola in tempi di Covid19

È Settembre, si torna a scuola. Dopo i tanti mesi di chiusura di tutti gli edifici scolastici, concluso con atto amministrativo a giugno l’anno scolastico 2019/2020, con gli insegnanti sullo schermo del pc intenti a salutare e a dare le ultime indicazioni di lavoro per le vacanze estive, ora "finalmente" riaprono le aule. Per molti alunni riprenderanno le lezioni in presenza, ma non per tutti. Mascherine sì, dalla scuola primaria alle scuole superiori, con l’avvertenza che vanno portate in certi ambienti sì ed in altri no. I bambini della scuola dell’infanzia ne sono esentati, ma le loro insegnanti le indosseranno per tutto il tempo scuola.
Certo al bambino che entra per la prima volta nella scuola, la sua maestra - questa  perfetta sconosciuta - potrà sorridere solo con gli occhi...e se poi gli si verrà da piangere perchè in un ambiente nuovo non trova la figura rasserenante della mamma, come si farà a non prenderlo in braccio?
Insegnanti, alunni ed allievi si devono attenere alle regole, in osservanza delle disposizioni sanitarie che in fondo riprendono il tema de "La distanza ci fa crescere" quel motto, un po’ tenero ed un pò consolatorio, con il quale, durante i lunghi mesi del confinamento, si era cercato di addolcire la Didattica a Distanza. Per le scuole superiori continuerà la formula dell’integrazione tra didattica in presenza e didattica a distanza, mentre la riorganizzazione degli spazi interni, misurate le distanze e risistemati eventuali banchi monoposto esistenti, in attesa della consegna dei nuovi banchi, assorbe le aree finora libere dell’aula magna e della palestra. Ancora una volta viene affidata all’inventiva di dirigenti scolastici e personale Ata la declinazione concreta delle direttive nazionali emanate dal Ministero dell’Istruzione in nome di un’autonomia scolastica a cui si vuole far appello, ma che probabilmente si intende recuperare (ma senza fornirle i necessari strumenti tecnologici e di personale) per sopperire alla mancanza di scelte politiche che mettano la scuola al centro.
Diritto allo studio? No, "Troppi cerotti per il presente e pochi mattoni per il futuro" come ha sintetizzato il Direttore della Fondazione Agnelli, osservando come si stia perdendo l’occasione per accelerare la modernizzazione del nostro sistema scolastico, che già prima del lockdown faticava a colmare le distanze dalle altre nazioni.
Sul versante della relazione docenti/alunni, il Convegno di Studi organizzato dalla Pro Civitate Christiana di Assisi si è interrogato su "Quale etica nella formazione del nuovo inizio?" a partire dalla riflessione sul sentimento di precarietà vissuto sia dagli adulti e sia dai ragazzi.
Gli insegnanti, in quanto adulti, sono stati chiamati in causa, coinvolti dall’emergenza a richiamarsi a quell’autenticità di rapporto cui faceva riferimento don Lorenzo Milani con il suo I care: io, insegnante, sono responsabile del tuo sguardo, di te che sei un mio alunno. Una dimensione di esperienza educativa che, partendo dall’istruzione/informazione, avvia alla conoscenza delle gerarchie dei valori e ad una lettura critica e consapevole della realtà nelle sue complesse sfaccettature.

© Voce Isontina 2019 - Riproduzione riservata
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