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Migrazioni e minori: l’esperienza goriziana

Un progetto che mira ad educare ad una morale del riconoscimento della dignità, potenzialità e bisogni dell’altro ma anche all’etica della restituzione

Migrazioni e minori: l’esperienza goriziana

    istituto salesiano "San Luigi" di Gorizia, a partire dal mese di ottobre 2015, accoglie minori stranieri non accompagnati (MSNA).
Gli msna sono definiti dalla Risoluzione del Consiglio Europeo del 1997 quali "cittadini di stati terzi di età inferiore ai 18 anni che facciano ingresso nei territori dell’Unione non accompagnati da un adulto per essi responsabile in base alla legge o alla consuetudine e fino a quando non siano effettivamente presi in custodia da tali soggetti".
Com’è noto, nel 2015 si è assistito ad una escalation di richiesta di accoglienza di stranieri, fra cui anche minorenni.
I salesiani hanno pertanto avvertito l’urgenza di dare una risposta a questa forma di povertà che riguarda anche i giovani. Tuttavia, fin da subito si è voluto caratterizzare la strutturazione dell’accoglienza in termini spiccatamente pedagogici ed educativi.
Accogliere non equivale soltanto a rispondere ai bisogni cosiddetti "primari", ma per il mondo salesiano coincide con l’offerta di una proposta educativa.
Accogliere vuol dire educare ed educare vuol dire accogliere. E ancor di più vuol dire sostenere una progettualità immigratoria positiva ovvero capace di sostenere un inserimento proficuo nel territorio che offre ospitalità.
I ragazzi hanno bisogno di essere accompagnati nella comprensione e nell’interiorizzazione dei principi fondamentali di qualunque convivenza umana e più nello specifico dei principi cardine del mondo occidentale ed europeo che li accoglie. Valori quali il rispetto sempre e comunque dell’altro e delle cose degli altri, l’uguaglianza di tutti gli uomini indipendentemente dalle distinzioni di religione, sesso, etnia, cultura di appartenenza, etc., il lavoro e l’impegno, rappresentano pilastri irrinunciabili.
Di più. I ragazzi vengono accolti gratuitamente, senza chiedere nulla in cambio.
Tuttavia essi devono imparare anche i valori della gratitudine e della restituzione, contribuendo alla crescita del popolo e della cultura che li accoglie. Non si tratta di una logica commerciale, ma di una evidenza morale che il mondo europeo reputa irrinunciabile: io ti accolgo responsabilmente e tu responsabilmente ti integri e contribuisci alla crescita del popolo che ti accoglie.
L’interiorizzazione di questi principi passa attraverso la concretezza delle pratiche educative. Ed è questa la scommessa salesiana del "San Luigi".
Sono in primis le pratiche concrete e quotidiane ad incarnare i valori ed a trasmetterli.
Svegliarsi in orario e andare a letto in orario, presentarsi puntuali e con regolarità alle lezioni di italiano e ai pasti, tenere pulita e in ordine la camera, curare la propria igiene, impegnarsi in attività quotidiane, sono alcune delle pratiche ordinarie che esprimono ed educano ai valori universali.
Un ulteriore perno del sistema educativo è rappresentato dal dialogo. I ragazzi vanno aiutato a capire il senso delle regole e la portata dei valori in campo. Il dialogo inoltre rafforza la relazione e corrobora la motivazione. Nel dialogo e nel rapporto con gli educatori un ragazzo ha l’opportunità di conoscere meglio se stesso e di capire meglio le ragioni dell’accoglienza e ancor di più può fare chiarezza sul proprio progetto migratorio e di integrazione.
Un altro asse della pedagogia del "San Luigi" è quello meritocratico.
Un ragazzo che rispetta le regole e investe sul proprio percorso mettendosi in gioco e dandosi da fare, viene contraccambiato con maggiori opportunità formative ed educative. Questo riconoscimento conferma e rafforza il percorso di crescita del ragazzo, incentivandolo ulteriormente.
Questi sono alcuni degli elementi essenziali del progetto educativo dell’istituto salesiano "San Luigi".
Si tratta di un progetto aperto che mira ad educare ad una morale del riconoscimento della dignità, delle potenzialità e dei bisogni dell’altro e al tempo stesso all’etica della restituzione, secondo la quale chi è accolto ha l’obbligo morale della responsabilità verso chi accoglie.

© Voce Isontina 2019 - Riproduzione riservata
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