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La terra "Come un dono di cui avere cura"

Intervista a don Paolo Bonetti, Consigliere ecclesiastico nazionale di Coldiretti

Parole chiave: terra (21), cura (4), Ringraziamento (36)

La Giornata del Ringraziamento 2015 cade in un anno che è stato dedicato al Suolo dalle Nazioni Unite e a pochi mesi dalla pubblicazione dell’Enciclica "Laudato si" di Papa Francesco. Da cosa nasce questa attenzione della Chiesa Italiana per la terra?
Se si ama Dio non si può non amare ciò che egli ha creato. Custodire la terra e rispettarla significa riceverla come  un dono di cui averne cura. Le problematiche ambientali sono conosciute: dall’inquinamento dell’aria alla perdita di biodiversità, dall’inquinamento dei mari al deterioramento della qualità della vita delle nostre città. Numerosi allarmi circa lo stato di salute del pianeta provengono anche  dal mondo delle istituzioni mondiali, dalla scienza, dalla politica e dalle chiese: i cambiamenti climatici, la siccità, l’inquinamento del suolo, lo spreco di risorse energetiche, la distruzione delle foreste, la povertà, la fame. La Chiesa fedele alla sua missione, partecipa con un appoggio disinteressato agli sforzi compiuti dalle istituzioni, dalle associazioni, dai cittadini perché la scelta della sostenibilità diventi un potente motore di innovazione delle imprese e del mercato.
Qual è in sintesi il messaggio che Papa Francesco ha voluto dare nella sua enciclica?
Papa Francesco invita a ripensare le modalità dei processi produttivi e dei consumi. Egli sostiene che un nuovo modello imprenditoriale, organizzativo e produttivo sostenibile è possibile. Solo in questo modo si può  abbassare l’impatto ecologico delle attività produttive, può essere sviluppato il risparmio energetico, la limitazione delle sostanze inquinanti, il controllo delle materie prime utilizzate, l’adozione di tecnologie eco-efficienti, l’approccio precauzionale sui rischi ambientali. Sostenibilità, però,  non significa solo ecologia ma coinvolge ogni aspetto della società industrializzata, tecnologica, commerciale, globalizzata. Responsabilità, sicurezza, solidarietà sono valori sostenibili che possono mobilitare la politica per un radicale cambio di passo dell’economia e dei sistemi produttivi.
Cosa possiamo fare per vivere una relazione più positiva e meno conflittuale con la terra?
Fermarci a riflettere per maturare una maggior consapevolezza della crisi ambientale, promuovere la decrescita di alcune attività produttive ad alto impatto ambientale e sostenere quelle innovative a basso o nullo impatto, cogliere le straordinarie opportunità che l’agricoltura ci fa intravvedere nella sua funzione principale che è quella di fornire cibo tutelando il territorio.  La difesa del suolo e del paesaggio, il ripristino della biodiversità, l’utilizzo di forme di energia rinnovabile sono alcune pratiche che l’agricoltore svolge come generatore di ecologia. Le imprese agricole possono aiutare l’economia a guarire perché sono uno straordinario contributo alla sua umanizzazione attraverso l’agricoltura a indirizzo sociale, integrata nell’attività agricola. E’ un’agricoltura innovativa, multifunzionale e multiprofessionale che oggi ha numerose storie umane ed aziendali da raccontare.
Diritto di accesso alla terra e politiche agricole per lo sviluppo dell’agricoltura familiare: sono realmente due aspetti fondamentali sui quali è necessario impegnarsi?
L’accesso alla terra è una necessità per continuare ad investire sulla coltivazione ecologicamente sostenibile dei campi. Un’economia di piccola scala è importante per ostacolare la sottrazione di terra fertile alla speculazione. In Italia negli ultimi dieci anni secondo i dati Istat 2000-2010 hanno chiuso 700 mila piccole aziende, e oltre tre milioni di ettari sono stati cementificati, facendo diminuire in dieci anni la superficie agricola dell’8%. Le società che dispongono di una superficie agricola superiore ai 100 ettari sono aumentate del 23% con il risultato che l’1% delle aziende controlla un terzo delle terre agricole nazionali. Occuparsi dell’agricoltura familiare e del suo ruolo è voler valorizzare un modello di sviluppo che interagisce con le persone, il territorio e le comunità locali. L’agricoltura familiare per il suo profilo socio-economico è un riferimento identitario dell’economia reale e della coltivazione di lunga durata.
Sono necessarie anche riforme per favorire il ritorno alla terra delle giovani generazioni?
Il ritorno dei giovani in agricoltura è un’opportunità straordinaria per pensare un futuro migliore. In questo momento  di crisi economica, la terra è un riferimento importante per ricostruire un nuovo modello di sviluppo secondo i principi della sostenibilità ambientale su progetti agronomici di lunga durata, superando l’idea di una rendita solo fondiaria.
Nel messaggio della Commissione Episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace si invita a celebrare "con gratitudine e speranza la festa del ringraziamento, come abitatori e custodi responsabili della terra affidataci". Quali comportamenti suggerirebbe per non perdere la capacità di proteggere l’ambiente in cui viviamo?
Riprendendo le coordinate fondamentali dei racconti della creazione e cioè il dono e la responsabilità, siamo incoraggia tutti ma in particolare i giovani a curare "la madre terra. L’uomo e la terra sono chiamati a entrare in dialogo e possono incontrarsi sulle traiettorie della cura per tenere in vita il fragile equilibrio della creazione, partendo dalle persone che domandano dignità e futuro. La terra non va dimenticata se vogliamo salvarla. E’ irragionevole distruggere la terra da cui dipende la nostra vita. Se la terra è la casa comune non c’è posto per l’indifferenza e per l’incuria perché la terra non diventi una minaccia. Da qui la responsabilità ecologica per una maggiore protezione dell’ambiente e degli ecosistemi perché in gioco è la sacralità della vita e del creato.

Expo ha riportato l'agricoltura al centro del dibattito del Paese

di Antonio Bressan - Presidente Coldiretti Gorizia

Il 2015 è un anno di straordinaria importanza per la nostra agricoltura, e non soltanto per Expo che ha riportato il tema della agricoltura al centro del dibattito nel nostro paese, ma anche è soprattutto per le conquiste che Coldiretti è stata capace di cogliere. Siamo reduci dalla grande, partecipata ed entusiasmante giornata dell’agricoltura, che è coincisa con la nostra Assemblea nazionale, che ci ha visto portare a casa due importanti risultati economici  per le nostre imprese, che valgono diverse migliaia di euro di risparmio: la cancellazione dell’IMU sui terreni agricoli e l’abolizione dell’IRAP per le imprese agricole. Due imposte che in questi anni, di crisi di prezzi, hanno gravato in alcuni casi in modo pesante sui nostri bilanci aziendali. Una conquista che vale oltre un miliardo di Euro per il sistema Italia. Un annuncio, seguito in questi giorni dai disposti della finanziaria 2016, fatto dal Presidente del Consiglio Renzi, davanti ad una assemblea di oltre 15.000 soci che hanno letteralmente invaso per l’occasione Expo. Un risultato - è questo lo ha fortemente riaffermato nel suo intervento il nostro Presidente nazionale Moncalvo - che non nasce per caso, ma che è il risultato di quanto andiamo sempre riaffermando, ovvero la serietà e la credibilità che Coldiretti è stata capace di costruire, diventando una forza di rappresentanza con una grande credibilità e reputazione, non soltanto una forza di rappresentanza di una categoria, ma soprattutto una forza sociale. Una organizzazione, che attraverso le grandi battaglie cominciate dal 2000, con la grande crisi prodotta dalla mucca pazza, è stata capace di avviare un forte percorso di cambiamento e di rigenerazione di un comparto che fino a quel momento era vissuto dal sistema paese come minoritario e residuale. Questa estate di regala anche un altro grande risultato con la chiusura della questione  della introduzione degli OGM che ci ha sempre visti contrari. Anche in questo caso la nostra capacità di trovare alleanze nella società, ma soprattutto di essere capaci di proporre un modello alternativo di sviluppo con il progetto di Campagna Amica e della Filiera agricola tutta italiana, ha reso possibile la riaffermazione di un modello di agricoltura sostenibile, sana  ed italiana. Rimane ancora purtroppo quella che definirei  la vergogna del Brennero. Siamo tornati con le nostra bandiere e con i nostri soci a presidiare questo valico e a smascherare il grande imbroglio del falso made in Italy, che vale per le nostre imprese, in particolare zootecniche, diverse decine di miliardi di danno. Non Possiamo accettare un Europa che è incapace di decidere sui grandi problemi che affliggono il mondo, vedi l’immigrazione di migliaia di profughi che fuggono dalla guerra, ma che e pronta a dirci che il nostro formaggio lo dobbiamo fare con il latte in polvere. Su questo tema saremmo ancora chiamati ad impegnarci, come lo saremo anche sul caporalato, forme vergognose di sfruttamento della manodopera in agricoltura in particolare nelle regioni del sud Italia. Abbiamo però anche la speranza nel futuro e nei giovani che credono nel lavoro e che si impegnano in agricoltura. Oscar Green, che quest’anno per l’occasione è stato celebrato a Milano è a ricordarci la speranza nel futuro, ma soprattutto la capacità unica che ha il nostro mondo Coldiretti di saper coniugare con sapienza ed intelligenza l’innovazione e la tradizione in un binomio assolutamente vincente.

© Voce Isontina 2019 - Riproduzione riservata
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