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L’appello all’"ingerenza" dei cattolici in politica

Alcune riflessioni partendo dal discorso del presidente Macron ai vescovi francesi

Parole chiave: Macron (1), Francia (2), vescovo (15)
L’appello all’"ingerenza" dei cattolici in politica

Le accuse di indebite ingerenze nella sfera politica, costituiscono un tema ricorrente nei confronti dei cattolici, presbiteri o laici che siano.
La questione, in realtà, può e dev’essere affrontata da due punti d vista diversi e speculari: laico e politico, da un lato; di visione di fede, dall’altro. Per quanto riguarda il primo aspetto, ogni accusa di intromissione appare semplicemente ridicola, in quanto il cattolico, ivi ovviamente compresi i presbiteri, è al contempo un cittadino, che ha il diritto-dovere di partecipare alla vita democratica del Paese, portando il contributo della sua libera manifestazione di pensiero, soprattutto se argomentata e non espressa nel modo fideistico e ingenuo del "Dio lo vuole".
Aldilà dei diversi giudizi che si possono esprimere sul presidente Macron, il discorso da lui tenuto ai vescovi francesi nello Stato considerato emblema di integrale laicità, rivela la consapevolezza dei gravi danni arrecati alla vita pubblica dal fatto di aver strumentalizzato e ignorato i cattolici "relegandoli, per acquisita diffidenza e per calcolo, a livello di una minoranza militante, che contrasta con l’unanimità repubblicana".
Quindi il laico Macron non solo riconosce l’importanza dell’impegno dei cattolici "nei confronti dei malati, degli isolati, dei decaduti, dei vulnerabili, degli abbandonati, degli handicappati, dei prigionieri, senza badare alla loro appartenenza etnica o religiosa", ma chiede ai cattolici di partecipare alla vita politica: "Il dono dell’impegno che vi sto chiedendo, è questo: non rimanete fuori della porta. Non rinunciate a questa Repubblica, che avete così fortemente contribuito a forgiare. Non rinunciate a questa Europa, di cui avete nutrito il senso. Non lasciate incolte le terre in cui avete seminato. Non togliete alla Repubblica la preziosa rettitudine che tanti fedeli anonimi apportano alla loro vita di cittadini. Al centro di questo impegno, di cui il nostro paese ha bisogno, vi è la parte di indignazione e di fiducia nell’avvenire, che voi potete apportare". Essenziale in questa chiamata all’impegno politico è la libertà di parola della Chiesa che "in un’epoca in cui i diritti vengono sbandierati, presenta spesso la particolarità di ricordare i doveri dell’uomo. Verso se stessi, verso il prossimo o verso il nostro pianeta".
Ancor più che in Francia, in Italia i cattolici hanno fortemente contribuito a forgiare la Repubblica, ispirando i principi fondamentali della Costituzione, che tanto devono alla dottrina sociale della Chiesa. Nel grave periodo di crisi, dopo gli orrori del nazifascismo, della guerra e della shoah, il pensiero cattolico ebbe un ruolo determinante nell’impostazione personalista dei diritti dell’uomo secondo la proposta di Dossetti, che si rifaceva a Mounier, citato anche da Macron per ritrovare il radicamento politico "nella questione dell’uomo o, per dirla con Mounier, della persona".
Oggi ci troviamo nuovamente di fronte a una grave crisi, a uno smarrimento dei principi di dignità di ogni persona, di solidarietà, di progresso spirituale della società: è questo il momento in cui i cattolici sono più fortemente chiamati, proprio in virtù della loro fede, a far sentire la loro voce in politica. Alla domanda se un cattolico possa fare politica, papa Francesco ha risposto "Deve! Si può diventare santo facendo politica". È la logica dell’incarnazione, aliena dalle fughe spiritualiste di chi non vuole "sporcarsi le mani", è la logica del Regno di giustizia e pace da costruire su questa terra, anche se resterà sempre incompiuto nella consapevolezza del "non ancora".
La fede cristiana implica necessariamente l’impegno nella polis, la ricerca del bene comune, la lotta per una società più giusta e solidale. In Evangelii Gaudium, papa Francesco spinge i credenti all’azione politica come testimonianza della carità: "Chiedo a Dio che cresca il numero di politici capaci di entrare in un autentico dialogo che si orienti efficacemente a sanare le radici profonde e non l’apparenza dei mali del nostro mondo! La politica, tanto denigrata, è una vocazione altissima, è una delle forme più preziose della carità, perché cerca il bene comune".
Impegnarsi in politica per il cristiano è martiriale, ogni giorno con l’ideale di costruire il bene comune, soprattutto a tutela dei poveri, all’opposto di chi impugna il rosario e la croce come strumenti di divisione e difesa di una presunta identità e sicurezza nazionale: "Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione, e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; per rimettere in libertà gli oppressi, e predicare un anno di grazia del Signore".

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