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Isontino e lavoro: tragedie non affrontate collettivamente

"Non vi sono precisi obiettivi per il futuro e la crisi che abbiamo vissuto (pandemia) e che stiamo vivendo (guerra scatenata dall'invasione dell'Ucraina da parte della Russia) non sono tali da riuscire a trasformare la situazione di stallo in cui ci troviamo"

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Isontino e lavoro: tragedie non affrontate collettivamente

Probabilmente nel 2023, benchè da pochi mesi si sia insediato un nuovo Governo, la situazione produttiva in tutta Italia rimarrà ferma come risulta dal rapporto del Censis.
Non vi sono precisi obiettivi per il futuro e la crisi che abbiamo vissuto (pandemia) e che stiamo vivendo (guerra scatenata dall’invasione dell’Ucraina da parte della Russia) non sono tali da riuscire a trasformare la situazione di stallo in cui ci troviamo. Queste tragedie non sono state considerate dagli italiani come qualcosa da affrontare collettivamente e quindi non sono state spese energie per cercare di uscirne.
Il piano stesso di ripresa non viene vissuto come qualcosa che ci aiuterà a crescere ma solo come l’arrivo di tanti soldi.
La vera tragedia dell’Italia è l’esaltazione dell’opinione del singolo individuo, opinione che elimina il pensiero e il dialogo, unici in grado di poter fare una vera politica che aiuti il Paese a crescere.
Una considerazione di carattere generale è doverosa perché il territorio dell’isontino non è certo un’isola felice, avulsa dalla restante parte della nazione.
Anche qui si riverberano gli effetti del caro energia, della difficoltà di reperimento delle materie prime, dell’inflazione galoppante. E così pure le nostre industrie conoscono una crisi senza precedenti che mette in discussione la loro solidità e la loro stessa sopravvivenza con conseguente crisi occupazionale.
Nell’anno trascorso, a proposito di Fincantieri (che cito per prima in quanto la più grande impresa della regione e anche dello Stato) vi sono state, dopo vent’anni, delle novità a livello manageriale.
Vi è stata la sostituzione dell’A.D.Bono per raggiunti limiti di età (poi scomparso prematuramente) e l’insediamento di un nuovo CdA il cui indirizzo  non si conosce ancora anche se  oggi sembra essere in linea con il passato.
Fermo restando che il carico di lavoro non è mutato, non è superfluo rimarcare come sia necessario che vada rivista la politica occupazionale incentivando il ricorso a personale autoctono stante anche gli effetti dell’attività del cantiere sul tessuto sociale della città di Monfalcone. Chiaramente non può essere allettante un’occupazione pesante che viene retribuita inadeguatamente. Sicuramente paghe più remunerative sarebbero in grado di risvegliare l’orgoglio e il gusto di un lavoro ben fatto, di quel lavoro di cui un tempo si andava fieri, fierezza che oggi non esiste più.
Il territorio ha bisogno di fare un salto di qualità puntando su nuovi insediamenti in grado di produrre valore aggiunto e che non necessitino di sola manovalanza. Insediamenti che andrebbero ad aggiungersi alle due realtà monfalconesi che già ce l’hanno già esistenti, la Nidec (ex Ansaldo) e la Mangiarotti e che, causa la crisi internazionale, attualmente non stanno attraversando un buon periodo.
La SBE è, fortunatamente, un’azienda che continua a produrre e che recentemente ha acquistato lo stabilimento dell’ex Eaton.
Uno dei maggiori altri poli di sviluppo dell’isontino è il porto di Monfalcone che sta superando la situazione stagnante e priva di dinamicità operativa in cui versava da tempo.
A seguito del Decreto del Presidente della Repubblica del marzo 2018, è entrato a far parte dell’Autorità del sistema Portuale del Mare Adriatico orientale, cioè è diventato un tutt’uno con il porto di Trieste, è quindi stato inserito in una realtà di relazioni internazionali.
In questo periodo sono state ridefinite le aree in concessione che ridisegnano i rapporti tra i vari operatori portuali che vengono ad assumere una dimensione nazionale, in particolare con l’acquisizione da parte di F2i Holding Portuale della esistente locale Compagnia portuale e della Marter Neri (che cura l’importazione e l’esportazione verso il centro Europa della cellulosa).
F2iHP fa parte del Fondo di investimento F2i, maggiore gestore indipendente italiano di fondi infrastrutturali, di proprietà di investitori istituzionali (Cassa Depositi e prestiti, Banca Intesa, etc.), la cui missione è la promozione degli investimenti in infrastrutture inerenti il trasporto e la logistica. F2iHP opera in più porti italiani, da Venezia a Genova e a Livorno, nel campo della manipolazione delle rinfuse.
Analogamente è cresciuto l’operatore Midolini F.lli di Udine, che opera anche a Porto Nogaro e a Venezia e che recentemente ha visto rafforzarsi la compagine aziendale con l’ingresso di Smart Capital e Vsl Club, società italiana di investimento nel settore della logistica marittima.
È indubbio che queste accresciute dimensioni aziendali con l’inserimento di operatori nazionali dimostrano l’interesse che il porto suscita e fanno presumere una prospettiva di crescita maggiore.
Il recente sblocco dell’annosa e ventennale questione riguardante l’escavo del canale di accesso, con l’aumento del pescaggio a 12,5 m., indubbiamente incentiverà la crescita dei traffici con la possibilità di approdo di navi di maggiori dimensioni.
In questo contesto la recente scelta di Monfalcone per l’approdo di navi passeggeri, costituisce un’ulteriore opportunità di crescita, anche se evidenzia delle carenze nelle infrastrutture portuali con conflittualità dovute alla effettiva e cogente disponibilità degli approdi.
Chiaramente l’auspicabile consolidamento di questo traffico, al momento dovuto al contingente, ovvero alle difficoltà degli armatori su Venezia, è legato all’offerta turistica del territorio: se Trieste può contare sull’offerta di una bella città di origine asburgica, Monfalcone deve poter offrire il suo circostante territorio per poter essere attrattiva e interessante per i crocieristi, oltre che infrastrutture portuali idonee a questo traffico e sinergiche con il vicino aeroporto.
Appare quindi sempre più evidente la necessità di supportare le potenzialità di crescita del porto e di sviluppo delle aree retroportuali in termini di estensione delle banchine, di approfondimento del pescaggio, di miglioramento delle infrastrutture a terra.
In tale prospettiva non è trascurabile l’opportunità del passaggio degli attuali operatori portuali a terminalisti: la differenza sta nel fatto che quest’ultimi, a differenza dei primi, disporrebbero degli approdi in maniera privilegiata in quanto provvedono direttamente ad investire nelle infrastrutture di cui poi si avvalgono.
È importante altresì sottolineare come gli interventi in atto e quelli previsti debbano comportare e comportino effettivamente una crescita dei posti di lavoro in porto e un miglioramento delle condizioni di lavoro e di sicurezza complessive.

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