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Informarsi per evitare atteggiamenti ansiosi inutili

Il coronavirus ha raggiunto il nostro Paese: ne parliamo con la dottoressa Clara Bressan, pneumologa per lunghi anni negli ospedali di Gorizia e Monfalcone

Parole chiave: contagio (1), dottoressa Clara Bressan (1), coronavirus (9)
Informarsi per evitare atteggiamenti ansiosi inutili

Il coronavirus è arrivato nel nostro Paese, andando a colpire diverse zone del nord Italia, tra cui il vicino Veneto. Subito sono state messe in atto limitazioni e quarantene, volte a proteggere i soggetti sani, quelli più a rischio come gli immunodepressi e per limitare il propagarsi del contagio in ulteriori zone.
Purtroppo in brevissimo tempo si è anche generata una situazione, tra la cittadinanza, di grande preoccupazione e in alcuni casi di panico.
Per cercare di dare un po’ di tranquillità su quanto sta succedendo proprio in queste ore e per fare chiarezza sulle misure precauzionali messe in atto, ci siamo rivolti alla dottoressa Clara Bressan, specializzata in Pneumologia. Ora in quiescenza, ha lavorato in Medicina all’Ospedale "San Giovanni di Dio" e successivamente al nosocomio di Monfalcone, nello stesso reparto, per 10 anni.

Dottoressa Bressan, innanzitutto vorremmo chiederle un commento, proprio dal punto di vista medico, della situazione. Quanto è grave e quanto invece c’è di psicosi?
Esiste una situazione di epidemia, in evoluzione e sotto stretto controllo regionale e nazionale. Leggiamo i numeri dei contagiati e dei deceduti in Italia, in aumento quotidiano. Questo porta ad ansia perché siamo abituati a sentire sempre tutto sotto controllo, magari già risolto velocemente e che non crei più problemi e limiti alla nostra libertà.
Ma al virus non interessano i confini, se i contagi sono in aumento, ciò comporta probabile diffusione.
Ritengo quindi opportune le misure di prevenzione in atto, perché tendono a rallentare ed impedire la propagazione del virus.
Altrettanto utile informarsi, più si conosce, meno si cade nella tentazione di farsi prendere da inutili quanto "contagiosi" atteggiamenti ansiosi.

Quali gli accorgimenti da prendere, tra le persone nel quotidiano, per affrontare l’emergenza?
Il Ministero della Sanità e l’Istituto Superiore di Sanità hanno divulgato giorni fa l’elenco dei 10 comportamenti da seguire:
- lavarsi spesso le mani;
- evitare il contatto ravvicinato con persone affette da infezione respiratoria acuta;
- non toccarsi occhi, naso e bocca;
- coprire naso e bocca durante tosse e starnuti;
- non assumere antibiotici ed antivirali (a meno che non siano prescritti dal medico);
- pulire superfici "a rischio" con disinfettanti a base di alcool o cloro;
- usare la mascherina solo se sospetti di essere malato o accudisci una persona malata;
- i prodotti provenienti dalla Cina non sono pericolosi;
- in caso di dubbio non recarsi al Pronto Soccorso ma chiamare il medico di base, chiamare il 112 nel timore di contagio;
- gli animali di compagnia non diffondono il coronavirus.
Sottolineo l’importanza del lavarsi spesso e bene le mani, tossire e starnutire coprendosi, usare e gettare subito fazzoletti monouso, non toccarsi occhi, bocca e naso, perché sono misure assai poco entrate nell’abitudine di tutti noi, anche se non lo vogliamo riconoscere.
Ancora, si continua a far presente che l’uso di mascherine serve soprattutto ad evitare che noi stessi diffondiamo il nostro raffreddore... e lo stesso vale per la pulizia delle mani!

Perché il coronavirus fa così tanta paura, soprattutto se paragonato con altri virus? Cosa possiamo dire per far stare tutti, almeno un po’, più tranquilli e affrontare il momento con più "testa"?
Alcuni coronavirus sono noti da anni come causa di banale raffreddore. Questa malattia COVID 19 è alla prima comparsa. Quindi conosciamo solo ora questo virus, non abbiamo terapia specifica, non abbiamo un vaccino.
Sappiamo dall’epidemia attuale che per 80% dà malattia blanda o inavvertita, per il 20% comporta una polmonite interstiziale in persone per lo più fragili per concomitanti patologie, il 2% circa di mortalità.
Detto questo, desidero proporvi i dati relativi all’influenza stagionale che ogni anno ci fa compagnia. Colpisce circa il 9% dei cittadini italiani, quindi circa 5.000.000 di persone nell’anno in corso, causando direttamente una mortalità di 300 - 400 soggetti ogni anno, cui andrebbe aggiunta una mortalità indiretta di alcune migliaia di persone, per complicanze cardiache e polmonari.
Allora, scusate, non pensate sia ben peggiore il quadro della "banale" sindrome influenzale....tale da incoraggiarci a ricorrere più numerosi alla relativa vaccinazione? Questa è la mia convinzione.

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