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Il prezioso apporto salesiano in Moldavia

"Abbiamo visto tanti volti disperati di chi è costretto a fuggire all’improvviso, lasciando tutto e con la paura di perdere tutto": intervista a don Sergio Bergamin, salesiano che opera con i confratelli a Chisinau

Parole chiave: don Sergio Bergamin (1)
Il prezioso apporto salesiano in Moldavia

La Moldavia è uno dei Paesi che da subito, vista anche l’estrema vicinanza ai territori coinvolti nel conflitto russo-ucraino, si è messa in prima linea per aiutare le migliaia di popolazioni in fuga.
Tra le varie realtà che stanno ospitando e accogliendo profughi dall’Ucraina, anche il Centro Giovanile salesiano di Chisinau, dove opera don Sergio Bergamin, sacerdote che per lungo tempo in passato ha prestato il suo servizio anche a Gorizia. Lo abbiamo incontrato telefonicamente e ci siamo fatti raccontare tanto del loro Centro, che offre un’importantissima offerta formativa e di aggregazione ai tanti giovani della città, quanto dell’emergenza umanitaria in atto, che li ha portati a riorganizzare completamente gli spazi e l’accoglienza.

Don Sergio, da quanto tempo continua la vostra presenza in Moldavia e di cosa vi occupate principalmente?
Siamo arrivati in Moldavia nel settembre del 2005 su chiamata del nunzio apostolico e del locale vescovo, che desideravano una presenza salesiana in questa piccola nazione affinché si prendesse cura dei giovani, della realtà dei ragazzi. Nel 2007 siamo riusciti a concretizzare il nostro progetto di creare un Centro Giovanile, acquisendo un’ex officina meccanica e trasformandola in ciò che è oggi.
Ci troviamo in una zona periferica della città, a circa 6 chilometri dal centro di Chisinau, in un quartiere che tutti definivano tra i più poveri.
All’inizio abbiamo avuto qualche difficoltà di relazione con i ragazzi, alcuni dei quali abituati a vivere la strada; ci siamo però "lanciati", com’è lo spirito salesiano, senza guardare alle difficoltà ma ai volti di questi giovani, che avevano effettivamente bisogno di un’accoglienza in un ambiente che fosse pensato per loro.
Oggi i ragazzi vengono volentieri al Centro, trovano qui un ambiente bello e accogliente, dove ogni anno passano veramente centinaia di giovani.

Che tipo di attività offrite al Centro Giovanile? Cosa possono trovare i ragazzi?
Dopo la pandemia abbiamo ripreso in parte le attività e oggi calcoliamo circa 75 - 80 ragazzi che quotidianamente frequentano il Centro.
Offriamo quello che offre qualsiasi Centro per ragazzi e soprattutto una relazione con loro, che spesso vivono effettivamente delle grosse povertà, non solo economiche ma anche sociali, relazionali. Abbiamo cercato di ri-accoglierli, di rimetterli in gioco, con un nuovo rapporto.
Tra le varie offerte del Centro abbiamo l’oratorio, aperto tutti i giorni e che il sabato e la domenica offre attività anche per i più piccolini, abbiamo poi dei corsi professionali sulla saldatura, che offriamo anche alle scuole. Sempre per quanto riguarda la professionalizzazione abbiamo anche un’officina con macchinari adatti a sviluppare un patentino europeo, per coloro che lo desiderano, aprendo a prospettive di lavoro.
Gestiamo poi, da circa 10 anni, una Casa Famiglia che può ospitare fino a 10 ragazzi, soli, che non hanno futuro e che qui possono trovare una possibilità di crescita più umana e anche professionale. Attualmente ospitiamo 2 ragazzi.
Purtroppo l’attuale situazione geopolitica, che va avanti ormai da 3 mesi, ha un po’ rallentato le possibilità di contattare e accogliere altri giovani ma riprenderemo appena possibile, ospitandone altri.
Abbiamo poi due piccole parrocchie: sapendo che i cattolici qui sono pochissimi, è un servizio prezioso per loro e ci teniamo a farlo. In una delle due, assegnataci dal vescovo, situata a 30 chilometri da qui, c’è un bel gruppetto di ragazzi; lì facciamo soprattutto un servizio rivolto a loro.
Abbiamo poi tutto il cammino di formazione dei giovani animatori che frequentano il Centro e danno una mano, che si impegnano, che sviluppano l’Estate Ragazzi, frequentata ogni anno da oltre 250 ragazzi da tutta la città, fattore che crea un importante rapporto con essa. C’è un desiderio grande da parta dei ragazzi di partecipare, perché è l’unica proposta grande, strutturata e accessibile a loro.
A fare tutto questo non siamo tanti, siamo quattro: 3 sacerdoti e un fratello laico; uno di noi sacerdoti è inoltre molto anziano, ha quasi 80 anni... Abbiamo però questo bellissimo rapporto con i giovani, che ci aiutano veramente tanto.

Poco fa accennava alla situazione geopolitica in atto che ha reso un po’ complicata la quotidianità. A tal proposito come avete modificato, adattato la vostra struttura per rispondere all’emergenza?
Siamo stati presi un po’ alla sprovvista - come penso tutto il mondo - dagli eventi. Appena scoppiato il conflitto sentivamo di questa partenza in massa di persone dall’Ucraina e i primi giorni non capivamo bene cosa fare. Una sera però è arrivata una telefonata dal vicario del vescovo, che ci annunciava l’arrivo per quella sera di un’ottantina di persone che stavano scappando dal Paese.
Noi qui abbiamo una sala-palestra, alcune sale dedicate al gioco, sale per gli incontri e una trentina di materassini a disposizione: non sapevamo come fare per ospitare tutti. Abbiamo così comunque recuperato e sistemato tutto quello che avevamo e che potevamo mettere a disposizione; è stata una cosa un po’ "improvvisata". Di fatto poi - e forse per fortuna! - le persone non sono arrivate quella sera ma il giorno dopo, così abbiamo avuto ancora qualche ora a disposizione per sistemare tutto e comprendere bene come poterle sistemare.
Da quel primo gruppo di circa 80 persone ne sono poi arrivati molti altri nei giorni successivi, corriere che dal confine arrivavano anche con 50 o 60 persone alla volta. Abbiamo visto tanti volti disperati di chi è costretto a fuggire all’improvviso, lasciando tutto e con la paura di perdere tutto.
Abbiamo "trasformato" completamente tutti gli ambienti del Centro, comprato materassini, cuscini, coperte, abbiamo fatto tutto quello che era nelle nostre possibilità. Assieme ad un’associazione locale, Regina Pacis, che coordina un po’ tutta l’attività di accoglienza, abbiamo riempito il nostro garage con materiali arrivati da donazioni - alimenti, prodotti per l’igiene, le pulizie e per l’infanzia - che stiamo distribuendo tra le tantissime persone in fuga rimaste in Moldavia.

Come sta proseguendo l’accoglienza e com’è la situazione ora?
La situazione sta cambiando e nelle ultime settimane sembra essersi in qualche modo tranquillizzata, stabilizzata. Abbiamo già da un mese una quarantina di persone presenti stabilmente, persone che si sono fermate presso il nostro Centro in attesa che la situazione nel loro Paese veda un miglioramento e poter così rientrare appena possibile.
Qui abbiamo potuto offrire loro un’accoglienza non soltanto dignitosa ma soprattutto, secondo il nostro stile, un’accoglienza che sa di famiglia. Questa credo sia una cosa che loro porteranno con sé.
Abbiamo cercato di farli sentire bene, in un ambiente famigliare e grazie ai volontari che ogni settimana arrivavano dall’Italia abbiamo creato condizioni di accoglienza e alcuni momenti di festa e condivisione.
Gli stessi ospiti si sono impegnati per dare una mano in tante cose, in alcune occasioni hanno, per esempio, voluto preparare loro da mangiare. La Pasqua è stata quest’anno molto bella: gli ospiti si sono offerti per preparare il pranzo - sia per la Pasqua cattolica che per la Pasqua ortodossa -.
È stato un momento veramente bello, sapeva di famiglia e soprattutto siamo riusciti a dare a loro questa sensazione nonostante il momento così doloroso che stanno vivendo.

In queste settimane siamo stati in contatto anche con suor Rosetta Benedetti, che come lei opera a Chisinau. Ci raccontava di moltissime donne, anche molto giovani, in fuga con i loro bambini, e allo stesso tempo anche di moltissime donne anziane, stanche e affaticate. Anche voi avete osservato questo?
Sì, i nostri ospiti sono quasi tutte donne, molto spesso appunto mamme con i loro bambini. Gli uomini presenti sono pochissimi e tutti anziani, quindi non soggetti alla Legge marziale.
Tutti quelli che si trovano qui in questo momento, è perché non vogliono andare oltre, vogliono rimanere vicini al confine perché non aspettano nient’altro che tornare. Alcuni hanno già fatto rientro nel Paese, perché provenienti da zone considerate ormai "fuori pericolo".
Ora siamo costretti a ridurre un po’ i numeri dell’accoglienza, perché ci troviamo, arrivando l’estate, a dover avviare le attività con i nostri ragazzi. In tutto questo infatti il Centro non ha mai chiuso, abbiamo sempre portato avanti parallelamente anche le attività con i giovani e ora aspettano l’inizio di Estate Ragazzi.
Il nostro progetto è ora quello di accogliere i ragazzi e bambini ucraini in attività estive, realizzando un Centro Estivo anche per loro, finalizzato poi a inserirli nella nostra Estate Ragazzi.

Recentemente ci sono state tensioni nel territorio della Transnistria. Come sono stati vissuti quei momenti?
Devo dire che c’è stata un po’ di agitazione per la situazione ma effettivamente alla fine sono stati solo dei "fochi di paglia" e la circostanza, dopo un primo spavento, non è stata vissuta con paura.
In Transnistria abbiamo quattro parrocchie cattoliche ed effettivamente lì sono in agitazione continua perché la Transnistria dispone di un arsenale di armi incredibile.
Tensioni ci sono state e ci sono: nei giorni in cui si erano registrati attacchi nell’area abbiamo visto diverse code di macchine partire da quella zona.
In questo momento però non sentiamo grandi allarmi, sembra essere tornato tutto abbastanza sotto controllo; non sappiamo però quello che potrà accadere domani, perché i colpi di coda di queste tensioni non sono prevedibili.

Come viene vissuta tutta questa situazione bellica dalle vostre comunità? E come la vive la popolazione?
In Ucraina contiamo diverse nostre comunità e i salesiani sono rimasti sul luogo, continuando a svolgere il proprio operato. Per il momento, fortunatamente, non abbiamo avuto grossi problemi. Le comunità salesiane in Romania, Polonia e Cecoslovacchia stanno accogliendo tantissimi profughi - in Polonia si parla di più di 2 milioni - e i Salesiani sono completamente a disposizione per l’accoglienza.
Noi, qui al nostro centro, abbiamo incontrato e accolto tanta gente bella, disponibile, con grandi sofferenze e grandi traumi dentro di sé, ma nonostante tutto gente serena, tranquilla, molto disponibile. E in tutto questo ho visto un volto della Moldavia nuovo, che non conoscevo: molto aperta all’aiutare, la pensavo forse un po’ diversa, forse più chiusa, invece no, ha fatto scoprire un bellissimo lato di sé.

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