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"Il lavoro è un grande stabilizzatore economico"

"Se vogliamo avere tutta una serie di lavori riqualificati, dobbiamo qualificare il più possibile i nostri giovani, tenendo conto di quelle che saranno le figure lavorative del domani"

Parole chiave: Roberto Rossini (3), Acli (42)
"Il lavoro è un grande stabilizzatore economico"

Ospite per qualche giorno in Regione per prendere parte ad alcune iniziative - tra le quali un convegno a Ronchi dei Legionari in occasione dei 70 anni del Circolo Acli "Giuseppe Toniolo" -, il presidente nazionale dell’Associazione dei lavoratori cristiani, Roberto Rossini, si è soffermato con noi per alcune considerazioni sul mondo del lavoro, tema sempre attuale, nonché del ruolo delle Acli che, rimanendo al passo coi tempi, crescono e si rinnovano.

Presidente, parliamo proprio dell’occhio attento delle Acli. Dal punto di vista lavorativo, quali i punti di forza e quali le note dolenti che caratterizzano questo periodo?
Il tema del lavoro in questo Paese è un grande tema, una grande questione. Pensavamo che il tempo avrebbe garantito maggiori spunti e stabilità economica ma ci ritroviamo di fronte a una crisi che fortunatamente si è conclusa ma ha lasciato macerie.
Davanti a noi si prospetta un periodo difficile e diverso, perché "l’industria 4.0" farà cambiare le figure professionali, quindi la formazione, la scuola, e via dicendo.
Siamo in un periodo di passaggio particolarmente delicato, in cui il ruolo della politica deve essere esercitato fino in fondo. Noi insistiamo molto, per esempio, sul tema della formazione professionale perché è ovvio che, se vogliamo avere tutta una serie di lavori riqualificati, dobbiamo qualificare il più possibile i nostri giovani, tenendo conto di quelle che saranno le figure lavorative del domani.
Occorre poi un grande piano di investimenti che consenta alle imprese di assumere e di immaginare di avere degli sbocchi di mercato.
Il lavoro è un grande stabilizzatore umano ed economico; noi dobbiamo riuscire a fare in modo che il lavoro ci sia: quando le persone hanno un lavoro sono in grado di farsi una famiglia, di pianificare la loro vita…è uno stabilizzatore naturale. Meno lavoro vuol dire meno stabilità.
Ci rendiamo conto che c’è un clima che è profondamente cambiato in questo Paese e le pulsioni negative sono spesso esposte apertamente; nostro compito è contrastarle in modo attivo garantendo a tutti innanzitutto il lavoro, il buon funzionamento delle istituzioni e la collaborazione da parte dei corpi intermedi. Le Acli in questo collaboreranno per sollecitare il tema delle politiche e per creare una cultura politica, umana e sociale che dia segnali positivi

Riguardo proprio le Acli, per rimanere al passo con i tempi e per rinnovarsi, quali passi faranno nel lungo periodo per rimanere vive e attive, "sentinelle del territorio"?
Devono continuare ad essere appunto molto attente al territorio, alla realtà vera e quotidiana della gente che fa fatica, che non trova un senso alla propria vita, che è sola, che non ha lavoro. Noi crediamo che l’impegno nel sociale, attraverso le tante iniziative che vanno dal Servizio Civile ai Gruppi di Acquisto Solidale, ai temi delle eccedenze alimentari, piuttosto che l’animazione della comunità - sulla quale stiamo lavorando molto - o ancora la scuola e il doposcuola; si possono creare le condizioni sociali affinché la gente si senta meno sola e senta soprattutto un senso di appartenenza ad una comunità, che ritengo sia anche una dimensione religiosa importante.

© Voce Isontina 2018 - Riproduzione riservata
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