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Il bullismo nelle comunità della nostra società

È molto sottile il confine che separa uno scherzo da un atto di bullismo e dal rischio di cadere nell’illegalità. Bisogna essere molto chiari a riguardo: di scherzi innocenti e anche divertenti ne sono sempre stati fatti sia in ambito scolastico sia nella comune cerchia di amicizie.

Il bullismo nelle comunità della nostra società

Quando, allora, un semplice scherzo rischia di trasformarsi in un vero e proprio episodio di bullismo soprattutto a livello giovanile?
Per capirlo con il giusto grado di precisione possiamo fare riferimento al concetto di satira che nelle ultime settimane ha scatenato il mondo intero in valutazioni e giudizi in gran parte del tutto fuori luogo. La satira è veramente satira quando colpisce i potenti; la satira fa ridere quando, anche indirettamente, colpisce le istituzioni e chi le comanda e le guida. La satira è divertente quando è indirizzata al debole ma con l’evidente obiettivo di colpire il potente.
Allo stesso modo possiamo dire che uno scherzo rimane tale quando è indirizzato indistintamente da tutti verso tutti i membri di un gruppo. Si parla invece di bullismo quando una serie di scherzi, o presunti tali, colpisce in modo ripetuto solo e soltanto l’anello debole, la persona che per carattere o per il suo stesso modo di essere, ha qualche difficoltà a inserirsi nel gruppo e, di fatto, ne è tagliato fuori. Le conseguenze rischiano di essere devastanti.
E’ vero che il carattere del singolo gioca un ruolo importante nello sviluppo delle varie situazioni ma è ancor di più vero che la responsabilità delle istituzioni è fondamentale. Infatti è in ambito scolastico che queste situazioni trovano sbocco; è in ambito scolastico che il "bullo" di turno ha modo di dimostrare spavaldamente la sua presunta superiorità. Se un tale comportamento è anche soltanto "tollerato" dagli insegnanti e dal personale non docente il rischio di atti di bullismo diventa molto alto. In alcuni casi si sfiora il dramma personale per il ragazzo o la ragazza che sono il bersaglio unico di queste attenzioni: si innesca un meccanismo che impedisce alle persone di discutere questi problemi in famiglia così come la mentalità e il concetto di "branco" consigliano il silenzio ai testimoni passivi di atti di bullismo, coloro che non partecipano attivamente ma ne sono testimoni.
Conseguenze negative ci possono essere anche per quelli che il "branco" lo guidano e ne sono i protagonisti attivi: uscire regolarmente indenni da situazioni che penalizzano i compagni o comportano danneggiamenti alle dotazioni di istituto non fa che aumentare il livello di autostima per questi giovani per i quali i concetti di rispetto e etica pubblica rischiano di essere parole vuote e prive di significato.
Se i giovani hanno poche armi per combattere efficacemente fenomeni di questo tipo sono le istituzioni ad avere disponibili tutte le possibilità: episodi acclarati di bullismo non possono che essere sanzionati nel modo più pesante. In particolare il personale docente può intervenire direttamente sul giudizio del profitto scolastico; allo stesso modo, di fronte a episodi di danneggiamento delle dotazioni di istituto o delle proprietà personali il dirigente dovrebbe obbligatoriamente rivolgersi alle forse dell’ordine.
La "tolleranza zero" va chiaramente definita e comunicata all’inizio di un anno scolastico ma deve essere applicata con il massimo rigore. Solo così ci saranno le condizioni per poter ridurre le conseguenze sia per le singole persone coinvolte sia per gli effetti sulle nostre comunità che vivono sempre più spesso una profonda crisi educativa e morale.

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