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Il 1° maggio ritorna in piazza

La manifestazione provinciale in Piazza della Repubblica a Monfalcone

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Il 1° maggio ritorna in piazza

Ritorna quest’anno, dopo due anni di pandemia, la celebrazione aperta a tutti della festa del lavoro e, importante novità, la manifestazione provinciale si terrà in Piazza  della Repubblica a  Monfalcone.
Non più, Gradisca, quindi, ma un felice ritorno dopo trent’anni nella città dei cantieri, suo sito naturale. Èqui, infatti, che hanno sede le industrie più significative dell’ex provincia di Gorizia. E, se la festa è anche un’occasione per richiamare l’attenzione sui temi più scottanti del mondo del lavoro, a Monfalcone li ritroviamo tutti: sicurezza, precariato, subappalti, sfruttamento, illegalità.
Gli anni ’90 hanno visto la fine della crisi della cantieristica italiana e l’inizio di quello sviluppo che l’ha portata ad avere un ruolo mondiale preminente nella costruzione delle navi bianche. Il rilancio industriale di Fincantieri è certamente opera  dell’A.D. Giuseppe Bono che ha governato l’azienda negli ultimi  vent’anni e che in questi giorni viene sostituito. Sulla stampa, nazionale e locale, vengono riportati su di lui giudizi positivi sia dal mondo politico che da quello imprenditoriale e  indubbiamente, non si può negare l’importanza che ha rivestito  nella crescita della Fincantieri. Un’impresa che sembrava obsoleta negli anni ’80, che ha visto 10 anni di cassa integrazione, incentivi ai prepensionamenti, è oggi leader mondiale del settore.
Ciò che invece è mancata a Bono è stata l’attenzione per il territorio e per la comunità che attorno al cantiere gravita.
Ad ogni consegna di una nave l’A.D.,velatamente o meno, rivendicava l’autonomia industriale  e l’eventualità di un cambio di sito produttivo qualora  vi fossero contestazioni sui riflessi che la fabbrica riverbava sulla città. Una città divenuta in questi vent’anni più povera sia dal punto di vista economico che sociale.
È giusto che sia Monfalcone, da sola, a sobbarcarsi  il costo della grandezza della Fincantieri?
Si auspica che il nuovo manager, oltre a continuare sulla strada intrapresa, rivolga un’attenzione maggiore alle ripercussioni dell’attività produttiva sul territorio.
Il periodo nel suo complesso, continua ad essere negativo, anzi, attualmente alla pandemia, che  è sempre presente in misura rilevante, si è aggiunta la tragedia della guerra in Ucraina a seguito dell’invasione russa.
L’aspetto umanitario di un popolo che soffre e muore ci colpisce sempre nel profondo  in questo caso  la commozione è aumentata dalla vicinanza del conflitto.
Al dolore di vedere città distrutte, morti e persone in fuga va, quindi, sicuramente aggiunta la paura per la propria incolumità. E, dal piano fisico al piano economico il passaggio è breve in un mondo globalizzato come è quello attuale.
I contraccolpi sull’economia sono già sotto gli occhi di tutti:mancanza di acciaio,grano,concimi, olio di semi...
Non sono solo i prodotti ucraini e russi a mancare ma, a caduta libera, aumenta il costo di tutti gli altri.
La guerra porta inevitabilmente con sé la speculazione che, peraltro, ha anticipato i tempi. Parliamo di energia, luce e gas, che hanno subito aumenti esorbitanti già da prima che scoppiasse il conflitto.
Le famiglie sono più povere, molte non riescono a garantirsi una vita dignitosa (stipendi e pensioni non  coprono più il carovita), le realtà imprenditoriali più piccole sono costrette a chiudere i battenti,quelle più grandi devono far ricorso alla C.I.G.
Nel nostro territorio, per fortuna, per il momento, l’occupazione sta ancora tenendo se si eccettua la Mangiarotti a Monfalcone dove il ricorso alla C.I.G.si è aggiunto ai licenziamenti incentivati. È questo sicuramente un brutto segnale, potrebbe infatti rappresentare l’inizio di qualcosa di irreversibile che il prosieguo della guerra rende quanto mai probabile. Pertanto, va giudicato assolutamente in maniera positiva il Patto territoriale per il lavoro, lo sviluppo e la coesione sociale sottoscritto alcuni giorni fa nel municipio di Monfalcone tra CGIL-CISL-UIL, industria,porto e terziario che, in 15 punti, prevede un monitoraggio continuo della situazione e un’attività  sinergica per la tutela del lavoro, per lo sviluppo del territorio e per il rispetto della legalità, tutti compiti di un sindacato che operi  veramente a difesa dei lavoratori.
In questo momento di grave crisi internazionale,per difendere i lavoratori necessita misurarsi nel concreto ed agire con unità di intenti.
Tutti devono essere consapevoli che le conquiste fatte possono essere perdute se non sono continuamente difese.

© Voce Isontina 2022 - Riproduzione riservata
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