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I giovani toccano con mano la crisi economica in Grecia

La nuova esperienza proposta dalla Caritas ha coinvolto un primo gruppo di 13 volontarie nel progetto "A scuola di solidarietà"

Parole chiave: Giovani (48), Grecia (12), Caritas diocesana (24), crisi economica (10), chiesa armena (1)
I giovani toccano con mano la crisi economica in Grecia

È rientrato domenica sera, il primo gruppo di 13 giovani volontarie della Caritas diocesana di Gorizia impegnate nella nuova fase dell’esperienza di servizio "A scuola di solidarietà".
Gli ambiti di impegno sono stati molteplici, principalmente: il centro rifugiati di Caritas Atene, dove le giovani hanno prestato la loro opera alla mensa e presso la distribuzione abiti, e la parrocchia di riferimento per i cattolici di rito armeno dove è in corso un centro estivo per i bambini delle famiglie povere del quartiere e delle famiglie di rifugiati ospitati dalla Caritas presso la Neos Kosmos Social House.
Obiettivo dell’esperienza è far toccare con mano ai giovani gli effetti perduranti della crisi economica, in Grecia più pesanti che in Italia, e le situazioni di difficoltà dei profughi che si ritrovano bloccati sul suolo ellenico a causa della burocrazia e della chiusura dei confini.
Queste sono le motivazioni per cui oltre alla Caritas diocesana di Gorizia anche diverse altre Caritas diocesane di tutta Italia sono impegnate nel sostegno a Caritas diocesane greche attraverso il programma "gemellaggi solidali".
Le attese da parte della Caritas diocesana sono quelle di rafforzare un gemellaggio che possa contribuire da una parte ad una crescita della chiesa cattolica greca nel servizio ai fratelli e dall’altra essere occasione di impegno per singoli e gruppi.
Così anche le giovani volontarie sono partite con loro personali attese: "il desiderio di conoscere nuovi mondi e nuove persone, incontrare il mondo dei rifugiati e le loro problematiche, dare una mano a chi ha bisogno"; "capire che i problemi che abbiamo noi possono essere relativi rispetto a quelli delle persone che incontreremo qui"; "visitare una città ed aiutare le persone, la possibilità di unire le cose"; "un modo per crescere e imparare cose nuove".
Dopo una settimana le prime impressioni delle giovani volontarie raccontano che: "questa esperienza è importante per comprendere meglio gli effetti della crisi economica"; "colpisce vedere come persone che prima stavano bene ora non ce la fanno più a soddisfare bisogni per noi scontati"; "nell’incontro con profughi e rifugiati è possibile capire le reali motivazioni e le situazioni da cui fuggono".
Accanto al servizio anche momenti di formazione, di visita ed incontro con persone e realtà che in Grecia si stanno impegnando per uscire dalle situazioni di difficoltà; oltre all’impegno crescente della Caritas locale e delle singole parrocchie nell’accoglienza e nell’assistenza dei poveri ci sono esperienze di vere e proprie attività economiche che coinvolgono soggetti fragili, come ,ad esempio, l’associazione Shedia che si propone di accompagnare i gruppi che si recano ad Atene a scoprirne la parte meno turistica e più colpita dalla crisi. Piccoli segni di una Grecia che si sta muovendo per uscire da un periodo difficile e complicato della sua storia; anche per le ragazze è stato significativo "vedere persone che anche nel loro piccolo vogliono cambiare le cose".
Elemento non secondario dell’esperienza è la convivenza, che porta a doversi organizzare per le piccole cose quotidiane: la spesa, la preparazione dei pasti, le pulizie. Infatti il gruppo è ospitato presso la sede dell’Ordinariato cattolico degli Armeni residenti in Grecia e deve autogestirsi per le proprie esigenze. Un’esperienza sicuramente intensa, vissuta a 360 gradi, dove i ritmi delle giornate siano intensi e i momenti di servizio coinvolgenti: "per le tante cose fatte sembra di essere qui da un mese e non da solo una settimana".
Rimane comunque tempo per un po’di svago per qualche visita culturale e un po’ di riposo al mare, tutto in un clima di serenità ed amicizia, perché "è bello fare le cose insieme".

L’impegno di solidarietà della Chiesa armena

Intervista a padre Joseph Bazouzou, amministratore apostolico dell’Ordinariato cattolico degli armeni residenti in Grecia.

Padre Joseph, ci può dare una breve descrizione della comunità armena in Grecia?

La presenza in modo organizzato della comunità armena cattolica in Grecia risale agli anni 20 del secolo scorso, subito dopo il genocidio armeno, quando il servo di Dio Mons. Cirillo Zohrabian, dell’Ordine dei Cappucini ed esiliato dalla Turchia, arrivato in Grecia trovò una comunità di profughi armeni presso i quali cominciò l’attività pastorale.
Oggi in Grecia ci sono armeni cattolici, armeni apostolici e armeni evangelisti: comunità piccole ma tra noi chiese armene c’è un’atmosfera di fratellanza.

Come sta reagendo al comunità alla situazione greca? Come si è attivata per rispondere ai bisogni delle persone colpite dalla crisi?

Gli armeni di loro carattere non trovano difficoltà di integrarsi nei paesi dove si trovano, nonostante il loro attaccamento a tradizioni, lingua e cultura. Sono sempre attivi, non solo in Grecia, ma ovunque si trovano. Abbiamo le nostre chiese, scuole e centri culturali. Facciamo in modo si che le nuove generazioni conoscano pure, attraverso diverse attività, la cultura e la storia armena.
Come dall’inizio della fondazione, il nostro Ordinariato armeno cattolico in Grecia è molto vicino ai bisognosi, profughi o non profughi. Le persone vulnerabili sono di diversi tipi: i greci impoveriti, gli immigrati giunti in Grecia prima della crisi economica, ed i profughi di recente arrivo. I loro bisogni sono in certo modo diversi. Tra i nostri parrocchiani c’è una diffusa sensibilità, molti hanno cominciato a donare ciò che possono in cibo, vestiti ed a gestire i vari servizi ma la cosa più interessante è che alcune persone, che una volta erano profughi presso il nostro ordinariato, dove hanno trovato alloggio, vitto e assistenza, oggi si sono offerte di servire i profughi.

Come pensa si evolverà la situazione in Grecia?

La Grecia è un paese ricco di storia e cultura e questo periodo di crisi ha indebolito molto la gente. La Grecia deve continuare ad essere un paese bello e accogliente. Secondo me si deve incoraggiare la gente, aiutarla a ricominciare e a non mollare mai. È vero che la tassazione è molto pesante e supera la capacità della gente ma si può sempre fare qualcosa, agire e creare occasioni di lavoro.

Come valuta il sostegno che viene dall’Italia?

Dal giorno in cui il Papa emerito Benedetto XVI ha fatto l’appello per aiutare le famiglie greche vulnerabili, subito la Caritas Italiana ha preso questa responsabilità creando gemellaggi tra le Diocesi e Parrocchie italiane e greche. Da allora si sono realizzati diversi progetti che con l’arrivo dei profughi si sono sviluppati ulteriormente. La Caritas Italiana sta lavorando con grande impegno per aiutarci a realizzare tutti i nostri progetti, ultimamente abbiamo pure ricevuto degli aiuti materiali e cibi da parte di cittadini, impiegati di vari enti e aziende, da parrocchie e gruppi.
L’aspetto più tangibile dei gemellaggi è l’aumento del numero dei volontari italiani che arrivano per svolgere diversi servizi alle persone vulnerabili, vorrei ringraziare di cuore tutti coloro che offrono con cuore aperto il loro generoso servizio. Un appello a tutti gli italiani di venire e visitare la Grecia, godere della sua bellezza, non solo ma anche per trovare i loro fratelli greci. Vi aspettiamo con la vostra ricchezza spirituale e culturale, per progettare delle iniziative che possano essere utili a tutti e due i popoli ricchi di storia e cultuta, italiani e greci, anche a noi armeni.

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