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Fase di stallo per l’economia dell’Isontino

Le industrie non brillano per crescita di produttività e non è ancora partito quel volano di crescita che dovrebbe rappresentare il porto di Monfalcone

Parole chiave: stallo (1), economia (5), lavoro (46)
Fase di stallo per l’economia dell’Isontino

Il da poco iniziato 2019 non si presenta, purtroppo, sotto i migliori auspici dal punto di vista della ripresa economica nonostante le dichiarazioni enfatiche delle Forze politiche che attualmente sono al governo.
In particolare, i dati del PIL relativi alla nostra regione, evidenziano come, per l’isontino, l’unico dato positivo per l’export sia rappresentato dalle navi prodotte dalla Fincantieri.
Per il resto, la situazione è in una fase di stallo, le industrie non brillano per crescita di produttività, non sono significativamente aumentate di numero, non è ancora partito quel volano di crescita che avrebbe dovuto essere rappresentato dal porto di Monfalcone.
Panorama industriale poco incoraggiante vista anche la riconferma di alcune criticità, ormai cicliche, come ad esempio, la Nidec (ex Ansaldo).
La maggior preoccupazione, qui, è rappresentata dal fatto che la carenza di commesse ha fatto sì che non venissero riconfermati i lavoratori assunti a tempo determinato dopo che gli stessi erano stati preparati professionalmente.
Alla luce delle sempre più frequenti lamentele,da parte degli imprenditori, della difficoltà di trovare maestranze competenti, il fatto è quantomeno strano.
Continuano ad essere disoccupati gli ex dipendenti della Detroit, della Eaton (nonostante la dichiarata volontà, espressa dall’amministrazione comunale e regionale, di trovar loro una ricollocazione) e molti altri lavoratori licenziati per crisi produttive e ritenuti troppo vecchi (40- 50 anni) per essere riammessi sul mercato del lavoro.
D’altra parte, se non si creano occasioni di sviluppo economico e industriale, la situazione difficilmente potrà cambiare.
Per esempio, come potrebbero  essere riconvertiti gli ex siti industriali Eaton e Eurogroup (per il quale si parla attualmente di acquirenti  cinesi)?
La stagnazione industriale cui stiamo assistendo si ripercuote inevitabilmente anche sulla scelta della scuola superiore che in questi giorni i giovani si stanno apprestando a fare.
Come scegliere un indirizzo che sia in linea con le richieste di mercato, e assicuri quindi alla fine del ciclo scolastico un’occupazione, se le richieste in termini professionali continuano a non essere  conosciute ?
È indubbia, quindi, l’importanza che il cantiere navale assume nel nostro contesto.
La continua acquisizione di commesse da parte della Fincantieri fa sì che attorno al suo operare non vi sia alcuna obiezione né sulle ricadute sociali che l’enorme numero di lavoratori extracomunitari comporta sul territorio in termini di sanità, scuola, casa né sui diritti sindacali faticosamente conquistati che stanno via via venendo meno.
La precarietà del lavoro è direttamente proporzionale all’uso degli appalti di cui il gruppo dirigente fa sempre più uso e di cui nessuno sembra più farci caso.
Sta passando pressoché sotto silenzio anche la scelta di appaltare il taglio e la saldatura di parti dello scafo nella zona industriale dell’Aussa Corno di San Giorgio di Nogaro.
Se ieri ci si limitava ad appaltare, per la maggior parte, l’allestimento della nave, oggi si comincia a farlo anche per la costruzione dello scafo.
Conseguenza evidente e grave: sempre meno lavoratori diretti e sempre più condizioni di lavoro precarie che certamente non aiutano i lavoratori né dal punto di vista della sicurezza economica né da quello della fiducia e speranza in un mondo migliore per tutti.

© Voce Isontina 2019 - Riproduzione riservata
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