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In prima linea nell’accoglienza, nell'aiutare anziani e bambini durante gli sbarchi, nel distribuire i pasti

Da Cormons a Lampedusa

Uno dei volontari dell’associazione ha operato nelle scorse settimane sull’isola del Mediterraneo per favorire la costituzione della Misericordia locale

Parole chiave: Misericordia Cormons (1), Lampedusa (5)
Da Cormons a Lampedusa

La Misericordia di Cormons, che conta una novantina di volontari, rimane un importante punto di riferimento sul fronte dell’aiuto e della solidarietà.
Gli interventi, come i trasporti socio sanitari, prevalentemente verso gli ospedali, le assistenze alle manifestazioni, l’animazione e la compagnia alla casa di riposo della cittadina collinare, la concessione in comodato gratuito di presidi sanitari, risultano sempre più frequenti, segni di un’efficienza operativa che i volontari assolvono nel migliore dei modi.
Oltre a ciò, la Misericordia organizza anche corsi di educazione sanitaria e di primo soccorso e, soprattutto, una Unità per interventi di protezione civile. Questa è collegata con la struttura di Protezione civile regionale e con la Confederazione delle Misericordie d’Italia a cui fanno riferimento anche le altre 600 Misericordie di tutta Italia. In questo contesto, i volontari della Misericordia sono intervenuti a seguito dei terremoti nelle Marche e Umbria, nel Molise e nell’Abruzzo e dell’alluvione in Valle d’Aosta e in assistenza dei profughi a Otranto (emergenza Kosovo) e al San Giuseppe di Gorizia (guerre ex Jugoslavia) e dei pellegrini a Roma per il Giubileo del 2000.
Un volontario è appena rientrato a Cormons dopo una settimana trascorsa a Lampedusa rispondendo all’invito della Confederazione a dare una mano alla costituenda Misericordia locale, che opera prevalentemente a favore della comunità lampedusana, ma interviene anche in supporto alle strutture di accoglienza nei momenti critici degli sbarchi degli immigrati.
In Misericordia si sottolinea la volontà di mantenere l’anonimato del volontario, in rispetto del codice morale che la prima Misericordia si è data, oltre 750 anni fa, nel lontano 1244 a Firenze; codice secondo il quale i beneficiari di una "opera di misericordia" non devono sapere chi ringraziare.
La prima "divisa", infatti, era una veste nera con un cappuccio che nascondeva il volto. È il comportamento di chi fa il bene senza chiedere un compenso, di chi soccorre senza far pesare il soccorso. È la regola a cui si attiene ancor’oggi il volontario della Misericordia di Cormòns che non accetta alcuna forma di compenso ma "riceve dall’assistito la propria ideale retribuzione solo nella coscienza dell’opera caritativa compiuta e lo ringrazia con l’espressione del tradizionale motto delle Misericordie "Che Iddio gliene renda merito" (Statuto Art. 13).
È stato quindi in prima linea nell’accoglienza, impegnato ad aiutare anziani e bambini durante gli sbarchi, a distribuire i pasti, a gestire i migranti per le prime visite sanitarie, a trasportare gli ammalati e gli infortunati al Pronto Soccorso del Poliambulatorio dell’Isola e ad assistere quanti poi partivano con il traghetto verso la Sicilia.
Ci sono state difficoltà da superare per comunicare con i migranti e per trasportare quelli con patologie più gravi o sospette patologie infettive, quando era necessario il loro trasferimento con l’elicottero in strutture sanitarie adeguate in Sicilia. Tutta questa impegnativa operatività è gestita dalla Confederazione e, alternativamente, dalle Misericordie di tutta Italia.
Durante gli sbarchi dalle motovedette, ci sono state poi altre situazioni che il volontario non dimenticherà molto facilmente.
Il passare dei bambini dalle braccia di un marinaio, a quelle di un volontario, a quelle di un finanziere, pensando a come sono sopravvissuti al lungo viaggio che li ha portati a Lampedusa, agli stenti e alle privazioni patite. Pensare che cosa questi bimbi si stanno domandando in braccio a questi uomini con mascherine, guanti e tute bianche che ne fanno vedere solo i loro occhi, magari anche un po’ arrossati, perché immaginano quanta fatica e quanti non ce l’hanno fatta.
Poi aiutare e soccorrere altri "riempiti di botte" in terra libica ed altri ancora con ferite da arma da fuoco.
Questi impegni, nel campo della solidarietà e della vicinanza agli ultimi, i volontari della Misericordia lo sentono prima di tutto in loro stessi, ma sono impegni che si riflettono poi nella comunità ed in tutto il territorio circostante.
Ci auguriamo che possano servire da esempio e da stimolo all’incremento del numero dei volontari, in modo da offrire alla comunità servizi sempre più tempestivi ed efficienti per affrontare adeguatamente le tante richieste di intervento che quotidianamente emergono nel delicato campo della sanità e dell’assistenza.

© Voce Isontina 2019 - Riproduzione riservata
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