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Cristiani e la politica: diritto e dovere

Cristiani di diverse realtà ecclesiali della città di Gorizia si sono incontrati giovedì scorso nei locali della parrocchia di San Rocco per riflettere ancora un momento sullo "scontro" di idee e posizioni tra gli amministratori della Città e don Sinuhe Marotta, in relazione all’assegnazione degli alloggi ATER agli aventi diritto.

Nella querelle un’affermazione ci ha colpito e ci impone di replicare: che il prete deve occuparsi del servizio ecclesiale e basta! senza considerare suo compito la difesa dei poveri e dei meno protetti, che è chiaro impegno politico.
La meraviglia e lo sconcerto dei cristiani presenti all’incontro deriva dal fatto che, dimenticando la titolarità di ogni persona di esprimere un parere su ciò che è di tutti, che è lo specifico della politica, offende il giudizio di estromissione che gli amministratori locali hanno voluto  esprimere nei riguardi di don Sinuhe e di quanti, cristiani in questo caso, disturbano i conducenti.
Per il cristiano lo Stato viene sempre dopo la persona e dopo la comunità di persone che oggi chiamiamo società civile.
Perciò sentiamo il dovere di ripetere, proprio perché già impegnati a dare testimonianza concreta verso i poveri e gli ultimi, che questa testimonianza non è sufficiente senza unirla ad un impegno serio e coerente nell’ambito di quella politica che di sua natura dovrebbe "servire" in particolare le persone meno protette.
Tutti abbiamo, in quanto cittadini, diritto di guardare al futuro, e una società che guarda al futuro è una società viva. Sono cittadini che parlano di politica coloro che ricercano la verità, confrontandosi sui fatti del presente e sulle scelte per il futuro e non come allo stadio dove l’importante è urlare più forte per avere ragione tifando per una compagine piuttosto che un’altra. Va da sé che a molti politici di mestiere è molto più favorevole avere dei tifosi piuttosto che dei cittadini: diventa molto più facile proporre uno slogan piuttosto che un pensiero articolato e supportato da dati oggettivi, rimenando coerenti e ancorati al sano principio di servire il proprio Paese e non il contrario.
Quando gli uomini politici servono solo i propri interessi o quelli di coloro che fanno parte della stessa "parrocchia", offendono la "parola" anche se da parte di molti si è proposto il dubbio che i politici di oggi sappiano davvero che cosa sia la "parola", cioè servire.
Sarebbe utile che molti politici, ma anche molti cittadini, rileggessero quello che ha affermato il Mahatma Gandhi: "Il mio profondo rispetto per la verità mi ha portato in politica; senza esitare, posso dire che chi pensa che la religione non debba avere nulla a che fare con la politica, non ha capito nulla né di religione né di politica", oppure  Cicerone, e parliamo di alcuni secoli fa, "L’amministrazione dello Stato  deve essere esercitata a vantaggio di coloro che le sono stati affidati, non a vantaggio di coloro ai quali l’amministrazione è stata affidata" o ancora Albert Einstein "L’alto destino dell’individuo è servire anziché dominare. La politica è una vocazione altissima è una delle forme più preziose della carità perché cerca il bene comune".
Papa Francesco ha detto "Un buon cattolico si immischia in politica offrendo il meglio di sé, perché il governante possa governare" e ancora "Prego il Signore che ci doni politici che abbiano davvero a cuore la società, il popolo, la vita dei poveri".

© Voce Isontina 2018 - Riproduzione riservata
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