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Crisi climatica: tempo di agire!

Sul tema è intervenuto anche papa Francesco, invitando i giovani a “fare chiasso", a continuare a farsi sentire perché "non siete il futuro, ma il presente"

Parole chiave: crisi climatica (1), Fridays for Future (2), Anna Postorino (1)
Crisi climatica: tempo di agire!

La crisi climatica è qualcosa di reale, di cui già stiamo "pagando" le conseguenze.
Proprio negli scorsi giorni si è svolta a Milano la Pre - Cop26, evento che ha fatto da anteprima alla conferenza sul clima, la Cop26 - Conferenza delle Parti, vertice annuale dell’Onu sul clima che giunge appunto alla XXVI^ edizione - che si svolgerà a Glasgow dal 1° al 12 novembre prossimi.
Sulla necessità di prendere coscienza di un cambiamento si è espresso più volte anche papa Francesco, il quale proprio recentemente, incontrando Giacomo Zattini, attivista del movimento "Fridays For Future" che coinvolge giovani in tutto il mondo seguendo l’esempio di Greta Thunberg, ha stimolato i ragazzi invitandoli a "fare chiasso", a continuare a farsi sentire perché "non siete il futuro, ma il presente".
Abbiamo incontrato quindi Anna Postorino, attivista di "Fridays For Future Gorizia" e con lei abbiamo toccato i punti principali per i quali il movimento si batte, non mancando di chiederle alcuni spunti per incominciare, nel nostro piccolo, ad essere un cambiamento.

Anna, "Fridays For Future" coinvolge in particolar modo giovani e giovanissimi. Quali sono le vostre preoccupazioni, diciamo i "cardini" sui quali si basano le vostre azioni di protesta e sensibilizzazione?
Il nostro punto principale è chiedere giustizia climatica e, accanto a questa, anche giustizia sociale, perché crediamo fermamente che se non ci sarà quest’ultima, non potranno mai esserci i presupposti nemmeno per quella climatica.
Puntiamo molto sul fatto che in questi giorni si stia svolgendo la Pre - Cop26 a Milano, nella quale si sceglieranno gli argomenti che verranno poi trattati nella Cop26 a Glasgow; vogliamo che vengano scelti gli argomenti giusti, che portino poi, ad esempio, ad un accordo molto stringente, che obblighi gli Stati ad effettuare una transizione ecologica.
Il nostro punto cardine è proprio quello di chiedere alle istituzioni che venga effettuata immediatamente una transizione ecologica: circa un mese fa è uscito l’ultimo report della IPCC - gruppo intergovernativo dell’Onu per i cambiamenti climatici che raccoglie scienziati autorevoli da tutto il mondo, i quali si riuniscono a scadenze regolari stilando report per definire a quale punto sia la crisi climatica - e questo afferma che il momento di agire è "ora o mai più". Con la Pre - Cop26 e la prossima Cop26 puntiamo quindi molto sul fatto che si esca veramente con delle soluzioni.

Poco fa accennavi ai temi della giustizia sociale, punti ripresi proprio negli scorsi giorni da Greta Thunberg in un suo intervento all’interno della Pre - Cop26. Dove si trovano in questo momento maggiori disparità?
Oltre a Greta Thurnberg anche una ragazza ugandese, Vanessa Nakate, sempre all’interno degli incontri Youth4Climate della Pre - Cop26, ha tenuto un discorso molto bello sui temi e sul significato della giustizia sociale, interconnessa con la giustizia climatica.
Molte volte siamo portati a pensare che i Paesi che inquinano di più siano quelli in via di sviluppo, quando in realtà le emissioni devono essere guardate storicamente, pertanto la responsabilità storica delle emissioni globali è dell’Occidente; tuttavia la transizione ecologica pesa sui Paesi in via di sviluppo, soprattutto sul continente Africano. Questo significa non avere giustizia sociale e significa non avere nemmeno giustizia climatica.
Come Europa possiamo essere i primi ad attuare una transizione ecologica ma dobbiamo far poi sì che tutti i Paesi la possano attuare e che in tutti i Paesi ci sia un futuro: se non ci sarà in Africa, se non ci sarà in Asia, non ci potrà mai essere nemmeno in Europa; siamo un insieme, un globo e questa è appunto una crisi globale, dove tutti quanti devono agire. Noi occidentali abbiamo anche il compito di far sì che nei Paesi in via di sviluppo si punti sulla giustizia climatica, cosa di cui, al momento, nessuno parla.

A tal proposito quindi cosa chiedete ai "grandi", intesi sia come adulti, le generazioni prima della vostra, che ai "big" del pianeta?
Ai "grandi" intesi come leader del mondo chiediamo che prendano delle decisioni: molto spesso ci viene detto che è tutto sulle spalle del cittadino, che siamo noi a dover fare delle azioni, il che è giusto ma le nostre azioni non sono sufficienti, la politica deve agire, è solo lei che può creare leggi, stipulare accordi…
Invece ai "grandi" intesi come persone adulte chiediamo di combattere insieme a noi per darci un futuro. La maggior parte delle persone adulte ha un’altra idea del mondo, dovuta al fatto di aver vissuto ed essere cresciuti in altri momenti storici, diversi, che non presentavano le problematiche che ci sono ora. Chiediamo quindi a chi è genitore, nonno, zio, di lottare per il futuro dei propri figli, nipoti. Loro probabilmente non vedranno in prima persona la "vera" crisi climatica, invece noi sì e abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti quanti. Molto spesso veniamo accusati di mobilitare solo ragazzi che vogliono saltare dei giorni di scuola: la realtà non è questa, l’obiettivo è molto grande e penso che coinvolgendo anche gli adulti magari questa retorica potrà non esserci più, perché vedendo che tutti i cittadini scendono in piazza per un unico comune obiettivo, ovviamente anche chi fino ad ora non ha aderito, magari ci potrà fare un pensiero.

Da qualche parte si deve iniziare: cosa possiamo comunque fare nel nostro piccolo?
Noi crediamo - e la scienza lo conferma - che le azioni individuali sono necessarie ma non sono sufficienti. Ci sono ad ogni modo tre azioni che sono veramente importanti quasi quanto l’azione politica: la prima è informarsi e di conseguenza informare tutte le persone intorno a te sulla crisi climatica, su un problema che c’è, è reale e affliggerà tutti. La seconda cosa è scendere fisicamente in piazza, chiedere azione politica per avere un futuro. La terza cosa è diminuire o azzerare il consumo di carne, che è una delle azioni individuali che veramente impatta moltissimo sulla crisi climatica.

Soltanto pochi giorni fa c’è stata la Giornata internazionale di sensibilizzazione contro lo spreco e le perdite alimentari. Anche questo è un grande problema per l’ambiente; hai qualche consiglio da poter dare a riguardo?
Ovviamente, desidero ribadirlo ancora una volta, queste sono cose piccole, quella che è necessaria è un’azione politica. In ogni caso, il consiglio personale che posso dare su questo aspetto è quello di controllare la provenienza del cibo che acquistiamo - discorso che ci riporta sulla giustizia sociale e a tutte le persone che lavorano nei campi con orari assurdi e mal retribuite -; prediligere cose sfuse o con imballaggi non impattanti; comprare prodotti al mercato e locali, non importate da posti lontani che vedono sfruttamento del terreno, della manodopera, consumo di carburanti per i trasporti… Oltre a ciò è importante evitare gli sprechi: non comprare grandi quantità rischiando di dover poi buttare una parte perché scaduta o non più commestibile.
Come dicevo però, queste sono piccole cose, necessarie certo, è giusto che tutti noi le facciamo, ma non sufficienti. La cosa importante è chiedere che non ci siano più allevamenti intensivi, che non ci siano agricolture intensive, che venga proibito l’uso di pesticidi o che l’Europa non firmi più gli accordi con il Mercosur, che prevede la vendita di pezzi di Foresta Amazzonica per le coltivazioni. Anche noi come Europa stiamo "uccidendo" l’Amazzonia che, ricordiamo, è il "polmone" del pianeta. Se non risolviamo la crisi climatica una delle prime cose che potrebbe succedere è proprio che la Foresta Amazzonica si trasformi in un grande deserto; immaginiamone le conseguenze…

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