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Creare lavoro: per i giovani e per chi l’ha perso

Domenica 1° maggio la manifestazione provinciale a Gradisca. "Incognite che non fanno intravedere a medio periodo svolte occupazionali dovute all’insediamento di nuove e innovative realtà produttive"

Parole chiave: lavoro (48), giovani (48), disoccupazione (5), crisi economica (10)
Creare lavoro: per i giovani e per chi l’ha perso

A pochi giorni dall’annuale appuntamento con la festa del lavoro del primo maggio, le organizzazioni sindacali dei metalmeccanici, sia a livello regionale che nazionale, hanno proclamato uno sciopero unitario per rivendicare il rinnovo del  loro contratto di lavoro scaduto ormai da molti mesi.
Una vera e propria novità per questo  comparto industriale, fondamentale per l’economia del nostro Paese, considerato che gli ultimi rinnovi contrattuali non  erano stati sottoscritti dalla FIOM-CGIL.
È forse il caso di ricordare lo slogan in voga nella categoria agli inizi degli  anni ’60: "marciamo divisi e colpiamo uniti".
Altri tempi, si dirà. E non solo quelli: sono cambiate le esigenze dei lavoratori, quelle delle industrie.
Modifiche profonde e strutturali che sicuramente non consentono in alcun modo di fare dei paragoni con quegli anni. Perciò, le tre diverse piattaforme rivendicative presentate dalle  organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative, sono state oggetto di commenti non certo positivi e alquanto scettici sulla riuscita della contrattazione durante i mesi di confronto con la controparte imprenditoriale.
La ritrovata unità d’azione è certamente un dato positivo.
"Meglio tardi che mai" dice il proverbio e, nel caso di specie, è proprio vero considerati i danni che hanno prodotto sui lavoratori le "fughe in avanti" di qualche organizzazione sindacale.
Nella ritrovata unità sindacale e nell’appropinquarsi del primo maggio, i tre segretari generali di CGIL-CISL-UIL, hanno ricordato insieme, nella nostra regione, il quarantesimo anniversario di quella tragedia che fu il terremoto del Friuli. Non a caso, il tema principale dei discorsi è stato il lavoro, creare lavoro per le nuove generazioni e per coloro che l’hanno perso.
Il nostro territorio continua a versare in grosse difficoltà nonostante alcuni segnali di ripresa occupazionale.
Mi riferisco all’ex Ansaldo, oggi ASI, che, dopo anni di crisi, a fronte di un nutrito pacchetto di ordini, ha manifestato l’intenzione di possibili, prossime assunzioni.
Così possiamo dire anche per la Mangiarotti, insediata nell’ex area Solvay di Monfalcone, e la Meteor  di Ronchi dei Legionari  che alternano  situazioni di criticità a segnali positivi ma che, pur non prevedendo nuove assunzioni, non mettono a rischio l’occupazione delle attuali loro maestranze.
Non possiamo tuttavia sottacere, se vogliamo essere obiettivi e realisti, che nel territorio permangono molte incognite che non fanno intravedere, perlomeno a medio periodo, quelle svolte occupazionali tanto auspicate dovute all’insediamento  di nuove e innovative realtà produttive.
Il territorio rimane, sempre e comunque, Fincantieri centrico.
E all’interno della Fincantieri, cantiere  navale più grande d’Europa, con un carico di commesse fino al dopo 2020, permangono grandi incongruenze sia per le maestranze di diretta occupazione sia per i lavoratori delle ditte appaltatrici. I lavoratori diretti sono ormai "solo" 1600 a fronte di 4/5000 lavoratori delle ditte esterne.
È evidente come tale situazione si rifletta sul territorio immediatamente più vicino, che è la città di Monfalcone, creando difficoltà facilmente intuibili e già più volte evidenziate.
Nonostante le forze politiche e sociali affermino di volerle affrontare e risolvere, nulla di concreto viene messo in campo.
L’altra anomalia per  Monfalcone  è rappresentata dal mancato sviluppo del suo porto. La scelta politica di regionalizzazione di tale sito, fatta in un’ottica di sviluppo, si è rivelata invece essere perdente.
Oggi si parla di esuberi sia di lavoratori della Compagnia Portuale che di  lavoratori di altre ditte che operano all’interno del porto.
Problematica la situazione ai silos ex De Franceschi.
La nuova proprietà, Casillo, dichiara di voler abbandonare il sito appena acquisito a seguito della mancata attivazione della rete ferroviaria, peraltro già esistente. Certamente questo è un paradosso che mal si concilia con l’asserito rispetto dell’ambiente. A parole, purtroppo solo a parole, siamo tutti ecologisti. Nei fatti concreti prevalgono sempre e comunque le lobbies, anche se si continua a dire che nel nostro Paese le lobbies non esistono. La mobilitazione dei lavoratori deve essere continua e costante.
Prossimo appuntamento a Gradisca, il 1° maggio, per una grande manifestazione unitaria.

© Voce Isontina 2019 - Riproduzione riservata
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