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Covid - 19: l’importanza di mantenere comportamenti corretti

Intervista alla dottoressa Chersevani, presidente dell’Ordine provinciale dei Medici Chirurghi e Odontoiatri

Parole chiave: Covid - 19 (25), Roberta Chersevani (3)
 Covid - 19: l’importanza di mantenere comportamenti corretti

La dottoressa Roberta Chersevani, radiologa, lo scorso anno assegnataria del premio "Santi Ilario e Taziano - Città di Gorizia", non è solamente uno dei fiori all’occhiello della nostra città ma soprattutto vanta diverse esperienze nazionali ed internazionali grazie alla lunga e profonda esperienza in campo medico.
È stata presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri ed è presidente dell’Ordine dei Medici Chirurghi e odontoiatri della provincia di Gorizia.
Le abbiamo posto alcuni quesiti sul problema che sta affliggendo il mondo in questi giorni, l’epidemia da Covid - 19, la scorsa settimana elevata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità a pandemia.

Dottoressa, ci troviamo davanti ad una situazione di emergenza che il nostro Paese non viveva forse dai tempi della II Guerra Mondiale. Da medico, come vede e vive questo momento?
Da persona e da medico la vivo con preoccupazione, con una sensazione di impotenza ma anche con una certa ansia che cerco di mitigare quando mi ritrovo a sostenere e a consolare pazienti e amici che si rivolgono a me per consigli, pareri e conforto.
La preoccupazione nasce da un evento inaspettato e impensabile, dalla scarsa conoscenza che abbiamo di questo virus, dalla sua virulenza e diffusione.
La preoccupazione nasce anche dall’indifferenza che si è prodotta nelle fasi iniziale della diffusione della malattia. Mi viene in mente lo sguardo di compassione rivoltomi dalla cliente di un bar quando prima di consumare una tartina ho pulito le mani con un gel.
L’impotenza nasce dalla consapevolezza che la realizzazione di una cura efficace ed un vaccino richiedono lunghi percorsi.
L’ansia è infine fisiologica ed umana.

Che sensazioni anche tra i suoi colleghi?
Sicuramente le stesse, con in più le problematiche che derivano dal fatto che sono in campo, mentre io sono in quiescenza.
Devono continuare le attività solite, già difficili e impegnative per la nota riduzione di personale e di turnover, con in più la necessità di identificare i casi della nuova epidemia.
E’ nota la grave e ancora persistente carenza di presidi di protezione per cui vi è un serio rischio che molti operatori sanitari vengano contagiati.
Ci sono già stati anche colleghi morti. Allo stesso tempo vi è una grandissima disponibilità.
L’articolo 8 del nostro Codice Deontologico parla di dovere di intervento: "Il medico in caso di urgenza, indipendentemente dalla sua abituale attività, deve prestare soccorso e comunque attivarsi tempestivamente per assicurare idonea assistenza".
Qualche sera fa intervistavano un medico anziano, messosi a disposizione: con la voce incrinata diceva che un medico resta tale per sempre.

A suo vedere il Sistema sanitario sta rispondendo in maniera efficace? Quali sono i bisogni del Sistema in questo momento così fondamentale per il contrasto al virus?
Il sistema sanitario sta rispondendo in maniera efficace al grande carico di lavoro.
Nella storia moderna non vi è mai stata una così grande necessità di presidi di medicina intensiva, di letti e ventilatori indispensabili in quella percentuale di pazienti che vanno incontro a complicanze di insufficienza respiratoria.
C’era già carenza di medici anestesisti e rianimatori ed ora sembrano moltiplicarsi per un dedizione che non prevede orari e riduce i riposi.
L’abnegazione è encomiabile per tutti professionisti della sanità.
Resta grave la carenza di mascherine idonee e di altri presidi di protezione.
Serve personale preparato, spazi di isolamento per i pazienti contagiati e tutto il supporto della medicina intensiva nei casi gravi.

Dal punto di vista medico, crede che le mosse attuate in questi giorni dal Governo siano sufficienti o bisognava "giocare d’anticipo"?
Si poteva forse anticipare l’isolamento, imparando dall’esperienza della Cina, ma noi non abbiamo la compattezza e la capacità di obbedire di quel popolo.
Abbiamo assistito a incredibili manifestazioni di leggerezza e di mancata osservazione dei consigli diffusamente dati dai media, e solo la paura, quando la situazione è diventata davvero grave, ha portato gli italiani a stare a casa, ottemperando alle disposizioni ministeriali.

Cosa dobbiamo aspettarci nelle prossime settimane?
Dobbiamo sperare che il comportamento della nostra popolazione si mantenga corretto, per evitare la diffusione del virus che può essere presente anche in persone che non presentano alcun sintomo, e che possono comunque diffonderlo.
Restare a casa e prestare attenzione alle norme igieniche. Compaiono dappertutto. Anche nel sito dell’Ordine dei Medici della nostra provincia.
Non sappiamo quanto ci vorrà perché il fenomeno si attenui.
E’ giusto seguire l’informazione che viene costantemente data dai media, dalla Protezione Civile, dall’Istituto Superiore di Sanità; anche questi dati possono essere recuperati sul nostro sito.

Al termine di tutto questo, cosa crede (o, perché no, spera) che ci insegnerà questa situazione?
Spero e credo che questo difficile momento si concluda facendo emergere la parte migliore di noi.
Ci rendiamo conto di come i nostri ritmi sono cambiati, ma anche le nostre esigenze e priorità.
Siamo diversi da come eravamo il mese scorso, più attenti, più meditativi, meno dispersivi.
C’è più tempo per pensare e forse anche riordinare la scaletta delle nostre priorità.
La riduzione dei contatti ci porta anche a migliorare i rapporti interpersonali, con una maggior attenzione verso le necessità di chi sta oltre la porta accanto.
Ovviamente sopravviveranno anche gli irriducibili idioti, ma spero non perdano l’occasione di migliorare.

Concludendo, c’è qualche consiglio/suggerimento/buona norma che desidera ribadire?
E’ assolutamente necessario azzerare il potenziale di trasmissione del virus.
Significa mantenere i comportamenti corretti fino a quando sarà passato il picco e la malattia comincerà a ridursi.
Per coloro che non hanno impegni lavorativi socialmente utili, rimanere a casa, evitare i contatti, seguire le regole per eventuali necessari spostamenti.
Lavarsi spesso le mani in modo più completo e prolungato, non toccarsi occhi, naso e bocca con le mani. Usare alcool e preparati a base di cloro per pulire le superfici.
In caso di febbre e tosse non andare nell’ambulatorio del medico o al pronto soccorso, ma contattare telefonicamente il medico, per evitare eventuali contagi.
Non dimenticare che la solidarietà fa bene non solo agli altri, ma anche a noi stessi. E quando arriverà il vaccino non perdiamo l’occasione di usarlo.
Così il coronavirus ci avrà insegnato anche la prevenzione.

© Voce Isontina 2019 - Riproduzione riservata
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