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Con il Papa fra le nuvole

Il goriziano Alberto Colautti, comandante Alitalia,  organizza gli spostamenti aerei di papa Francesco  durante le sue visite pastorali in tutto il mondo: la complessità di una macchina organizzativa che deve tenere conto  di tante esigenze e necessità particolari

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Con il Papa fra le nuvole

Nei giorni scorsi Alberto Colautti, goriziano comandante Alitalia, è stato ospite delle Acli provinciali, dei circoli Acli "Mons. Margotti" e "Mons. Faidutti" e dell’Associazione "Noi del Pastor", per uno speciale incontro dedicato ai voli del Papa, che lui personalmente segue in qualità di comandante supervisore.
Abbiamo avuto modo di incontrarlo e ci siamo fatti raccontare alcune curiosità, ma anche le emozioni che accompagnano la programmazione e la realizzazione di un volo per la Santa Sede.

Comandante, portare in volo il Papa è certamente un onore ma anche un onere. Quali sono le richieste per questo tipo di volo? In cosa si distingue?
In termini generali, i piloti della mia compagnia avrebbero tutti la possibilità di effettuare operativamente un volo di questo genere.
Chiaro è che per un volo particolare come questo - che a tutti gli effetti è un volo di Stato - richiediamo alcune caratteristiche in più: una professionalità particolarmente elevata, grande capacità di gestire le emozioni e lo stress, quindi una certa stabilità emotiva, la capacità di essere flessibili - ci possono sempre essere degli imprevisti o delle sorprese e bisogna essere in grado, in tempi brevi, di trovare una soluzione; un’attenzione maniacale nei confronti della puntualità, perché il Santo Padre è legato a delle tempistiche molto precise e anche i mass media presenti hanno delle finestre di tempo particolari, pertanto il volo deve partire in orario e deve atterrare esattamente nel minuto previsto. Sono necessarie poi capacità di concentrazione e capacità di integrazione all’interno di un gruppo che lavora per mesi alla preparazione di un singolo volo.

Parlando proprio della preparazione di questi viaggi, quali sono le fasi di realizzazione?
Normalmente ricevo con molto anticipo dalla Santa Sede le richieste su quelle che sono le esigenze, le necessità e i desideri del Santo Padre e fintanto che lui stesso non le rende ufficiali, non vengono divulgate - infatti una delle caratteristiche che chiediamo ai nostri equipaggi è proprio quella della riservatezza: qualunque cosa succeda a bordo, deve rimanere a bordo -.
Raccolgo quindi le desiderate e inizio a ragionare su quale possa essere l’aeroplano più adatto a svolgere proprio quel volo; successivamente verifico le rotte e si stila la tempistica di tutta l’operazione, da quando l’aereo è consegnato, fino a quando il Papa sbarcherà.
Viene poi scelto l’equipaggio e si fa una visita del posto; l’equipaggio viene preparato per eventuali caratteristiche particolari dello specifico aeroporto d’arrivo.
Il giorno prima si svolge un briefing finale - molto intenso, dura 6 ore - che ripete passo per passo tutto il volo, ragionando su quelli che possono essere gli imprevisti.
Il prossimo viaggio - ormai è ufficiale, il Santo Padre lo ha annunciato - porterà il Papa a Juba, in Sud Sudan. Sarà un volo particolarmente complesso da preparare.

Riguardo al personale di bordo, che tipo di staff è richiesto?
Per i voli di Stato l’equipaggio è normalmente composto da un comandante supervisore, che è il responsabile del coordinamento tra le esigenze della Santa Sede e l’operatività del volo, un comandante titolare, il responsabile della manovra dell’aeroplano, si concentra sul garantire che rimanga sempre all’interno dei parametri stabiliti. Ci sono poi uno o due piloti, un supervisore di cabina, un responsabile del caricamento, un responsabile tecnico addetto alla manutenzione e un responsabile della sicurezza.
Accanto a questi anche un responsabile della sicurezza della Santa Sede e un responsabile della Guardia Svizzera.
Le due persone che normalmente sono sempre presenti su questi voli, mentre le altre ruotano, sono il comandante supervisore e il supervisore di cabina, che garantiscono una continuità alla Santa Sede.

Parlando della sua esperienza personale, cos’ha provato alla prima organizzazione di un volo per il Santo Padre?
Mi fu comunicato nel 2010. Avevo lavorato per 15 anni all’addestramento in Alitalia e in quell’anno fui spostato dalla parte addestrativa a quella operativa, diventando capopilota. In quell’anno papa Benedetto XVI chiese di andare in Benin e venni incaricato di organizzare il volo. Lì per lì devo dire che, pur se emozionato e orgoglioso, ero assolutamente tranquillo, proprio perché siamo preparati per programmare e gestire voli di questo tipo.
Il momento un po’ cruciale fu la sera prima, quando mi resi conto che il giorno seguente avrei dovuto portare il Santo Padre, con tutte le responsabilità e con tutte le difficoltà, in un contesto che era comunque quello di continua attenzione dei mass media sul volo - una manovra sbagliata si sarebbe vista in mondovisione -. Questo crea una certa ansia, è indubbio, ma viene gestita con l’aiuto di tutte le persone che sono a bordo, perché ognuno fornisce il suo supporto e dà il suo contributo nel gestire problemi, risolvere faccende, controllarle. Questo consente di mantenere sempre una certa tranquillità.
Alla fine del volo, una grande soddisfazione per aver completato e garantito tutto ciò che la Santa Sede richiedeva.

C’è qualche ricordo che le è rimasto più impresso dei voli effettuati insieme ad un Papa?
Il volo a cui forse sono più legato è quello effettuato in Repubblica Centrafricana nel 2015, uno dei voli più complessi preparati dall’azienda. L’aeroporto di Bangui, la capitale, è estremamente particolare, collocato proprio in mezzo a due campi profughi, con i bambini che giocano in mezzo alla pista. Pertanto per chi, come noi, è abituato ad un contesto occidentale con un aeroporto totalmente delimitato, arrivare lì e assistere alle persone che attendono a bordo pista è sicuramente emozionante e al contempo una grande responsabilità.
Quel particolare viaggio apostolico prevedeva una tappa in Kenya, una in Uganda e solo negli ultimi due giorni la Repubblica Centrafricana.
Era stato sconsigliato molte volte al Papa di recarsi lì per la situazione sociale particolare del Paese e fino all’ultimo si fu in dubbio se riuscire a fare questo volo o no, ma forte fu il suo desiderio e la sua volontà.
Quando fummo autorizzati a farlo, con tutta una serie di attenzioni e cautele, grande fu la gioia e due cose in particolare mi colpirono: una fu il Santo Padre una volta risalito a bordo dopo aver aperto la Porta Santa per l’Anno Santo a Bangui - era estremamente felice e ci ringraziò veramente in maniera speciale -; l’altra fu vedere le persone che, durante il decollo, correvano lungo la pista per seguire il Papa, una cosa che in tutti gli altri Paesi non è nemmeno immaginabile.

C’è un volo che ancora non ha svolto ma che le piacerebbe poter effettuare?
Il prossimo viaggio in Sud Sudan sarà certamente molto particolare e anche il desiderio del Papa immagino sia molto forte, l’ha ribadito più volte e con determinazione.
Posso dire che un volo con il Santo Padre è per ogni pilota un po’ il volo "della vita" a livello professionale. Incontrare il Papa e il suo carisma è sicuramente un momento estremamente particolare e per una persona che è anche cattolica, credente, significa mettere a disposizione la propria professionalità per il suo servizio alla Chiesa. È una grande soddisfazione.

© Voce Isontina 2019 - Riproduzione riservata
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