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Come convivono la bioetica e l’Islam

Intervista ad Elisabetta Zambon, laureata in Scienze Filosofiche presso l’Università degli Studi di Padova con una tesi di argomento ancora inesplorato

Parole chiave: Elisabetta Zambon (1), bioetica (1), filosofia (1)
Come convivono la bioetica e l’Islam

si fa molto per favorire l’incontro e la conoscenza reciproca tra culture e religioni. A volte però le cose non sono del tutto semplici, in particolar modo in quei campi come la Medicina dove, in più culture, esistono dei precetti non sempre accantonabili come se nulla fosse.
La cervignanese Elisabetta Zambon si è recentemente laureata a Padova in Scienze Filosofiche con una tesi dal titolo "Bioetica e Islâm nella relazione medico - paziente", affrontando un argomento decisamente innovativo in una materia altrettanto giovane: la Bioetica è infatti disciplina nuova, sorta soltanto attorno agli anni ’70.
Abbiamo incontrato la dottoressa Zambon e ci siamo fatti raccontare di più sulla sua tesi e sulla disciplina affrontata.

Dottoressa Zambon, per iniziare vorrei ci spiegasse in cosa consiste il Corso di Laurea da lei frequentato e quali sono i campi principali di riferimento.
Il Corso di Laurea che ho seguito è Scienze Filosofiche, due anni che vanno a completare la precedente Laurea triennale conseguita a Trieste. Ho deciso di frequentare il Corso di Laurea Specialistica a Padova anche per ampliare il giro di conoscenze e per respirare un’aria diversa.
Scienze Filosofiche presenta tutti i settori scientifico - disciplinari della Filosofia, spazia quindi dalla Teoretica alla Morale, dalla Filosofia del Linguaggio all’Estetica, passando per i settori di Storia della Filosofia.
La Facoltà di Padova è interessante perché ha anche, tra le discipline, Storia della Filosofia tardoantica, "pezzettino" di storia in genere poco affrontato dai manuali e in cui rientra il primo periodo del Cristianesimo, e Sociologia della Religione, corso tenuto da un professore specializzato in Sociologia islamica.

Entrando nello specifico della sua tesi, da cosa è sorto lo spunto per la ricerca?
Proprio a Padova, tra i vari corsi della specializzazione, c’è Bioetica, materia non presente in tutte le Università che offrono la Magistrale in Filosofia. A tenere il corso c’è il professor Antonio Da Re, personaggio di rilievo dal punto di vista nazionale e internazionale.
La Bioetica è una disciplina amplissima e praticamente nuova, trova origine negli anni ’70 e affronta tutte quelle tematiche che, un tempo, si sarebbero trattate con il comune buonsenso e la semplice riflessione ma, con tutti i cambiamenti avvenuti dagli anni ’50 e ’60 con il progresso scientifico e medico, è stato necessario soffermarsi a riflettere e a porsi alcune domande che l’uomo ancora non si era fatto.
L’idea per la mia tesi è nata in maniera molto lineare a colloquio con il mio relatore. Mi piaceva indagare la connessione che poteva esserci tra riflessione razionale e religione ed è quindi sorta l’idea di accostarsi all’Islam; è stato il mio docente a suggerirmi, come campo d’indagine, la relazione tra medico e paziente, argomento molto attuale e del quale si sente parlare anche in episodi di cronaca.

Quanto tempo ci è voluto per la realizzazione e quali ricerche ha dovuto compiere?
Dalla "prima pietra" alla consegna dell’elaborato, ci sono voluti circa 7 mesi. Il grande problema che ho dovuto affrontare è che c’è pochissima manualistica sull’argomento, esiste un solo manuale in Lingua italiana, l’unico riferimento che tocca tutte le tematiche della Bioetica nei suoi punti cardine: l’inizio vita e fine vita, relazione medico - paziente, donazione degli organi…
Dopo aver letto questo testo, insieme al mio relatore si è deciso di indirizzare l’elaborato verso la relazione medico - paziente, nello specifico il problema della donna musulmana quando si trova a dover essere seguita da un medico uomo. Sono così partita da una parte introduttiva di conoscenza sull’Islam: credo che, per capire la tematica, sia necessario un passo indietro che inquadri la religione stessa, un unicum di morale, religione e giurisprudenza. Questo è l’orizzonte che permette di capire poi anche certe prese di posizione davanti a determinate questioni.
Quindi sono passata ad indagare i quattro principi del campo biomedico: beneficenza, non maleficenza, autonomia e giustizia, dei quali i medici che si confrontano con questa materia trovano una corrispondenza anche nel Corano e li ritengono sposabili con la loro tradizione.
La tesi quindi entra nello specifico della figura del medico e di quella del paziente, analizzando i Codici di Etica medica islamica. La cosa interessante è come il medico non sia solo il garante della salute fisica ma anche la persona a cui ci si rivolge per un supporto dal punto di vista religioso durante un problema di salute.
Ho proseguito poi lavorando sulla figura del paziente, con analisi di testi molto nuovi, usciti soltanto ad inizio 2018, affrontando la questione del genere femminile e della cura medica, lavorando in questo caso con materiali reperiti in rete: dibattiti da forum e articoli. Particolarmente interessante il lavoro di un medico americano musulmano che porta avanti una Scuola di medicina islamica negli Stati Uniti dove tenta una commistione tra pratiche occidentali e musulmane per mettere a proprio agio i pazienti.
La Bioetica è un campo di confronto particolare perché chiama in causa la questione della Vita, davanti alla quale la Legge islamica permette che il precetto religioso passi in secondo piano, pertanto ci sono delle dinamiche per le quali, in assenza di medici donna, la paziente può essere visitata dal medico uomo. Sarebbe interessante proseguire con l’analisi di questi aspetti "extra - ordinari", che proprio la Bioetica studia.

Ci sono stati aspetti che, all’inizio dell’elaborazione, proprio non prevedeva di incontrare?
Forse non mi aspettavo di trovare così pochi studi e così poca manualistica sull’argomento. Sapevo di fare una tesi su un tema nuovo ma, con il senno di poi, mi aspettavo di trovare più punti di vista. Anche il contesto italiano ha esplorato ancora poco questi aspetti: ci sono ad esempio dei memorandum per medici, prodotti da alcune Aziende sanitarie, su come potersi relazionare con le persone immigrate; ci sono dei segnali ma, vista l’attualità dell’argomento, forse mi aspettavo un po’ di materiale in più.
In ogni caso, per me, è stata una vera scoperta dell’Islam sia come religione, che come cultura e mi ha portata a confrontarmi con una parte di storia dell’umanità che non conoscevo. Dal punto di vista etico - legale è una cultura estremamente razionale. È stato un grande arricchimento, che mi ha aiutato a non assolutizzare ed estremizzare le cose.

Ora che il suo percorso di studi si è concluso, quali sono i suoi progetti e i suoi "sogni nel cassetto"?
Vorrei tanto insegnare Storia e Filosofia nei Licei, sia per poter sempre continuare a studiare, ad aggiornarmi ed arricchirmi culturalmente, ma soprattutto per poter lavorare con i ragazzi, l’ultimo "pezzettino" con il quale possiamo lavorare prima che diventino persone compiute. L’età dell’adolescenza, secondo me, è fatta per istigare "fuochi buoni".
Questa è la strada che mi piacerebbe poter compiere; in attesa, a breve inizierò il Servizio Civile, che mi porterà all’Università di Trieste per un progetto che si occupa della fruizione del patrimonio bibliografico, museale, culturale, storico e scientifico di UNITS.

© Voce Isontina 2018 - Riproduzione riservata
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