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C’era una volta... il consiglio comunale

La partecipazione della popolazione alla vita della città si è trasferita, mancando la mediazione di partiti e associazione, sui social che però aiutano ben poco a socializzare

Parole chiave: Consiglio comunale (4)
C’era una volta...  il consiglio comunale

C'era una volta... Le favole e le storie per i bambini iniziavano e, forse, ancora oggi iniziano così. Ma questo "c’era una volta" non riguarda una favola: si riferisce al nostro modo di partecipare alla vita sociale ed alla gestione dei problemi e delle prospettive della città. E quindi... c’era una volta il Consiglio comunale, nel quale maggioranze e minoranze davano il meglio di sé per indirizzare le scelte che riguardavano la vita dei cittadini. Si parlasse di strade, di piani regolatori, di lavoro, di scuole, di gestione dei rifiuti o dei trasporti, si assisteva a dibattiti che avevano contenuti e portavano a proposte operative.
I consiglieri comunali arrivavano in aula dopo aver partecipato nelle sezioni dei loro partiti a discussioni su quello che si doveva fare e sostenere; sapevano di cosa andavano a parlare; in ogni gruppo c’era chi aveva partecipato ai lavori delle commissioni su quell’argomento. Insomma si presentavano con i capigruppo o i consiglieri già indicati per intervenire che avevano in testa le loro proposte e le tesi a loro sostegno.
In aula si accaloravano e le discussioni erano molto accese. Spesso ad ascoltarli c’erano gruppi di cittadini che volevano sentire cosa si decideva in Consiglio. Certe volte erano così accalorati nel confronto e nei dibattiti che non ti saresti aspettato di vederli, finito il lavoro in Consiglio, andare a bere un bicchiere assieme al bar vicino. Quindi, c’era una volta un momento istituzionale al quale si arrivava dopo aver sentito i cittadini e gli iscritti che partecipavano alle riunioni di partito o allargate e dove si concludeva un percorso con l’adozione di provvedimenti, democraticamente e solitamente a maggioranza, che avrebbero avuto incidenza sulla vita della comunità locale. Sia chiaro, non si viveva nel mondo delle fate e non era un sistema perfetto, aveva i suoi limiti: le maggioranze talvolta si modificavano in corsa e potevano anche portare al cambiamento del primo cittadino.
Poi venne l’elezione diretta del sindaco, proprio per evitare troppi cambiamenti nel corso di un mandato e consentire quindi ’stabilità’ all’amministrazione locale. Pian piano la vita dei partiti si affievolì, risvegliandosi un po’ solo quando si doveva cercare il candidato sindaco. Poi era lui, anche seguendo gli accordi già presi, che si nominava gli assessori e decideva quello che si doveva fare.
Il Consiglio comunale ha perso mordente.
Adesso è il sindaco il perno del tutto e la partecipazione dei cittadini si è trasferita, mancando la mediazione di partiti e associazioni, su quelli che chiamiamo ’social’ e assai poco aiutano a socializzare. Entrare in quel mondo, anche quando si vuol parlare della vita della città, dei suoi problemi e delle possibili soluzioni, è una tremenda delusione. I ’social’ sono diventati il luogo dell’insulto, dell’incitamento all’odio, delle tifoserie per principio; un luogo che non produce idee e che non cerca prospettive, ma vive e si alimenta di invettive. Fortunatamente non sempre, ma a questo tipo di logica si ispirano, purtroppo, anche molti di coloro che istituzionalmente dovrebbero aiutare i cittadini a pensare e a convergere assieme sulle soluzioni dei problemi. No, ormai vige il senso della tifoseria dove il capo è tutto e chi non è con il capo è nulla (eufemismo). L’insulto sostituisce il rispetto per le persone e per le idee e soprattutto impedisce qualsiasi tentativo di dialogo e di approfondimento.
C’era una volta... un popolo che cercava di vivere la democrazia, con difficoltà e problemi, ma con la voglia di costruire. C’è ancora? Quali responsabilità portiamo come comunità cristiana di fronte a questa situazione che porta a divisioni e contrapposizioni senza vie d’uscita? E quanti sono coloro che dicono di essere cristiani, di difendere questa fede mentre fomentano divisioni e odio? Non è forse venuta l’ora di chiedersi dove abbiamo lasciato i valori veri del cristianesimo che richiedono l’amore verso le persone ed il creato per poter dire di amare veramente Dio Padre?  Lo preghiamo ’Padre’ e ci dimentichiamo di essere fratelli.
Non stiamo parlando di sentimentalismi, ma di una fede che impegna alla verità, alla giustizia, al rispetto, alla ricerca del bene di tutti. La comunità cristiana è ancora in grado di essere quel ’lievito’ che dona un contributo importante alla vita di tutti? Gesù si chiedeva se al suo ritorno troverà ancora la fede sulla terra.
Dobbiamo pensarci e probabilmente scopriremo di aver bisogno di una nuova conversione che, cambiando noi stessi, aiuti anche gli altri a trovare la strada per costruire rapporti almeno civili tra le persone per dare un futuro migliore alla società, partendo dalla comunità in cui viviamo.   

© Voce Isontina 2019 - Riproduzione riservata
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