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Amianto: l’importanza di ricerca, sorveglianza e prevenzione

"Il numero medio di casi annui sul territorio dell’area giuliano - isontina si aggira intorno ai 50: è un numero molto elevato considerando che nella popolazione generale questo tumore è estremamente raro, si tratta di una concentrazione di casistica molto rilevante. Sono casi venuti a contatto con un’esposizione all’amianto in un periodo variabile tra i 40 e i 70 anni fa"

Parole chiave: dottor Fabio Giuseppe Vassallo (1), amianto (15), mesotelioma (2)
Amianto: l’importanza di  ricerca, sorveglianza e prevenzione

L'amianto continua a colpire, in particolare sul nostro territorio dove per decenni è stato usato non solo in edilizia ma anche e soprattutto all’interno della cantieristica.
Oggi la ricerca ha fatto grandi passi avanti, consentendo ai malati di poter ricevere cure e terapie ma purtroppo per il mesotelioma, la patologia tumorale più frequente, ancora non esiste cura.
Il Friuli Venezia Giulia, proprio per la sua storia legata strettamente nell’area giuliano - isontina all’industria navale, rappresenta con il suo Registro regionale degli esposti amianto una peculiarità a livello nazionale.
Abbiamo incontrato il dottor Fabio Vassallo, presidente della Commissione regionale Amianto FVG.

Dottor Vassallo, cosa sappiamo oggi di tumori e malattie amianto correlate e quali sono gli organi più colpiti?
La pleura è l’organo più colpito per quanto riguarda le patologie da amianto - sappiamo che il 93,2% dei mesoteliomi colpisce proprio questa -; meno frequentemente il peritoneo, ancora meno frequentemente il pericardio, la tunica vaginale e il testicolo.
Il mesotelioma pleurico è il tumore professionale più importante e più strettamente correlato all’esposizione pregressa all’amianto; può avere una latenza anche di molti anni - parliamo di decenni - tanto che il concetto di monitoraggio e sorveglianza sanitaria va molto oltre la vita lavorativa del soggetto.
Accanto a questo tumore molto noto ne esiste un altro, quello polmonare, la cui causa principale è il fumo di sigaretta ma per il quale l’amianto è un fattore favorente, un cofattore importante. I tumori polmonari hanno un’incidenza decisamente superiore al mesotelioma, sono quindi tumori ad altissima incidenza ma a più bassa frazione di esposizione. Ciò significa che, se andiamo a valutare potenzialmente il numero di malattie e di tumori professionali, quello polmonare potrebbe eguagliare o anche superare il numero di mesoteliomi.
Accanto a queste malattie tumorali ci sono altre che non sono tumorali, quindi meno gravi, come le placche pleuriche - che di per sé non danno una vera e propria malattia ma rappresentano un fattore espositivo inequivocabile - e la fibrosi polmonare progressiva, che conta ancora pochi numeri nella popolazione.

A suo avviso tra la popolazione quanta "coscienza" c’è di queste malattie? Se ne sa abbastanza o c’è forse una sottovalutazione della problematica?
La sottovalutazione potrebbe essere motivata dall’idea la curva epidemiologica vada via via riducendosi, cosa che ci si aspettava ma che in realtà non si è configurata perché oggi abbiamo un numero di casi, per esempio di mesoteliomi, piuttosto costanti negli ultimi 10 anni nella nostra area, quindi di fatto la popolazione ancora esprime questo rischio, che si è esteso non solo alla popolazione lavorativa ma anche alla popolazione composta dai famigliari, in primis delle mogli che spesso avevano a che fare con le tute dei mariti impiegati nella cantieristica.
Non dobbiamo però considerare il settore della navalmeccanica come l’unico contesto lavorativo che esprime un potenziale rischio: in realtà l’amianto è stato utilizzato in molti percorsi produttivi industriali, anche nel campo edile per fare un esempio.

A tal proposito quali sono i settori maggiormente colpiti?
Sono quelli che hanno a che fare con tutti i processi di coibentazione - pensiamo a tutti i tecnici che hanno trattato il settore delle caldaie, dell’isolamento termico, il settore dell’idraulica… - ma anche vari altri contesti, come la meccanica automobilistica, dove i ferodi dei freni erano fatti di amianto, l’industria ferroviaria…
I contesti in cui l’amianto è stato utilizzato sono molteplici e per questo è necessaria la presenza del medico del lavoro, che in qualche modo certifica e riesce a riconoscere una pregressa esposizione, anche remota e anche limitata nel tempo. Il problema del non riconoscimento di queste condizioni dal punto di vista sia clinico, che di relazione con la pregressa esposizione, dipende dal fatto che la latenza può essere come dicevamo molto lunga, pertanto questi pazienti possono esprimere queste malattie anche in età molto avanzate, nel corso delle quali poi spesso non si riesce a proporre delle procedure diagnostiche che possano essere invasive (pleuroscopie, biopsie pleuriche...). Quindi alcuni di questi casi potrebbero non essere riconosciuti, proprio perché insorgono in una fase molto tardiva e avanzata dell’esistenza. Dall’altra parte inoltre, purtroppo non sempre c’è a disposizione il medico del lavoro per compiere un’anamnesi lavorativa - ma anche espositiva legata all’ambiente o alla famiglia - adeguata per porre un’ipotesi di pregressa esposizione.

Poco fa parlava dei casi di soggetti non esposti direttamente all’amianto ma per via "secondaria" poiché famigliari fi un esposto. Di che numeri parliamo?
Le percentuali dei casi sui famigliari sono molto basse rispetto alla percentuale dei pregressi. Basse ma comunque rilevanti, nel senso che anche solo 1 caso ha un effetto dal punto di vista del contesto e della storia della famiglia.
Parliamo in ogni caso di percentuali minime; la maggior parte dei casi (superiore al 90%) sono casi con esposizione diretta.

A tal proposito, sul nostro territorio che incidenza ha il mesotelioma legato all’amianto?
Negli ultimi anni il numero medio di casi annui sul territorio dell’area giuliano - isontina si aggira intorno ai 50: è un numero molto elevato considerando che nella popolazione generale questo tumore è estremamente raro, si tratta di una concentrazione di casistica molto rilevante.
Sono casi venuti a contatto con un’esposizione all’amianto in un periodo variabile tra i 40 e i 70 anni fa. Un caso recente ha coinvolto una persona di 86 anni che ha avuto un contatto non lavorativo ma familiare, - il padre lavorava con questo materiale che portava anche a casa -, pertanto il contatto risale a quasi 80 anni fa; il tempo di latenza può essere realmente molto lungo.
Essendo il tempo di latenza così elevato, in realtà i casi che abbiamo visto sono anche limitati dal fatto che le persone si possono essere estinte prima per altre condizioni. In presenza di esposizione, più aumenta la durata della vita, più c’è probabilità che questa condizione emerga.

Per quanto riguarda lo smaltimento di questo materiale, così pericoloso e dannoso, a che punto siamo?
Si sta facendo molto ma naturalmente occorrono anni per smaltire tutto l’amianto sul territorio - si parla di 300.000 tonnellate -. Regione FVG con l’Assessorato all’Ambiente sta facendo delle operazioni molto importanti e molto interessanti per quanto riguarda la mappatura delle coperture in amianto di edifici civili e capannoni industriali, dando poi con un sopralluogo diretto valutazione sullo stato di conservazione, in modo da dare una priorità alle coperture da smaltire più nell’immediato.
Naturalmente deve essere qualcosa per cui si sensibilizza anche la popolazione: esistono dei contributi per il cittadino per quanto riguarda lo smaltimento; è una scelta importante, ecologica e coinvolge anche il benessere del futuro delle generazioni. Sia pur nella difficoltà di compiere tale processo e anche in una certa lentezza perché il materiale è veramente tanto, bisogna procedere senza dubbio in questa direzione, perché curare l’ambiente è il primo modo per curare la salute pubblica.

Guardando invece alla ricerca, a che punto si trova? Volendo essere diretti: si sopravvive ad un mesotelioma amianto correlato?
Il mesotelioma rimane un tumore molto aggressivo, devo dire però che si stanno sviluppando delle nuove tecniche, soprattutto di approccio multidisciplinare e multimodale, per cui si possono associare più metodi contemporanei (chirurgico, oncologico con terapie innovative, radiante) che, se combinati, possono migliorare sicuramente le curve di sopravvivenza. Rimane tuttavia una malattia incurabile, nel senso che comunque si rallenta la curva di progressione ma la malattia è destinata purtroppo a progredire.
Per quanto riguarda invece il tumore polmonare, in questo contesto abbiamo delle potenzialità di approccio per una possibile diagnosi più precoce, quindi l’intervento resettivo o curativo è potenzialmente efficace in una cura definitiva.

Sul nostro territorio la situazione è purtroppo tristemente nota. Com’è nel resto del Paese, che tipo di incidenza troviamo? Ritiene ci sia del "sommerso"?
La distribuzione italiana della casistica è fortemente correlata allo sviluppo industriale del nostro Paese, quindi il grosso di queste malattie è concentrato al Centro - Nord, in alcune aree del Sud - la zona legata all’industria navale, come Napoli e Taranto per esempio - e sicuramente le regioni più colpite, oltre alla nostra, sono la Lombardia, il Piemonte, la Liguria e il Veneto. La correlazione riguardo al numero complessivo di casi rapportato alla popolazione, pone la nostra regione tra le prime in assoluto da questo punto di vista.
Un sommerso probabilmente esiste, proprio per il fatto che in qualche modo non dappertutto c’è una sensibilità nella ricerca dell’esposizione. Devo dire che il Registro Nazionale dei Mesoteliomi - RENAM parla di tumori certi, probabili e possibili e la percentuale di quelli certi, per i quali è accertata una precedente esposizione professionale, famigliare o ambientale, sono molto alti nella nostra regione, forse tra i più alti. Quindi, forse altrove si è fatta diagnosi ma non si è ricercata la causa, anche perché, come dicevo, il grosso dell’industria qui sul nostro territorio è stato di un certo tipo, altrove probabilmente è stata più variegata e l’utilizzo dell’amianto in modo più indiscriminato in tanti processi produttivi rende più complesso riconoscere una correlazione, soprattutto dove ci sono stati, nel tempo, anche cambi lavorativi delle persone.
Sul nostro territorio il percorso è stato fatto con l’individuazione di un fattore espositivo a diagnosi fatta; stiamo cercando di fare anche il contrario, ovvero partendo dagli iscritti al Registro regionale degli esposti amianto - e sono più di 12.000 - con controllo e sorveglianza sanitaria arrivare a una condizione di una diagnosi più tempestiva.
Questo percorso realizzato insieme agli ex esposti, iscritti al Registro, con un apposito tesserino che dà loro la possibilità di eseguire indagini di I° e II° livello gratuite, è un unicum della nostra Regione, non solo in Italia ma in tutta Europa.

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