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8 marzo: tre storie di donne

La Festa della Donna, un momento per ripensare alla condizione femminile che, ancora oggi, è molto spesso sottoposta a disparità e soprusi. In quest’occasione abbiamo incontrato tre donne, tre figure politiche, tre storie diverse ma accomunate dal fatto di voler fare qualcosa per la propria comunità, dare voce ai loro pensieri e a quelli dei propri cittadini.  Tre storie di donne che, ogni giorno, si dividono tra lavoro e casa, tra impegno politico e famiglia e che vogliono dire alle altre donne di non mollare mai.

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8 marzo: tre storie di donne

Una “missione” a servizio della comunità

Elisabetta Feresin, sindaco di Mossa
Elisabetta Feresin

Dottoressa Feresin, com’è nata la sua decisione di fare politica?

Ho sempre vissuto a Mossa e frequentato fin da ragazza gli ambienti legasti al Comune a partire dalla biblioteca comunale per poi arrivare alle attività pomeridiane con i bambini delle scuole e poi nella segreteria dell’ex Sindaco Pierluigi Medeot. È stato lui a propormi di far parte della sua squadra nel corso del suo ultimo mandato amministrativo ed ho accettato. Da lì poi è iniziato l’impegno politico vero e proprio, con l’incarico di Vicesindaco. Al termine di quel mandato ho riflettuto su quanto era stato fatto fino a quel momento, sulla disponibilità della squadra di consiglieri ed assessori che mi ha dimostrato totale appoggio e da lì è nata la mia candidatura, unita ai valori di unità paesana, della responsabilità verso le famiglie e tutti i concittadini, dell’impegno per la Comunità. Si può quindi dire che il mio impegno politico è stato conseguente ad un percorso progressivo che reputo sia stato fondamentale per delineare meglio un disegno ed un progetto che inevitabilmente segna nel profondo chi lo traccia, sia dal punto di vista della vita pubblica che privata. L’idea di poter essere in qualche modo utile per la mia Comunità è sempre stata la motivazione principale legata ad uno spirito di servizio maturato negli anni.

Come donna, quali difficoltà ha dovuto affrontare per crescere in questo settore? Sente che ci sono ancora disparità in questo campo?

Devo ammettere che non ho trovato difficoltà durante il mio percorso all’interno della vita amministrativa di Mossa. Credo che al giorno d’oggi si siano superati molti degli ostacoli che un tempo la donna poteva incontrare, soprattutto nel campo della politica che era appannaggio quasi esclusivo degli uomini. Se guardiamo alla nostra realtà locale e regionale abbiamo molte donne ai vertici di Enti e realtà pubbliche e private quindi ritengo che molte barriere siano ormai state archiviate. Personalmente ho sempre ricevuto incoraggiamenti e supporto in questi anni, a cominciare dalla mia famiglia e da mio marito, così come dai miei colleghi e collaboratori, mai atteggiamenti di ostilità o di ostruzionismo dovuti al mio essere donna.

Oggi, ricoprendo un importante ruolo amministrativo, come definirebbe la sua "missione", il suo impegno politico come sindaco (tra l’altro primo sindaco donna nel suo Comune)?

L’essere diventata il primo Sindaco donna di Mossa mi ha riempito di orgoglio e soddisfazione, un traguardo raggiunto dopo aver fatto un percorso che oserei definire formativo, cercando di apprendere e cogliere il buono da chi mi ha preceduto e che ha collaborato con il Comune negli anni. Mi piace definire la mia "missione" come un momento di servizio a favore della mia Comunità avendo ben saldi alcuni principi: coerenza, umiltà e spirito di servizio.
Nel periodo di grandi cambiamenti, anche istituzionali, che stiamo attraversando, questi tre principi sono le stelle polari che danno la forza a me ed ai miei collaboratori per dare un futuro credibile al paese nel segno dell’unità paesana, per dare una prospettiva di sviluppo socio-economico e mantenere vivo il nostro essere paese, con senso del dovere e responsabilità.

Per concludere, quale messaggio vuole lanciare per il prossimo 8 marzo? Quali i suoi pensieri?

Mi piace pensare all’8 marzo come ad una data in cui ricordare la forza, la determinazione ed il coraggio delle donne. Sono questi i principi basilari che ci hanno consentito e consentono di impegnarci giorno dopo giorno per raggiungere i risultati ed i traguardi che ci prefissiamo. Mi rivolgo soprattutto alle ragazze ed alle giovani, le invito a non scoraggiarsi mai ed a farsi valere nella società attraverso lo studio, l’impegno, il volontariato, il lavoro e anche in ambito politico: la particolare sensibilità e capacità della donna può dare un contributo eccezionale dando una visione molte volte più concreta e reale quando si devono affrontare importanti sfide e riforme che hanno una forte ricaduta sulla collettività.

Quegli stereotipi di genere... anche in politica

Mara Černic, vicepresidente della Provincia di Gorizia

Quando ha iniziato a maturare questa scelta e quali i principi che l’hanno poi spinta a intraprendere proprio questo percorso?

Mara Cernic

Permettetemi una premessa. Sono fermamente convinta che chiunque partecipi in qualsiasi forma ad un gruppo, che sia sociale, sportivo, culturale o altro fa politica. Fare politica vuole dire confrontarsi con gli altri su idee e pensieri in tanti e diversi settori, lottare per le idee in cui si crede e poi metterle in pratica.
Faccio politica da quando avevo 16 anni. Ho cominciato a scuola con il ruolo di rappresentante nella consulta studentesca, poi ho fondato un’associazione giovanile e l’ho presieduta e poi sono entrata nei giovani della Slovenska Skupnost. All’epoca mi era ben chiara una cosa: volevo partecipare attivamente alla vita politica della città e nell’ambito della SSK mi fu data l’opportunità di candidarmi a consigliere di quartiere. Devo dire che ho scelto come Facoltà universitaria la Facoltà di Scienze Politiche con indirizzo internazionale, perché il mio interesse principale era favorire e sostenere, intrecciare, coltivare legami e relazioni transfrontaliere e transnazionali. Infatti, alcuni anni dopo la laurea ho cominciato a lavorare come redattrice di progetti per l’accesso ai finanziamenti comunitari sul programma Italia - Slovenia e altri. Un altro tema molto forte della mia formazione universitaria erano i diritti codificati nei principi della Costituzione italiana con un approfondimento relativo ai diritti delle minoranze. La mia tesi di laurea riguarda il ruolo della Corte Costituzionale nell’affermazione dei diritti, che il parlamento (all’epoca) ancora negava alla comunità slovena in Italia. Questo background credo sia il terreno sul quale ho poi innestato e sviluppato la mia attività politica e amministrativa, che è andata in tutt’altra direzione: la gestione dell’ambiente.
La proposta di diventare assessore da parte del sindaco Brancati mi ha colto molto di sorpresa e in un periodo particolare della mia vita - stavo aspettando Noemi, mia figlia. Ho accettato con entusiasmo, pur consapevole che dovevo fare una scelta di vita: fare l’assessore sarebbe diventata la mia professione - non potevo sostenere una gravidanza, un lavoro a Trieste e l’impegno amministrativo -; quindi mi ci sono "buttata a capofitto" e oggi sono Vicepresidente della seconda giunta Gherghetta con delega all’Ambiente, Energia, Marketing territoriale, Caccia e pesca e alla Polizia locale.

Come donna, ha dovuto affrontare difficoltà per crescere in questo particolare settore? Quali? Sente che ci sono ancora disparità in questo campo?

Le difficoltà per una donna in questo settore c’erano e ci sono, dipendono molto anche dalle scelte personali e sono di tipo antropologico e sociale. Sicuramente un problema molto pratico sono gli orari: per me uscire alle 18 è difficile, perché alle 18 si comincia a preparare la cena per i bambini o se non altro alle 19 - 19.30 si mangia la cena tutti insieme; secondo me questo è un appuntamento molto importante in una famiglia, al quale cerco di non rinunciare se non proprio quando è necessario. Dato che la maggioranza dei politici è di sesso maschile le riunioni si fanno tendenzialmente alle 18 o alle 19. La gestione dei tempi è veramente complicata a volte. La mia giornata è sempre piena anche se non sono in ufficio e sul territorio per incontrare e parlare con le persone.
Una difficoltà e poi dovuta al fatto che, alle volte, l’atteggiamento da parte dei miei interlocutori è paternalistico e allora il rapporto professionale non è paritario. Miè capitato anche di non essere compresa da parte delle donne con una mentalità molto tradizionale rispetto al ruolo della donna nella famiglia e nella società. Mi accorgo che in determinate situazioni per le donne stesse è difficile rapportarsi con me, perché ricopro un ruolo ancora identificato come maschile. Devo però dire che le donne delle generazioni precedenti mi sostengono continuamente come se fossi figlia loro e fossi riuscita a fare cose che a loro erano precluse.
Mi sento un politico e una amministratrice e alle volte mi arrabbio per alcuni atteggiamenti, specialmente perché gli uomini hanno bisogno del "branco" ed escludono le donne da esso - è un bisogno che noi donne non abbiamo o che esprimiamo in modo diverso nella capacità di sostenere relazioni e rapporti con tutti con grande flessibilità e pazienza, autoironia e molto savoir - faire.

Oggi ricopre un importante ruolo amministrativo. Come definirebbe la sua "missione", il suo impegno politico come assessore e vicepresidente provinciale, nonché come politico donna?

La mia mission è crescere insieme alla mia comunità e al mio territorio su temi che ritengo fondamentali: la gestione del territorio - il che ricomprende il nostro futuro - e il rispetto dei diritti di tutti in un momento di profonda crisi socio - economica. Sono fermamente convinta di avere il dovere di gestire la cosa pubblica, che mi è stata affidata con le elezioni, con onestà e impegno. Ci vogliono forza e tanta determinazione. Alle volte le battaglie sono titaniche. Se penso solo a "Carso 2014+", un progetto partito nel 2006 che avrebbe dovuto essere finito nel 2014 e che in realtà nel 2016 è alle prima battute della sua realizzazione, mi metterei le mani nei capelli. Sinceramente devo dire che sia la parte politica ma anche la parte amministrativa hanno svolto il loro ruolo, ma in corso d’opera le incombenze burocratiche sono lievitate e hanno appesantito tutte le procedure.
Essere madre, moglie e lavoratrice non è certamente semplice. Ma è quello che fa ogni donna. Non è semplice essere ciò che vogliamo però è un nostro diritto, sono le nostre scelte e ognuna di noi ha in sé molta più forza di quella che pensiamo. E ogni momento difficile e sconfortante può essere superato con determinazione. Esiste una grande solidarietà di genere sulla quale possiamo contare in ogni settore -  non dobbiamo mai avere paura di essere sole.
Il mio messaggio per l’8 marzo a tutte le donne è che ognuna di noi può essere quella che vuole essere (non quella che deve essere o che ci sia aspetta che sia) e tutto andrà bene, perché quando sei tu a decidere la tua forza e la tua determinazione ti porteranno dove vorrai andare.

L’ostacolo maggiore? Sacrificare qualcosa della vita familiare

Linda Tomasinsig, sindaco di Gradisca d'Isonzo

Dottoressa Tomasinsig, com’è sorta in lei la decisione di fare politica? Quando ha iniziato a maturare questa scelta e quali i principi che l’hanno spinta e invogliata verso questo percorso?

linda tomasinsig

La mia decisione di fare politica è stata la naturale conseguenza della crescita in un ambiente famigliare che mi ha trasmesso l’importanza di partecipare, l’interesse per tutto ciò che c’è fuori di noi, la necessità di essere presente e consapevole dei fatti del mondo, partendo dalla nostra comunità. Questo mi ha spinto ad impegnarmi per la prima volta. Da allora ciò che mi ha guidata sono stati il desiderio di realizzare eguaglianza, giustizia, solidarietà tra le persone.

Come donna, quali difficoltà (se ci sono state) ha dovuto affrontare per crescere in questo settore? Sente che ci sono ancora disparità in questo campo?

In realtà non ho incontrato grossi ostacoli nel mio percorso, ammetto anzi di essermi trovata a svolgere la mia attività in un periodo in cui, soprattutto a livello locale, c’è stato spazio per le giovani donne che avevano voglia di impegnarsi nella politica e nell’amministrazione. A Gradisca e in provincia di Gorizia ho avuto il vantaggio di aver trovato delle persone che hanno creduto in me e mi hanno sostenuta, ed un partito che è stato luogo di formazione e di impegno civile. I miei traguardi, se così si possono definire, li ho comunque conquistati facendo gavetta, sacrificando anche qualcosa della vita privata e famigliare, e credo che quest’ultimo sia l’ostacolo maggiore che si trova davanti una donna che voglia impegnarsi in politica.

Oggi, ricoprendo un importante ruolo amministrativo, come definirebbe la sua "missione", il suo impegno politico come sindaco e come donna?

La mia attività è rivolta alla realizzazione degli obiettivi per i quali mi sono impegnata con i miei cittadini: creare occasioni di crescita per Gradisca, fondando lo sviluppo della nostra città sulle persone, sulla loro qualità di vita e sul loro essere comunità inclusiva. Nel perseguire questi obiettivi, avverto che lo sforzo maggiore stia nel conciliare la quotidianità dell’impegno amministrativo, che assorbe tanto in termini di tempo ed energie, con il lavorare per i grandi obiettivi, quelli di lungo periodo, rimanendo in costante relazione con le persone. Credo infatti che, oggi, per noi amministratori il compito più importante sia di lavorare per accorciare il distacco della politica dai cittadini.

Quali i Suoi pensieri in prossimità dell’8 marzo?

L’8 marzo oggi è diventata una giornata di festa internazionale, ma storicamente questa data è legata alle lotte delle donne per i diritti e per il lavoro. Il mio pensiero parte da qui, per ricordare quanto ancora oggi il percorso delle donne nel mondo del lavoro sia in salita, sia per le diverse opportunità di partecipazione al mercato del lavoro per uomini e donne, sia per la differenza salariale e il fenomeno del "tetto di cristallo", che rappresentano entrambi un indicatore di mancata parità di genere. Insomma, c’è ancora tanta strada da fare affinché la parità sia effettiva.

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