Società

A luglio è stato fissato il punto limite dei negoziati sul nucleare iraniano. Sarebbero convergenti gli interessi degli Stati Uniti e della Repubblica Islamica per limitarlo agli scopi civili, anche se permane l’ostilità dei gruppi conservatori presenti nei due Paesi. L’Iran, che in questo momento ha rapporti privilegiati, soprattutto economici con la Cina, può svolgere un ruolo di eccezionalità nello scacchiere mediorientale.

La fuga dei cervelli è anche africana. La crescita delle occasioni di formazione - almeno per i figli dell’élite e della classe media continentale che si sta sviluppando - sommate alle scarse opportunità lavorative all’altezza della preparazione acquisita, producono come inevitabile risultato la scelta di andarsene. Condivisa sia da chi raggiunge le grandi città del proprio Stato d’origine partendo dai villaggi delle aree rurali, sia da quanti decidono di cercare condizioni migliori in un’altra nazione o addirittura continente.

Disoccupazione alta, produttività debole, giovani con poche speranze di un lavoro fisso? È la crisi che prosegue, per l’Italia e gli altri paesi “mediterranei”, il fronte debole dell’Europa. Ultimamente con l’euro più forte sul dollaro, la benzina che cala e il “quantitative easing” della Banca centrale europea che inonda le banche di denaro fresco, qualche timido segnale di recupero si è pure registrato: ad esempio è ritornata la voglia di “casa”, grazie ai mutui meno costosi. Si sa che se riparte l’edilizia, con sé poi trascina altri settori.

Si stanno manifestando le prime conseguenze politiche dell’elezione presidenziale. Gli schieramenti si stanno riconfigurando, di fronte all’iniziativa, su diversi fronti, del presidente del Consiglio.
Nello stesso tempo, come ha scritto un “quirinalista” bene informato, il Capo dello Stato sta “prendendo le misure” del suo nuovo incarico e dei numerosi dossier all’ordine del giorno. Con uno stile che conferma consensi ancora più larghi dei numeri già molto ampi dell’elezione del 31 gennaio.

Comprendere le difficoltà delle mamme italiane è essenziale per guardare la loro realtà. Un’opportunità è offerta da “Avere figli in Italia negli anni 2000”, un nuovo rapporto dell’Istat, che si concentra sulle mamme che hanno partorito tra il 2009 e il 2010 nel nostro Paese.

Il cardinalato è una vocazione e un servizio di aiuto al Papa e per il bene della Chiesa, non un premio al culmine della carriera. È quanto scrive Papa Francesco nella lettera inviata ai 20 nuovi cardinali che saranno creati nel Concistoro del 14 febbraio. Nella missiva del Pontefice, sottolinea Massimo Faggioli, docente di storia del cristianesimo e direttore dell’“Istituto per il cattolicesimo e la cittadinanza” alla University of St. Thomas a Minneapolis / St. Paul (Usa), viene esplicitato “ancora di più il senso non corporativo dell’istituzione del cardinalato”. Dagli Stati Uniti, in cui vive e insegna, lo storico ci offre una lettura a tutto tondo delle parole e delle scelte del Papa.

È molto sottile il confine che separa uno scherzo da un atto di bullismo e dal rischio di cadere nell’illegalità. Bisogna essere molto chiari a riguardo: di scherzi innocenti e anche divertenti ne sono sempre stati fatti sia in ambito scolastico sia nella comune cerchia di amicizie.

Avviso agli anti-euro in circolazione: moneta grossa schiaccia moneta piccola. Quindi chi propugna la fuoriuscita dall’euro per creare una monetina nazionale - e pare che abbia un crescente successo a livello politico - sappia che questa dovrà poi circolare alla larga dall’euro, o finirà male e con lei il Paese che la batte.

Il 2015 sembra destinato a vedere ancora la Russia come un attore primario della politica internazionale su vari scacchieri, non necessariamente con un ruolo di stabilizzatore. Ormai da tempo sappiamo che Putin ama una politica estera muscolare, diretta, al di fuori delle organizzazioni internazionali e delle loro procedure, una politica estera “ottocentesca” che si prefigge di accrescere la potenza di Mosca e la sua influenza in Europa e in Asia, senza nascondersi dietro la retorica. La situazione economica in Russia è grave, a causa delle sanzioni imposte dall’Occidente in seguito alla crisi Ucraina, del basso prezzo del petrolio e anche di distorsioni e fragilità interne. Tuttavia, Putin non si fa irretire, e anzi rilancia la partita sul piano più puramente politico, quello che veramente gli si addice.

Tutti, giovani e meno giovani, soffriamo per le difficoltà economiche che ci accompagnano dal 2007.
Quella che viene considerata la peggiore recessione del dopoguerra, non è però solo conseguenza della crisi finanziaria di quegli anni, è anche il risultato di un indebolimento diffuso del nostro Paese di crescere e competere. La rapida integrazione dei mercati mondiali e l’emergere di nuovi attori nell’economia globale hanno colto l’Italia impreparata ad affrontare una nuova situazione altamente competitiva. Ciò comporta che il ritorno ad una crescita stabile e sostenuta non sarà così immediata essendo tali problemi di non facile soluzione.

Nei giorni in cui la Francia piangeva le vittime della redazione di “Charlie Hebdo”, i famigerati Boko Haram hanno sterminato nel nordest della Nigeria un numero indicibile di civili, duemila forse o anche di più. L’offensiva degli estremisti islamici nigeriani era stata lanciata il 3 gennaio scorso, con un bilancio accertato di almeno 100 morti. Il dato davvero inquietante, a questo proposito, è la latitanza dell’esercito nigeriano che ha rifiutato lo scontro, come peraltro denunciato già in passato dalla società civile, abbandonando così nelle mani degli insorti una base militare nei pressi di Baqa, con i magazzini strapieni di armi e munizioni.

Quasi 400 ragazzi provenienti da tutto il territorio della Diocesi di Gorizia hanno affollato la palestra comunale di Villesse sabato 17 gennaio per il Convegno RagazziCaritas. Un grazie agli animatori del RicCormòns che hanno animato la festa assieme a monsignor Paolo Nutarelli, o come tutti chiamano donpi.

Per favore, in Italia, in Francia, in Europa smettetela con la storia delle vignette di Charlie Hebdo. In una fase così delicata del confronto tra Oriente e Occidente, questa satira rischia di renderci la vita impossibile”. A parlare è un missionario che svolge il proprio apostolato nell’ambito umanitario, in un Paese arabo, il quale ha chiesto l’anonimato. Inutile nasconderselo, il dibattito è rovente. Il caporedattore ha dichiarato: “Non si possono ignorare i morti, ma abbiamo cercato di far ridere”.

Per “far risuonare con forza” la parola “pace”, in un mondo in cui le guerre insanguinano il pianeta “come una vera e propria guerra mondiale combattuta a pezzi”, bisogna contrastare la “cultura dello scarto che non risparmia niente e nessuno”. Ne è convinto il Papa, che nel tradizionale discorso di inizio d’anno al Corpo diplomatico - uno dei più lunghi e articolati di questi quasi due anni di pontificato - ha stigmatizzato quella “cultura che rigetta l’altro” che è alla base anche della strage di Parigi. “il dilagare del terrorismo di matrice fondamentalista in Siria ed in Iraq”, per Francesco, “è conseguenza della cultura dello scarto applicata a Dio”.

"La volontà dei terroristi di attaccare e distruggere le libertà pubbliche non è il problema più preoccupante. Perché le strutture degli Stati sono presenti e abbastanza forti per resistere e proteggere i cittadini e le istituzioni democratiche. Più grave è il rischio di disgregazione della società."

Sulle vicende legate alla presenza nella città di Gorizia e nell’Isontino di un gruppo di richiedenti asilo, abbiamo sentito il direttore della Caritas diocesana di Gorizia, don Paolo Zuttion: "Il compito della Caritas è lavorare perché i richiedenti asilo siano inseriti nel territorio e non rimangano "a carico" del solo capoluogo provinciale: siamo i primi ad essere contrari alle grandi concentrazioni come sta avvenendo al Nazareno"

Un altro anno nero per i 190 settimanali cattolici che fanno capo alla Fisc (la Federazione che li raggruppa a livello nazionale). La crisi economica, la pubblicità che viene meno, insieme agli abbonamenti e alle vendite in edicola, stanno infliggendo un duro colpo ai giornali del territorio. Senza dimenticare la batosta dei tagli ai contributi pubblici all’editoria. Ci sarà un futuro per queste testate? La parola a Francesco Zanotti, presidente della Fisc.

Il 2014 è stato segnato da una crescente preoccupazione sul lavoro che scompare, sui giovani costretti a "emigrare" oppure a vegetare senza far nulla, sulle fabbriche che chiudono. Che tipo di società ci aspetta? Risponde il sociologo Giuseppe De Rita, presidente della Fondazione Censis.