La Parola
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XXXIII^ domenica del Tempo Ordinario

Il commento al Vangelo di domenica 15 novembre 2015

Siamo al capitolo 13 del Vangelo di Marco. il viaggio compiuto durante quest’anno insieme all’evangelista sta volgendo al termine.
L’invito è chiaro: imparare a cogliere i segni della presenza di Dio nella nostra vita ma, anche, ricordarsi che questo è un mondi di passaggio.
La pagine del Vangelo ci invita, inoltre, a non dimenticare la nostra creaturalità, è un ammonimento sulla " fine dei tempi e del tempo".
Il linguaggio usato è quello apocalittico: il sole che si oscura, la luna che non dà più la sua luce, le stelle che cadono dal cielo, il Figlio dell’uomo che viene sulle nubi del cielo. Chiaramente il linguaggio è simbolico: nessuno sa come e quando avverrà la ne dei tempi. È bene però ogni tanto ritornare a questo tema, pensare la ne della storia, al termine della nostra vita su questa terra. Sono argomenti che fanno riflettere, anche se spesso si cerca di evitarli.
Nel suo discorso Gesù invita il discepolo a riconoscere in Lui il fine ultimo della storia.
Gesù dice che tutto avrà  una conclusione e che in Lui verrà riunirà l’umanità, tutta l’umanità. Il cielo e la terra, infatti, sono le due estremità del mondo: la parte più alta e la parte più profonda. L’uso dei due estremi significa sempre il "tutto"!
Quali conseguenza per noi discepoli del III millennio?
La prima: saper scrutare i segni. il credente è colui che si sforza di scrutare i segni della presenza di Dio nella propria storia. Ogni giorno il "Figlio dell’uomo" giunge con "potenza e gloria" nella nostra vita perché vuole camminare con noi e non ci lascia soli. Non ci s’improvvisa "scrutatori" dei segni dei tempi… bisogna educare il cuore, approfondire nel tempo la Fede in Gesù.
La seconda conseguenza: è Gesù il Salvatore. Noi viviamo nella storia di oggi ed il Signore vuole che condividiamo la vita, le fatiche, le paure di chi ci sta accanto (amici, compagni, familiari). Non siamo noi i salvatori della storia, ma dei salvati insieme a tutti i nostri fratelli.
Un’ultima considerazione. Gesù dice che le sue parole non passeranno. Le parole di Gesù quindi non fanno parte "del cielo e della terra", stanno invece dalla parte di Dio, sono eterne! Anche se pronunciate su questa terra, le parole di Gesù sono parole profetiche per eccellenza, perennemente valide.
Ecco, le parole di Gesù che non passeranno attirano nell’eternità, coloro che le ascoltano e le fanno proprie. Coloro che ascoltano queste parole che non passeranno mai, a loro volta non passeranno perché sono "attirati" nel mistero del regno di Dio.
Ecco perché al cristiano non importa conoscere il giorno e l’ora di quando passeranno il cielo e la terra, perché in un certo senso vive già, è già partecipe dell’eternità di Dio; vive già come se Dio, la venuta nella gloria del Figlio dell’uomo, fosse alle porte, perché quel momento porterà a compimento ciò che Dio sta già realizzando in ogni suo discepolo.
Nell’Eucarestia che celebriamo chiediamo al Signore, realmente presente nella Parola e nell’Eucarestia, di donarci un cuore capace di cogliere i segni della Sua presenza e convinto che la salvezza è per ogni uomo.

© Voce Isontina 2019 - Riproduzione riservata
XXXIII^ domenica del Tempo Ordinario
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