La Parola
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“Viene dopo di me colui che è più forte di me”

Il battesimo di Gesù

Parole chiave: Vangelo (131), Parola (97)

La festa del Battesimo di Gesù, che celebriamo domenica 9 gennaio, conclude il tempo liturgico del Natale. I Padri della Chiesa insegnano che Gesù, scendendo nelle acque del Giordano, ha idealmente santificato le acque di tutti i Battisteri; dal più semplice e moderno, posto all’ingresso delle nostre Parrocchie, a quelli che si innalzano maestosi nelle più grandi e vetuste cattedrali. Nel mistero del Battesimo di Gesù contempliamo infatti il mistero del nostro Battesimo, per questo singolare evento di grazia siamo diventati figli nel Figlio.
Il Vangelo di Marco apre il suo racconto con la nota affermazione di Giovanni Battista: “Viene dopo di me colui che è più forte di me”. Curiosamente si parla di una forza, letteralmente di un potere, ma di quale potere parla Giovanni? In realtà questa parola non è affatto nuova nel Vangelo, la troviamo nel prologo del Vangelo di Giovanni riferita proprio al mistero del Battesimo: “A quanti però lo hanno accolto, ha dato il potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali non da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati”.
Giovanni insegna in modo chiaro e inequivocabile che coloro che accolgono Gesù e credono in lui e da lui sono rigenerati ricevono un potere, quello di diventare figli di Dio.
L’uomo è da sempre attratto dal potere, lo cerca ad ogni costo, lo desidera, lo brama, lo vede presente nell’affermazione di sé stesso a tutti i costi, nel successo personale, nella brama di possesso, nei soldi, nei piaceri effimeri e spesso disordinati delle cose di questo mondo, nella mondanità.
Tuttavia molto spesso egli non si accorge di aver ricevuto il potere più grande, quello di essere figlio di Dio, con tutte le conseguenze del caso.
L’atto del Battesimo che noi cristiani abbiamo ricevuto, conferisce un vero e proprio potere, una nuova identità, stabilisce una nuova alleanza, introduce, nell’ordine della grazia, ad una nuova vita. Occorre riflettere attentamente sul fatto che se il Battesimo di Gesù è il sacrificio della sua vita offerta per la salvezza di tutti gli uomini, il Battesimo cristiano implica per sua natura non soltanto l’unione con Cristo ma, nella piena partecipazione alla sua opera di salvezza, anche l’immersione (baptismos) nella sua sofferenza. Ecco rivelato in modo sublime il potere che ognuno di noi ha ricevuto nel Battesimo. Resi figli nel Figlio, una sola cosa con lui, immersi nella sua sofferenza, partecipiamo con lui alla salvezza di tutti gli uomini. Il messaggio di oggi tuttavia non si esaurisce solamente nella determinazione dell’esperienza di questo potere ricevuto, ma ne definisce in profondità le conseguenze: “Tu sei il Figlio mio l’amato: in te ho posto il mio compiacimento”. Le conseguenze del Battesimo di Gesù descritte da Marco sono un capolavoro di teologia biblica.
Gesù è non soltanto Figlio, ma Figlio amato.
Non è difficile per noi comprendere che si può essere semplicemente figli biologici di qualcuno senza necessariamente essere amati, figuriamoci l’essere compiaciuti. Eppure se è vero che l’insegnamento dei Padri afferma che nel Battesimo di Gesù c’è il nostro Battesimo, in Lui anche noi siamo figli amati e compiaciuti. Dio ci ama non per quello che facciamo o non facciamo ma per quello che siamo, figli suoi amati e compiaciuti. L’espressione “mi sono compiaciuto”, non esprime altro che la compiacenza del Padre su ciascuno di noi, per attuare il progetto che Egli intende compiere su ognuno di noi, come è stato per Gesù. Quel “compiaciuto” significa che il Figlio sarà così docile fino al sacrificio supremo della Croce, come il Servo sofferente di Isaia. Ugualmente noi siamo figli “compiaciuti” dal Padre, se viviamo nell’atteggiamento di totale fiducia in Lui.

© Voce Isontina 2021 - Riproduzione riservata
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