La Parola
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VI^ Domenica di Pasqua

Il commento al Vangelo di domenica 1 maggio 2016

La liturgia in sé, in questa VI Domenica del Tempo di Pasqua, ci introduce alle prossime Solennità dell’Ascensione e di Pentecoste, suggerendoci fin d’ora quella universalità della vocazione alla Fede, alla fraternità e alla santità che celebreremo nelle settimane a seguire.
Siamo nel cenacolo; temporalmente ci troviamo nelle ore che precedono il Calvario. Ma quelle parole, dopo la Pasqua di risurrezione, prendono un’altra profondità. Prima della Passione le parole di Gesù rasentano, nel cuore degli Apostoli, lo sconforto perché si sentono traditi da Gesù che parla di partenza e lontananza dello sposo. Stanno arrivando i giorni in cui tutto crolla. Ma per noi, oggi, diventano chiave di lettura della storia della Chiesa.
È perché Cristo va al Padre che, nello Spirito, possiamo incontralo: nel Pane e nel Vino, nella Parola, nei sacramenti, nella Chiesa e nel fratello sofferente.
C’è di più. «Se uno mi ama, osserverà la mia parola, e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui». Sì, accade proprio questo: un’esperienza al contempo straordinaria e misteriosa. Dio “abita” la nostra esistenza in modo stabile e, con la sua presenza, conferisce pienezza ad ogni nostro frammento di vita. Non c’è esperienza, di dolore o di gioia, di fallimento o di successo, di condivisione o di isolamento, a cui egli sia estraneo. L’esistenza, allora, non è più il luogo in cui giochiamo le nostre risorse sotto la nostra responsabilità, dovendoci gestire da soli. Questa presenza cambia, di fatto, la nostra prospettiva. La nostra storia individuale diventa proprio, per questo, «un luogo di pace».
La Pace che Dio dona non è assenza di guerra, di conflitti (che ci auguriamo gli uomini riescano a superare) ma quella serenità grande che ti permette di affrontare la vita e che si sprona, in ogni evento, a non rimanere turbati, a non avere timore.
Questa pace la prova chi va incontro al mare aperto, non per una fiducia illimitata in se stesso, nelle proprie risorse o nel proprio carisma, ma perché avverte di poter godere in ogni istante della presenza di Dio nella sua vita e perché riconosce l’azione costante e imprevedibile dello Spirito nella pasta della storia. È lui il nostro «avvocato difensore», il «consolatore», colui che ci fa ricordare la parola di Gesù e ci insegna a leggerla e a metterla in pratica. Non c’è angolo della terra in cui non si possa essere raggiunti dal suo soffio di vita. Fin d’ora riprendiamo in mano la dolcissima sequenza: "Vieni Spirito Santo, manda a noi dal cielo un raggio della tua luce. Vieni, padre dei poveri. Vieni, datore dei doni. Vieni, luce dei cuori. Consolatore perfetto, ospite dolce dell’anima, dolcissimo sollievo. Nella fatica riposo, nella calura riparo, nel pianto conforto. O luce beatissima, invadi nell’intimo il cuore dei tuoi fedeli. Senza la tua forza, nulla è nell’uomo, nulla senza colpa. Lava ciò che è sordido, bagna ciò che è arido, sana ciò che sanguina. Piega ciò che è rigido, scalda ciò che è gelido, drizza ciò che è sviato. Dona ai tuoi fedeli che solo in te confidano i tuoi santi doni. Dona virtù e premio, dona morte santa, dona gioia eterna. Amen”.
Rileggiamo la nostra storia. Guardiamo, con fiducia e speranza, il futuro.

© Voce Isontina 2019 - Riproduzione riservata
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