La Parola
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“Sono forse io?”

At 14,21-27; Ap 21,1-5; Gv 13,31-35

Parole chiave: Vangelo (177), Parola (142)

La passione che Gesù soffre non è subita, ma accettata in obbedienza al Padre; per questo anche il voltafaccia di un suo apostolo è nelle sue mani: Giuda non viene abbandonato nelle mani del Satana entrato in lui.
Anche nel tradimento si compie la volontà di Dio Padre ed è il principio della glorificazione di Gesù. Padre e Figlio si esaltano reciprocamente nella Pasqua del Figlio, che manifesta il mistero del Padre come Amore e il Figlio obbediente fino alla Croce come “Colui che è Dio ed è nel seno del Padre”.
Il ritorno al Padre è l’assenza di Gesù dai suoi fino a quando, con la nostra ultima Pasqua, anche noi saremo pienamente con il Signore. Ma fin d’ora il comandamento dell’Amore è la sua presenza nell’assenza. Noi siamo con Lui, che ci ha amato con la vita, se ci amiamo allo stesso modo fra noi.
In Giuda si mostra la salvezza dalla perdizione.
Tradire è perdersi perché si smarrisce l’amore. Gesù salva perché si offre, specialmente a Giuda dandogli il suo “boccone”.
Dio ci ama, anche se rinneghiamo, se tradiamo; se noi lo rifiutiamo, Lui non ci rifiuta. Giuda tradisce, Pietro rinnega. Per noi non è molto diverso. Giuda è uno dei Dodici, uno dei Discepoli, non è un altro, è uno di noi; è ciascuno di noi, il nostro ritratto.
Per questo i discepoli si chiedono: “Sono forse io?”. Ma in Giuda vediamo anche chi è Dio. Uno che ama fino a dare la vita per Giuda, l’unico in tutto il Vangelo che fa la comunione.
Perché Gesù ama Giuda? Perché chi ha un figlio che dà dispiaceri, lo ama di più.
È l’amore assoluto di Dio.
La glorificazione del Figlio è la Croce, perché sulla Croce rivela l’amore estremo, rivela Dio, rivela la gloria, perché sa amare così. La gloria di Dio è sempre connessa con la salvezza dell’uomo. Adesso, dappertutto, è la gloria di Dio, cioè la rivelazione dell’amore del Signore.
Se entriamo in questa ferita della croce, laddove si rivela l’amore e guardiamo il Signore, allora capiamo qualcosa di noi e possiamo diventare come il discepolo che Gesù amava.
Infatti, subito dopo, viene il comando dell’amore.
Sulla tomba di Madre Teresa, a Calcutta, è stata incisa proprio questa parola: “Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi”.

© Voce Isontina 2021 - Riproduzione riservata
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