La Parola
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La preghiera dell'uomo umile

Il commento al Vangelo di domenica 23 ottobre 2016

Siamo al capitolo 18 del Vangelo di Luca. Entriamo nell’ultima parte del viaggio di Gesù, prima del suo ingresso a Gerusalemme.
Subito dopo la parabola sulla necessità si pregare senza stancarsi, Gesù ne racconta un’altra, che pone al centro l’umiltà, caratteristica del credente.
Ma è l’istruzione alla parabola che fin da subito, forse, ci spiazza… la parabola viene raccontata per chi crede di essere nel giusto e, in questa consapevolezza, si ritiene capace di giudicare gli altri… la parola usata è più forte “disprezzare gli altri”.
Con questa parabola Gesù, quindi, vuole smascherare un atteggiamento religioso e mettere in guardia gli uomini d’Israele e i suoi discepoli dalla presunzione di sentirsi giusti.
Protagonisti, infatti, non sono semplicemente due uomini che si recano al tempio per le loro “devozioni”, ma due tipologie di persone e di atteggiamenti. Potremmo descriverle così: la brama di esteriorità e, al contrario, il culto dell’interiorità; la presunzione di certe persone e categorie di salvarsi con le proprie forze e, viceversa, il confidente abbandono a quel Dio che salva; oppure la supponenza e l’umiltà, radicalmente contrapposte; oppure il rifiuto di rinnovamento e, di contro, il bisogno di conversione.
Nella persona del fariseo è nascosta un’insidia che non è estranea ai “credenti praticanti” di tutti i tempi: è facile “sentirsi giusti” perché si seguono regole esteriori.
Gesù ci chiede di essere legalisti ma, anzi, di accettarci senza disprezzare nè noi stessi nè gli altri: quando ogni certezza vacilla, quando il dubbio ci assale, quando ci sentiamo semplicemente uomini come tutti viene meno la nostra prevenzione e la nostra preghiera arriva a dire: “abbi pietà di me, Signore che sono un peccatore”-
È la preghiera dell’uomo umile che sa che tutto viene da Dio! Chiediamo al Signore l’umiltà del cuore perché sappiamo riconoscere Dio come Padre Misericordioso ma soprattutto imparare a fare tesoro di tutta l’esperienza umana, perché sappiamo comprendere e mai disprezzare il nostro fratello.

Grazie, Signore Gesù,
perché talvolta tu mi raggiungi
attraverso la tua Parola
e mi fai cogliere i miei sbagli,
i miei difetti, le mie inadempienze
e così mi induci a scendere dal piedistallo
e a ritrovare il senso della realtà,
l’umiltà e la riconoscenza del figlio,
la benevolenza e l’amabilità del fratello,
la gratuita generosità di chi serve. (Laurita).

© Voce Isontina 2019 - Riproduzione riservata
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