La Parola
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L’Ascensione

At 1,1-11; Ef 4,1-13; Mc 16,15-20

Parole chiave: Parola (104), Vangelo (138)

La festa dell’ascensione di Gesù ha un significato cristologico-escatologico: il Signore Gesù che ora siede alla destra di Dio è chi verrà alla fine dei tempi, ed ecclesiologico-cosmico: la Chiesa è chiamata a predicare il Vangelo all’intera creazione.
Il Signore Gesù elevato in cielo e intronizzato alla destra del Padre è il Gesù che annunciò il Vangelo con i gesti di terapia, la liberazione di chi era oppresso, la scandalosa commensalità con i peccatori pubblici, i pubblicani e le prostitute. È il Gesù che per amore non fugge davanti alla morte di croce. Il Signore dell’universo ha il volto di Gesù, che per amore si è immerso nel fondo delle tenebre della condizione umana. Egli è signore solo nell’amore e mediante l’amore. Con l’ascensione la carne umana da Gesù assunta è introdotta nella vita di Dio, nella comunione trinitaria. Gesù che è vissuto incontrando gli esseri umani alla luce della volontà del Padre che è nei cieli, asceso al cielo con il suo corpo diventa la via mediante la quale Dio continua a venire a noi.
Si colloca qui l’agire della Chiesa. Gesù dice ai discepoli: “Andate, predicate il Vangelo all’intera creazione”. Lo stato della Chiesa nella storia è di essere sempre in moto, non ferma e chiusa in se stessa. La Chiesa che va verso la creazione sa che Gesù la precede in Galilea. Con lo stesso movimento con cui si orienta a Gesù che la precede, la Chiesa si muove verso gli altri. La comunità cristiana ha una identità relazionale: davanti a Gesù e davanti agli altri, non ripiegata in sé. La comunità non fugge dalla storia, non è al riparo dalle contraddizioni e dalle ambiguità della vita, dalle fatiche e dalle incertezze di scelte e decisioni.
La comunità può predicare il Vangelo solo al modo di Gesù, come lo visse Gesù, perché egli è la via voluta da Dio per incontrare l’altro e la via umana con cui Dio viene a noi. Essa predica il Vangelo con una vita da credenti, vivendo insieme a Gesù, seguendo le sue orme, avendo i medesimi pensieri. L’autorevolezza della Chiesa e del discepolo nasce dalla fede, da una fede vissuta, formata dall’ascolto del Vangelo, che scolpisce le relazioni quotidiane, i pensieri, le parole. Nasce dal saper ascoltare le domande e i vissuti degli esseri umani, così come fece Gesù, e dal riconoscere, destare e accrescere in essi la fiducia nella vita. “Dal nostro atteggiamento dipende la conoscenza e l’immagine che gli esseri umani si fanno di Dio. Dio potrà essere buono, giusto e salvatore di un certo uomo solo se, in quel dato momento e in quelle circostanze, sarò buono e giusto con quell’uomo, esercitando verso di lui, in qualche modo, quella potenza di salvezza che mi è stata comandata da Dio” (A. Gesché).

© Voce Isontina 2021 - Riproduzione riservata
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