La Parola
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Il Regno di Dio ed i Regni della terra

Is 45,1.4-6; 1Ts 1,1-5; Mt 22,15-21

Parole chiave: Parola (72), Vangelo (104)

Quale il rapporto tra il Regno di Dio e i regni della terra? È il tema centrale dei testi biblici di questa Messa. Il brano di Isaia, ci riporta al 538 avanti Cristo. L’imperatore persiano Ciro ha, da un anno, conquistato Babilonia. Tra i suoi primi editti c’è quello della libertà per gli ebrei: potranno tornare nella loro patria. Isaia descrive questa decisione del re persiano come voluta da Dio: anche se Ciro non conosce il Dio di Israele, sottostà alla sua volontà. Nel brano profetico Dio proclama: “Sappiano dall’oriente all’occidente che non c’è nulla fuori di me. Io sono il Signore, non ce n’è altri”. Una proclamazione fondamentale: solo Dio è il Signore del Mondo; nessun re terreno, anche se dotato di un potere grandissimo, può considerarsi Signore del mondo.
In tema torna nel Vangelo di Matteo. Il partito dei farisei e quello degli erodiani sono acerrimi nemici: i primi decisamente antiromani, i secondi altrettanto decisamente filoromani. Ciò nonostante si accordano per porre un tranello a Gesù, in modo da poterlo comunque condannare: “È lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?”.
Se Gesù risponde “sì”, sarà condannabile come traditore della patria; se risponde “no” potrà essere denunciato ai dominatori romani come sobillatore.
La risposta di Gesù, dopo aver voluto vedere la moneta del tributo che porta l’immagine dell’imperatore, va molto al di là di quanto gli uni e gli altri potessero aspettarsi: “Date a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio”.
Gesù non accetta confusioni tra piano politico e piano religioso; riconosce una sfera di autonomia alla politica, ma mette in luce che il vero problema dell’uomo è quello religioso/morale: Dio è prima di tutto e nella esistenza dell’uomo il primo dovere è riconoscere l’autorità di Dio sulla sua vita e sulla vita della società. Alla politica si deve dare quello che le spetta, ma anche la politica deve dare a Dio quello che è di Dio; le istituzioni umane devono accettare di non avere potere assoluto sulla vita degli uomini e della società. La moneta che porta l’immagine dell’imperatore romano, sia data all’imperatore, ma la vita dell’uomo, che porta l’immagine del suo creatore, deve essere orientata a Dio. Il potere dello stato ha dei limiti reali, non può mettersi al di sopra di Dio.
Qual è dunque il rapporto tra il regno di Dio e i regni della terra? La risposta è chiara: il Regno di Dio è l’unico assoluto a cui gli uomini devono dedicarsi. Lo stato e i suoi poteri non possono travalicare e mettersi al posto di Dio.
Un insegnamento più che mai attuale oggi, in un tempo in cui gli stati pretendono di essere superiori alla legge suprema di Dio Creatore, facendosi padroni della vita dei loro cittadini con leggi contro la vita e contro la dignità umana. I cristiani dovranno sempre riconoscere che sì, si deve dare allo Stato quello che è dello Stato: ma la vita dell’uomo è esclusivamente nelle mani di Dio.

© Voce Isontina 2019 - Riproduzione riservata
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