La Parola
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IV^ domenica del tempo ordinario

Il Vangelo di domenica 1 febbraio 2015

Il cuore delle letture di questa domenica lo troviamo nell’esortazione del Salmo 94: «se ascoltaste oggi la sua voce!»
“Ascoltare” si differenzia dal “sentire” perché indica una piena concentrazione su ciò che ci viene comunicato… in fondo “ascoltare” significa collegare udito, cuore e testa. La Parola di Dio spesso noi la sentiamo… poche volte forse riusciamo ad ascoltarla con tutto noi stessi.
In questa domenica, insieme a Marco, andiamo in sinagoga. L’evangelista aiuta il lettore a riconoscere in Gesù il figlio di Dio senza affermarlo direttamente. Gesù ha l’autorità del profeta che sa cogliere la volontà del Padre dentro gli eventi della vita. Lo splendore della sua divinità si manifesta attraverso i gesti di rifiuto del maligno e di misericordia con i peccatori.
In questa pagina del vangelo ci viene detto che la santità, che apparteneva soltanto a Dio, trovi una dimora definitiva: la vita e la persona di un uomo concreto, Gesù di Nazaret. Il testo ci mostra Gesù che, dopo aver invitato i suoi primi discepoli a seguirlo, entra in una sinagoga a Cafarnao e inizia a predicare e a insegnare.  Il testo dice che quanti lo ascoltavano si meravigliavano della sua dottrina, poiché riconoscevano in Lui altra autorità, altro sapere, diversi da quelli degli scribi e dei farisei. Gesù insegnava con fermezza e convinzione, ma nelle sue parole risuonava uno spirito altro rispetto a quello dei professionisti della religione. Si respirava in sua presenza e si sentiva nel suo insegnamento un mistero indecifrabile che intrigava gli ascoltatori. Oggi come ieri, Gesù insegna con autorità unica e il suo Spirito Santo aiuta a interpretare ciò che dice.
Vorrei soffermarmi sullo “spirito impuro”: con le scarse conoscenze mediche dell’epoca si attribuiva a forze oscure ciò che non si era in grado di spiegare. Malattie come epilessia o comportamenti “strani” erano semplicemente attribuiti ai demoni e si cercava di guarirli con complessi rituali di esorcismo. Non sappiamo cosa avesse questo uomo. Ma forse non questo che Marco vuole dirci. Il male è presente nella sinagoga.  La prima purificazione da fare, la prima conversione da praticare è all’interno della Comunità, non fuori.
Il male è presente anche nella Chiesa: la Chiesa è santa non perché è bella e buona ma perché è Dio che la rende santa, nonostante il peccato degli uomini, che spesso grida “vendetta al cospetto di Dio”. La prima conversione è quella nostra: bisogna iniziare da dentro, dal nostro ambiente, da noi.
L’affermazione del credente indemoniato  "Che c’entri con noi, sei venuto per rovinarci!” possiamo attualizzarla per noi che tentiamo di essere Comunità cristiana in questa storia.
Forse è “demoniaca” una fede che tiene il Signore lontano dalla quotidianità, che lo relega nel sacro… Forse è “demoniaca” una fede che vede in Dio un concorrente e che contrappone la piena riuscita della vita e la fede. Forse è “demoniaca” una fede che resta alle parole: il demone riconosce in Gesù il santo di Dio ma non aderisce al suo vangelo.
Ecco tre rischi concreti e misurabili per noi discepoli che frequentiamo la sinagoga: professare la fede in un Dio che non c’entra con la nostra vita, un Dio avversario, un Dio da riconoscere solo a voce.
La Parola accolta ed il Pane spezzato ci fa vivere. La nostre Comunità e ciascuno di noi possano condividere il messaggio del Signore impegnandosi a viverlo quotidianamente.

IV^ domenica del tempo ordinario
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