La Parola
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III^ domenica d'Avvento

Il Vangelo di domenica 14 dicembre 2014

Per alcune settimane lasciamo “provvisoriamente” Marco, per farci accompagnare in questo cammino di Avvento dagli altri evangelisti.
In questa terza tappa, siamo invitati ad “entrare” nel mistero di Dio da Giovanni, “il quarto” evangelista.
Una piccola premessa: la liturgia di questa III^ domenica di Avvento è caratterizzata dall’invito a “gioire nel Signore” (cfr. 1^ lettura, versetto 10); questo motivo imprime a questa domenica la caratteristica che le ha valso la denominazione “gaudete”: in molte Comunità il colore dei paramenti riprende il “rosaceo”, una variazione cromatica che corrisponde proprio all’attesa aurorale che connota l’Avvento.
Insieme alla parola “gioia”, l’altra parola chiave di lettura è “Luce”.
Chi è Giovanni? Chi è Gesù? Probabilmente i versetti di oggi, sono da legare al capitolo 8,12 quando Gesù di se stesso esclamerà “Io sono la luce del mondo”; Giovanni, seppur importante, è e rimane solo colui che rende testimonianza alla Luce.
Tutto il testo giovanneo di oggi ci dice che Giovanni il Battista è un testimone, un testimone autentico. Egli non ha alcuna intenzione di riempire la scena, di fare la primadonna.
La prima cosa che si esige da un testimone è la sincerità, e Giovanni è sincero, fino in fondo. Fino al punto da accettare, disarmato, le domande più impertinenti: «Chi sei? Cosa dici di te stesso? Perché dunque battezzi se tu non sei né il Cristo, né Elia, né il profeta?». Un altro, al suo posto, avrebbe mostrato una certa irritazione davanti a questa pretesa di sapere tutto, davanti a questa sorta di violenza che obbliga il profeta ad uscire allo scoperto, a definirsi, a dichiararsi. Giovanni, no. Accetta queste domande e vi risponde con una sincerità che è disarmante.
Non è il Cristo, il Messia. Non è quell’Elia che tutti attendevano. Non è il profeta desiderato. È solo una voce, una voce che grida ed invita a preparare la strada al Signore, perché sta arrivando. Giovanni, dunque, è una sentinella che lancia l’avvertimento: volete forse correre il rischio di perdere l’appuntamento con Dio che passa? Giovanni è uno che ha il compito di ridestare gli animi, di preparare i cuori. Un compito che “svolge” anche per noi, oggi, discepoli del III millennio! Riesco a cogliere nel mio vissuto i segni della presenza di Dio? Presi da tantissime cose, a quali devo dare la giusta priorità?
Due possono essere le conseguenze di questa nostra riflessione.
La prima. Riconoscere in Gesù la luce significa accoglierlo come colui che può illuminare tutta la nostra vita: le cose facciamo, le relazioni che viviamo, le stanchezze che sopportiamo, i nostri piccoli e grandi fallimenti (=peccato).
La seconda. Riscoprirsi testimoni nel nostro quotidiano non significa semplicemente essere presente o partecipare da spettatore ad un avvenimento, significa prendervi parte da di dentro, con la propria vita, comprendendo e rivelandone il senso.
La riflessione di questa settimana vogliamo concluderla con Papa Francesco: «La gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù. Coloro che si lasciano salvare da Lui sono liberati dal peccato, dalla tristezza, dal vuoto interiore, dall’isolamento. Con Gesù Cristo sempre nasce e rinasce la gioia» (Evangelii Gaudium, n.1).
Il testimone della gioia è colui con la sua stessa vita annuncia la bellezza della sua fede e che si rallegra nel compiacersi di aver reso gioioso qualcun altro. E noi? Come siamo testimoni del Signore?

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