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Gesù nascerà da Maria

Il vangelo della domenica - Una comunità in ascolto di Matteo

Parole chiave: Vangelo (138), Matteo (8)

Mt 1, 18-24
Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. Però, mentre stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati». Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa “Dio con noi”. Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa.
***
Il vangelo di Matteo si apre con una genealogia, secondo un modello tipico dell’Antico Testamento, ben noto ai cristiani di origine ebraica, cui si rivolge l’autore.
La storia d’Israele viene ricapitolata in tre cicli di quattordici generazioni (14 è il valore numerico del nome Davide): ci sono nomi di antichi re e di personaggi oscuri, ma il titolo di «figlio di Davide» non indica nobiltà di sangue, tanto più che si tratta dell’ascendenza di Giuseppe, padre di Gesù legale, non di sangue.
Dio sceglie, per continuare la storia della salvezza, personaggi non scontati, figli cadetti, esuli, spesso peccatori. Compaiono, fatto insolito per una genealogia biblica, quattro donne, Tamar, Racab, Rut e Betsabea (moglie di Urìa): tutte si aggrappano con tenacia o astuzia alla storia della salvezza, e ricevono una promessa di eternità per la loro discendenza, eppure sono «straniere», segnate da relazioni e generazioni per qualche verso irregolari, che culminano nell’inspiegabile generazione da parte di Maria, la sola col verbo al passivo, il cosiddetto «passivo teologico», che sottolinea l’intervento gratuito di Dio. Gesù è l’irregolare per eccellenza, che assume in sé tutta la storia umana, con i suoi peccati, e la redime con la forza della sua resurrezione.
Possiamo sentirci parte di quella storia fatta di speranze e cadute, che Gesù è venuto a riscattare, perché il nome che Gli sarà dato per ordine di Dio significa «Yahvé salva», e infatti «salverà il suo popolo dai suoi peccati». E non solo il popolo d’Israele, perché in Gesù, come «figlio di Abramo», ma anche di donne straniere, «saranno benedette tutte le famiglie della terra» (Gen 12,3).
Il racconto dell’annuncio e della nascita di Gesù è centrato sulla figura di Giuseppe, più che su quella di Maria, cui Luca presta maggiore attenzione. Per Matteo è Giuseppe, con la sua ascendenza, che collega Gesù alla storia ebraica della salvezza, cui è venuto a dare compimento. In Lui si adempie la promessa fatta da Dio nel profeta Isaia: la nascita di un figlio che sarà l’Emmanuele, Dio che abita in mezzo agli uomini, vita intimamente una col Padre, cui ogni cristiano è chiamato a restare unito.

da "Una comunità in ascolto di Matteo"

© Voce Isontina 2021 - Riproduzione riservata
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