La Parola
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Cristo Re

Il commento al Vangelo di domenica 23 novembre 2015

A conclusione dell’anno liturgico, la Chiesa celebra la festa di Cristo Re. Celebra cioè Cristo risorto ed asceso al cielo che dal Padre ha ricevuto ogni potere in cielo e in terra e che estende, così, la sua signoria sull’intero universo.
Il testo che la Liturgia ci propone lo troviamo nel Quarto Vangelo: Giovanni dedica i i capitoli 18-19 alla passione di Gesù. Il tema-guida è quello della regalità. In questa scena, in particolare, Gesù si dichiara Re della Verità.
Iniziamo con una domanda: in che senso Gesù è Re? È Re perché non solo è scelto e inviato da Dio (come Davide), ma perché è lui stesso il Figlio di Dio. È Re perché non si impone con la violenza e il sopruso, ma con la forza dell’amore: "Beati i miti perché avranno in eredità la terra" (Mt 5,5). Proprio per questo sarà anche giudice: proprio perché ha donato tutto se stesso può chiedere a noi molto. A volte farebbe più comodo avere un re che schiaccia la libertà e impone con la violenza il suo volere, perché di fronte a una tale situazione è giustificata la ribellione, ma di fronte a Gesù, mite e umile di cuore, la ribellione è disarmata in partenza, si è conquistati dall’amore e a colui che ha donato tutto se stesso non si può che rispondere donando tutto, accogliendolo senza riserve.
Colpisce, poi, in seconda battuta, il dialogo/confronto tra Gesù e Pilato. Probabilmente per il procuratore romano è un dialogo come altri all’inizio: interroga Gesù per dovere, chissà, forse, per correttezza ma probabilmente non si aspetta nulla da questo interrogatorio, se non la conferma di ciò che già pensa del suo scomodo imputato.
Potremmo fermarci un istante e chiederci se anche il nostro incontro con Cristo è semplicemente un dovere o un mettere a posto la coscienza o, invece, una continua ricerca in Lui di un rapporto vero, profondo, autentico.
In questo incontro è probabile che Pilato intuisca qualcosa ma, poi, non ha la forza di continuare. Ha paura ad andare avanti e, come se si fermasse sull’uscio della porta ma qualcosa gli impedisse di entrare. La Fede in Cristo è un continuo approfondire; non c’è meta o traguardo. È necessario, però, avere il coraggio di osare, di andare "oltre" e di non fermarsi.
il versetto 37 ci aiuta a comprendere il significato della regalità di Gesù. Infatti qui si esplicita la missione stessa del Signore: "per questo sono nato, per rendere testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce".
Come per Pilato anche per noi nasce sposate la domanda: che cos’è la verità?. Quando Ponzio Pilato chiese a Gesù: "Cos’è la verità?" Gesù rimase in silenzio. Gesù rimase in silenzio non perché la verità non esiste, ma perché la verità è tanto vasta da essere indefinibile. La verità è immensa, enorme e non può essere confinata in una parola, non può essere ridotta al linguaggio. Esiste. Riprendendo Silvano Fausti, "Pilato è chiamato, come tutti, ad uscire dalla menzogna ed ascoltare la voce di colui che è verità. Gesù è il pastore, il Pastore buono bello: viene a liberare le sue pecore, chiamandole per nome".
Nel Pane che spezziamo chiediamo la capacità di superare le difficoltà della nostra vita e , soprattuto, possiamo riscoprire che solo in Cristo, via, verità e vita, c’è la vera salvezza.

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