La Parola

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Gen 3,9-15.20; Ef 1,3-6.11-12; Lc 1,26-38

Con questa Domenica inizia per tutta la comunità dei credenti il tempo di grazia dell’Avvento

"Aspetto la risurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà”. Ogni Domenica concludiamo la nostra professione di fede con queste parole che dovrebbero esprimere non solo una delle convinzioni più profonde del nostro credo ma dovrebbero illuminare anche il nostro modo di vivere.

Memoria e gratitudine sono realtà profondamente radicate nella fede ebraica dei padri, fare memoria e rendere grazie rappresentano elementi caratteristici della religione giudaica e trovano nel mistero pasquale il loro compimento ultimo e definitivo.

Poveri e ricchi, sfruttati e sfruttatori, onesti e disonesti di fronte al giudizio di Dio. È il tema di cui ci parla oggi la Parola di Dio.

Se due domeniche fa la parola di Dio ci indicava la via della conversione del cuore nell’accettazione del fuoco portato da Gesù; e se domenica scorsa ci veniva indicata la necessità di passare attraverso “la porta stretta” della rinuncia ad essere “operatori di ingiustizia”, oggi ci viene indicata un’altra caratteristica fondamentale dell’essere cristiani: l’umiltà.

Cosa conta di più nella vita dell’uomo e dà senso alla sua esistenza? In che cosa consiste la vera saggezza umana su cui fondare il proprio stile di vita?

Gn 18,1-10; Col 1,24-28; Lc 10,38-42