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Solstizio d’inverno: la crisi delle nostre abitudini

"Importante è affrontarne una lettura che faccia emergere quello che vi è di positivo, che funzioni cioè da vaglio, da setaccio che separa il chicco dalla pula, l’autentico dall’inutile, il progetto dalle chiacchere"

Solstizio d’inverno: la crisi delle nostre abitudini

Appuntamento mancato, per la nostra regione, quello che speravamo di poter ammirare stasera al tramonto nel giorno del solstizio d’inverno.
Ma il cielo coperto ed una leggera pioggerellina ci hanno nascosto la visione di quella che i giornali hanno presentato come la "Cometa di Natale". In realtà si tratta di un fenomeno astronomico raro, dato dall’allineamento di due pianeti, Giove e Saturno, che appaiono come fusi in un unico punto luminosissimo. Ci potremo rifare (speriamo) nei prossimi giorni...la "Grande Congiunzione 2020"sarà visibile per tutto dicembre.
Quello che non ci aspettavamo, invece, è l’arrivo, o piuttosto la conferma scientifica, dagli accertamenti resi noti oggi, del diffondersi in Europa e qui da noi della variante inglese del Covid19.
Già nelle prime fasi della pandemia, i ricercatori avevano insistito nell’avvertirci che il virus cambia per sopravvivere e non solo nel salto di specie dall’animale all’uomo, ma continuamente. Per farvi fronte abbiamo capito che sono confermate le misure del distanziamento fisico, della mascherina portata correttamente, dell’igiene delle mani. Il virus cambia e noi pure. Di fatto esso  "scava la piaga più dolorosa nella lenta e implacabile deformazione impressa nelle nostre abitudini" dice Ezio Mauro su La Repubblica. Una autorevole voce in più che segnala il salto definitivo dai nostri precedenti comportamenti sociali a quelli nuovi, che non potranno essere solo provvisori, come ci piacerebbe.
Per ora aggiunge il giornalista Alessio Balbi "l’unico antidoto per conquistare da soli ogni giorno un pezzo di futuro è ricordarsi che siamo una comunità, di cui ognuno è responsabile".
Papa Francesco, nel discorso di lunedì scorso alla Curia Romana, sottolinea che nel Natale della pandemia, della crisi sanitaria, economica e sociale sperimentiamo una situazione di incertezza che è di tutto e di tutti. Importante è affrontarne una lettura che faccia emergere quello che vi è di positivo, che funzioni cioè da vaglio, da setaccio che separa il chicco dalla pula,l’autentico dall’inutile, il progetto dalle chiacchere. Nella ricerca di uno spiraglio di speranza, attorno al quale puntare per intraprendere un cammino di rinascita.
Perchè a Natale festeggiamo una Nascita e da esso ri-nasciamo.

© Voce Isontina 2021 - Riproduzione riservata
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