L'Elzeviro
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Pronti ? … e allora Via!

Stiamo per uscire dal "tempo sospeso" in cui abbiamo vissuto un secondo confinamento nel giro di un anno e ci avviamo verso un nuovo mondo,che pone al primo posto la tecnologia e il richiamo pressante alla produttività

Parole chiave: Elzeviro (9), riapertura (13), lockdown (6)
Pronti ? … e allora Via!

Penultimo fine settimana di aprile, nell’attesa conferenza stampa il Presidente del Consiglio annuncia un allentamento delle restrizioni, cosicché la zona gialla si aprirà già dal 26 aprile, e colorerà la maggior parte delle regioni.
Con il Ministro della Salute  Speranza al suo fianco, Draghi afferma che si è deciso di correre "Un rischio ragionato, un rischio fondato sui dati che sono in miglioramento", ed è così che il Governo intende rispondere "al disagio di categorie e giovani" presentando un graduale percorso sulle riaperture, dalla scuola in presenza alle attività commerciali, ai teatri e cinema, alle palestre, stabilendo chi e come e quando riaprirà... E dopo "l’eterna (e chiassosa) battaglia delle riaperture" (Bruno Manfellotto) partono opposte reazioni.
Le decisioni governative sono accolte da parte di alcuni con una certa sorpresa e disappunto "perché i dati odierni raccontano di un miglioramento che fa ben sperare, ma bisogna consolidare i numeri. Per decidere non sarebbe stato meglio attendere il 30 aprile, data già stabilita in precedenza?" (Sottosegretario Sileri) e "Avrei aspettato ancora prima di riaprire" (Guido Rasi, consulente del generale Figliuolo); al contrario da parte di altri la decisione è stata accolta con un "Finalmente, l’avete capito che ci dobbiamo muovere!"
Per contro e comunque non si può sminuire la portata di dati oggettivi,riportati  dal  bollettino dello stesso 16 aprile: nel Paese ci sono stati nelle ultime 24 ore ancora 429 morti, 15.943 nuovi contagi, gli ospedali permangono in grande difficoltà per l’occupazione dei letti in terapia intensiva e in reparti ordinari ...le vaccinazioni procedono a rilento sia per la discontinuità nelle forniture di vaccino sia per le interruzioni e le riprese riguardo la "sicurezza" di questo o quel preparato...
Alle obiezioni Mario Draghi risponde: "Se saranno osservati i comportamenti, il rispetto dei distanziamenti, l’indossare le mascherine, è molto piccola,molto bassa la probabilità che si debba tornare indietro sulle aperture".
Siamo sicuri? Abbiamo imparato dall’esperienza della pandemia che la sicurezza risponde a troppi parametri prima di definirsi certezza. Così proviamo un sottile disagio permeato di incertezza, che ritroviamo in questi versi della poetessa Vivian Lamarque: "Se sul treno ti siedi/ al contrario, con la testa/girata di là, vedi meno/la vita che viene, vedi/ meglio la vita che va".
Ora stiamo per uscire dal "tempo sospeso" in cui abbiamo vissuto un secondo confinamento nel giro di un anno e ci avviamo verso un nuovo mondo,che pone al primo posto la tecnologia e il richiamo pressante alla produttività. Sull’Osservatore Romano del 18 aprile,lo scrittore Marco Bracconi mette in guardia sul rischio che prevalga un’idea di ricostruzione che identifica l’identità sociale della persona con la sua produttività: "Sappiamo che al carico di povertà, precarietà ed ingiustizia scaturito dal lockdown si aggiungeranno altri shock capaci di coinvolgere ceti finora ritenuti più al sicuro dall’impoverimento materiale, ma che vivono con insofferenza l’irrigidirsi di un modello di relazioni che sistematicamente smaterializza i luoghi di partecipazione sociale".
Si riferisce ai 50/60 enni, che "Già delusi dall’erosione di senso del discorso politico e di quello dell’informazione hanno il sospetto che l’ideologia dell’innovazione non sappia offrire vere risposte alle domande di socialità ed emancipazione rimaste inevase ...e, sentendosi residuali, sono tentati dal disimpegno". Ma interrompere il ponte intergenerazionale significa perdere la memoria, troncare le radici, perciò, conclude Bracconi "Dobbiamo pensare ad un modello di futuro in cui ciò che vogliamo trattenere sia centrale almeno quanto ciò che dobbiamo modificare,perché nessuna innovazione è possibile se a promuoverla non è una società dove le generazioni continuano a comunicare".

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